GIOVANI E SOCIAL

Alla ricerca di attenzione e approvazione sociale

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cms_28443/1.jpgSempre più social e sempre più attenti a come apparire. È in estrema sintesi il risultato di una ricerca dell’Università di Cassino che ha cercato di fare luce sulla vita digitale di oltre 2000 ragazzi con un’età compresa tra gli 11 e i 13 anni. Nonostante l’età giovanissima e il limite di età fissato per legge a 14 anni per accedere alle piattaforme di condivisione, l’88% degli intervistati ha dichiarato di usare con una certa regolarità i social network, una percentuale che poi tocca l’apice, il 100%, se il discorso cade sui 13enni. Il campione ha espresso anche una preferenza sulle piattaforme social maggiormente usate, ovvero oltre il 50% ha dichiarato che usa per più di due ore WhatsApp assieme a TikTok. A ruota seguono tutte le altre: Instagram e Youtube su tutte. Un dato è balzato all’occhio per ciò che riguarda l’uso dei social, cioè che Facebook abbia orami dismesso il suo ruolo egemone e che Twitter non sia abbastanza attrattivo per il pubblico dei più giovani, mentre emergono nuove realtà come Twitch. La ricerca ha analizzato anche come sono gestiti i profili dei giovanissimi, riscontrando che non solo ben 4 su 10 hanno un profilo pubblico (con tutti i rischi del caso), ma che inoltre vi sia da parte dei ragazzi un forte investimento nella costruzione di un corpo “idealizzato”.

cms_28443/2_1669511464.jpgInfatti oltre il 50% degli intervistati ha affermato di essere ricorso a modifiche della propria foto prima di renderla pubblica, con una maggiore propensione da parte delle ragazze. I filtri, per esempio, sono una modalità a cui si tende nel momento in cui si vuole correggere una foto soprattutto, così hanno ammesso, per operare cambiamenti nel proprio corpo e dunque avvicinarlo a stereotipi idealizzati. I social diventano strumenti dentro i quali specchiarsi alla ricerca spasmodica dell’immagine migliore di sé stessi da condividere online; la costruzione della propria reputazione si avvale di alcuni trend, come l’approvazione degli altri e il riconoscimento sociale, in cui sono soprattutto le ragazze a subire la pressione maggiore nel rincorrere la facciata migliore da offrire sulle piattaforme. La continua rincorsa a cambiare, modificare, aggiustare il proprio profilo e la propria immagine, rende pertanto passivo l’uso del tempo trascorso sui social: i contenuti vengono lasciati da parte e viene invece privilegiata l’azione di guardare le foto degli altri.

cms_28443/3.jpgLa ricerca riporta dunque all’attenzione un dato da tempo conosciuto che attiene una specifica funzionalità dei social, ovvero il loro utilizzo per finalità reputazionali. Si guardano gli altri alla ricerca di modelli, per creare un’immagine sociale appropriata al proprio benessere. Le piattaforme social sono diventate degli spazi utili per costruirsi una ben definita soggettività, soggettività che facilmente sfocia in un individualismo causato, come ha detto Zoja, da una inflazione della distanza, una smaterializzazione dei corpi, dalla saturazione dello spazio di prossimità da parte di icone più che di persone, un sovraccarico di stimoli che si trasforma in azzeramento dell’emozione. Il mondo descritto da Luigi Zoja è un mondo in cui la quasi totalità delle relazioni umane è ormai mediata dalla tecnica e ogni cosa, tra cui anche l’altro, ci viene presentato e si presenta ai nostri occhi sotto sembianze virtuali e accelerate. La macchina dello spettacolo sempre in azione ci mostra il prossimo ormai decostruito da fattezze umane e integrato in una rete incapace di costruire incontri e lasciare l’utente desolato a rincorrere vanamente un avatar.

Andrea Alessandrino

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