GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA

Un bimbo, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo (*)

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Il 20 novembre del 1989 venne approvata la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (https://www.internationalwebpost.org/contents/20_NOVEMBRE:_GIORNATA_MONDIALE_DELL%E2%80%99INFANZIA_19977.html#.Y3e2iXbMKUl).

Ancora oggi, però, troppi bambini vedono negati i loro diritti ad assistenza sanitaria, nutrizione, istruzione e protezione adeguati.

In Italia sono quasi 1 milione e 400 mila i minori in povertà assoluta e sono "poveri anche di salute". Le bambine, i bambini e gli adolescenti colpiti dalle disuguaglianze socioeconomiche, educative e territoriali, "ne subiscono l’impatto anche sulla salute e il benessere psico-fisico", denuncia Save The Children.

Eppure l’obiettivo nº 10 dell’Agenda 2030, «Ridurre le disuguaglianze» - che resta ancora una proclamazione d’intenti - impone agli Stati di «potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, status economico o altro».

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Perché ciascuno, per la propria parte, assuma una più realistica consapevolezza del problema rinvio a quanto ebbi a scrivere lo scorso anno (https://www.internationalwebpost.org/contents/DIRITTI_DELL%E2%80%99INFANZIA_E_DELL%E2%80%99ADOLESCENZA_NELLA_GIORNATA_MONDIALE_ANCHE_POVERI_E_DISABILI_20017.html#.Y3e0k3bMKUk). Mi limito oggi a compendiare l’affermazione di Malala Yousafzai (* nota) dedicando questa giornata a tutti proponendo due libri ad alta leggibilità, due di quelli che “fanno bene” soprattutto a chi dei bambini deve prendersi cura.

cms_28352/2_1668922084.jpgll mio Afghanistan, di Gholam Najafi, la meridiana, 2022

E’ un libro in simboli perché possa essere letto anche da chi ha difficoltà cognitive, comunicative o linguistiche, ossia da chi resterebbe altrimenti escluso.

Il mio Afghanistan di Gholam Najafi è infatti un racconto estremamente forte, duro e attuale che consente al lettore di conoscere da vicino una storia apparentemente incredibile ma di fatto più comune di quel che si potrebbe pensare, che gli fa incontrare comportamenti e sentimenti umani innanzi ai quali è difficile restare impassibili e che lo mette di fronte alla storia e al presente di una realtà sì distante dalla nostra ma al contempo molto citata nei notiziari e nei dibattiti pubblici e strettamente legata alla politica del nostro paese e del mondo intero. Il libro racconta, in particolare, il lunghissimo viaggio che l’autore ha fatto, partendo da solo all’età di dieci anni, per scappare dall’Afghanistan dopo la morte di suo padre. Attraverso tappe estenuanti in Pakistan, in Iran, in Turchia e in Grecia, il ragazzo riesce infine ad approdare in Italia, dove trova dapprima una comunità accogliente per minori e poi una famiglia che gli dona fiducia gratuita e amore: condizioni, queste, che unite a una straordinaria forza di volontà e un grande impegno, lo portano a diplomarsi e costruirsi una nuova vita. Il racconto si chiude con lo struggente viaggio di ritorno che l’autore fa nella sua terra nel tentativo disperato di ritrovare la madre e il fratello o perlomeno di avere notizie su di loro. Il suo sarà, tuttavia, un viaggio privo di risposte ma piuttosto denso di nuove domande, a cui il lettore è portato a partecipare con grande intensità, come a narrarlo fosse una persona cara.

Emozionante e durissimo, Il mio Afghanistan racconta una storia che per orecchie occidentali suona quasi difficile a credersi e che invece, [...], ci costringe ad aprire gli occhi su verità scomode e realissime. Per questo conoscerle e condividerle è di fondamentale importanza e per questo il fatto che un libro come Il mio Afghanistan sia reso disponibile anche in una versione accessibile è una notizia quantomai felice. Oltretutto, la scelta di pubblicare il libro anche in simboli è nata proprio su suggerimento dell’autore che ha riconosciuto in questo tipo di libro uno strumento utile e prezioso del quale si sarebbe volentieri avvalso, appena arrivato in Italia, quando la sua conoscenza della nostra lingua era praticamente nulla: un aspetto, questo, tutt’altro che trascurabile perché mette in luce il forte valore che i racconti supportati dall’uso di simboli possono avere al di fuori di situazioni strettamente legate alla disabilità.

cms_28352/3.jpgIl bambino con le scarpe rotte, di Rosa Cambara, Edizioni Gruppo Abele, 2018

E’ un libro ad alta accessibilità. Il protagonista di questa storia di nome fa Dario ma quasi nessuno dei suoi compagni lo chiama così. Per tutti è “il bambino con le scarpe rotte”: appellativo sprezzante che ne sottolinea la condizione di indigenza e ne ferisce profondamente i sentimenti. Dario però non reagisce alle prese in giro, tende a tenere un basso profilo e a incassare i colpi senza dare grandi soddisfazioni ai suoi tormentatori. Un giorno però Bob e la sua gang si avvicinano minacciosi e fanno per togliere la sedia su cui Dario è seduto e questi, in uno scatto di rabbia, spinge via con forza il compagno facendogli battere la testa. Spaventato dalla sua stessa reazione e dal dolore causato a Bob, Dario corre via finendo per rompere il suo unico paio di scarpe. Quella che pare una disgrazia, tuttavia, apre per il bambino delle possibilità nuove: Dario scopre infatti di poter correre molto veloce, da scalzo, e proprio una gara a piedi nudi gli offrirà la chance di riappacificarsi con Bob. “Tutto si aggiusta”, dice con dolcezza la mamma di Dario, in una chiosa che non ha certo a che vedere con le sole scarpe.

Racconto di altri tempi, capace di portare a galla una piaga tutt’altro che scomparsa come la povertà, Il bambino con le scarpe rotte si presenta come un albo ad alta leggibilità, grazie all’impiego del font Easyreading e di una serie di caratteristiche tipografiche come la maggiore spaziatura tra le parole, le lettere e le righe o la sbandieratura a destra: tratti che lo rendono particolarmente fruibile anche in caso di dislessia. Da non sottovalutare, in questo senso, anche la scelta di proporre la storia in forma di albo: la combinazione di testi snelli e immagini protagoniste a tutta pagine costituisce, infatti, un incentivo significativo alla lettura da parte di bambini della scuola elementare – cui frequentemente si propongono solo racconti con poche immagini – anche con difficoltà legate ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

*(L’affermazione è di Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice – aveva solo 17 anni - di un Premio Nobel. La motivazione del Comitato per il Nobel norvegese è stata: “per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione)

Antonella Giordano

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