GIUSTIZIA E GIUDICATI (ALIAS GIUSTIZIATI?)

Ad perpetuam rei memoriam

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E’ di questi giorni una proposta di legge per istituire una “Giornata nazionale in favore delle vittime di errori giudiziari”, da fissare 17 giugno, “in memoria del giorno in cui, nel 1983, fu arrestato Enzo Tortora, un emblema del popolo di innocenti oggetto di restrizioni della propria libertà personale, “a discapito delle garanzie dettate in particolare dagli articoli 13 e 27 della Costituzione”.

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Una giornata celebrativa delle vittime degli errori giudiziari era stata invocata anche lo scorso anno –il 18 marzo 2022 - a ridosso del comunicato stampa dell’Unione Camere Penali (in cui si esprimeva favore al testo della proposta di legge, promossa dal movimento radicale e dalla Fondazione Enzo Tortora, già approvata dalla Commissione Giustizia del Senato, per l’istituzione della Giornata Nazionale per le vittime degli errori giudiziari).

Al di là della diacronica, cui va il merito di essere spunto di riflessione, è inerziale una domanda: celebrare le vittime degli errori giudiziari in memoria di un volto noto al pubblico sicuramente è degno di consenso ma si risolve solamente “nella promozione di iniziative di sensibilizzazione de finalizzate alla costruzione, nell’opinione pubblica e nelle giovani generazioni, di una memoria delle vittime degli errori giudiziari”?

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Sull’argomento nell’opinione pubblica di sensibilità ne esiste a iosa. Basta solamente ricevere una mera informativa da parte di autorità fiscale o giudiziaria perché si entri a dir poco nell’inquietudine, stato d’animo ancora più ansiogeno quanto più si è innocenti. La certezza che la questione andrà a risolversi impone sovente di doversi incamminare in iter lunghi e farraginosi facendo affidamento su intermediari la cui qualificazione professionale sarà accertabile solo nello stadio risolutivo, ossia dopo un tempo che nessuna delle parti – giudicanti e giudicati – è mai in grado di preconizzare. Di tutto ciò l’opinione pubblica, ripeto, è consapevole e, aggiungo, terrorizzata. E’ più facile che un ladro di polli resti in balìa di “imprevedibili variabili” per un tempo talmente infinito da giungere alla conclusione di essere un reietto (e potrei fornire aneddoti a chi ha voglia di scrivere thriller) e di rassegnarsi che l’unica giustizia è quella messa in atto dal fantomatico Giovanni Vivaldi impersonato magistralmente da Alberto Sordi nel film capolavoro “Un borghese piccolo piccolo”, tratto dal fortunato omonimo romanzo di Vicenzo Cerami .

In ambito penale, segnatamente, errori giudiziari, ingiusta detenzione e lungaggini processuali sono distorsioni che riguardano in primis il potere di accusa.

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Qualche numero per focalizzare meglio la mostruosità della situazione. Negli ultimi trent’anni i casi di ingiusta detenzione sono stati 29.752. 750 nel 2020 mentre nello stesso anno i casi di errore giudiziario in senso stretto sono stati 16123. 7 solamente nel 2021 “grazie” all’emergenza sanitaria determinata dal Covid-19 che rallentò (scusate ma mentre scrivo che la macchina giudiziaria ha subito rallentamenti solamente in “quell’anno” mi assale un moto di sarcasmo pensando all’ordinaria “efficienza” del sistema). Le Camere Penali fanno sapere che, tra il 1992 e il 2018, sono state più di 27.000 le persone che hanno ottenuto un indennizzo per ingiusta detenzione. Le spese di risarcimento da parte dello Stato, ad oggi, ammontano a circa 740 milioni di euro, 33 dei quali solo per il 2018.

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Un numero esorbitante di errori incide in maniera significativa anche sul costo dell’amministrazione della giustizia che nel 2020 è stato di 43,9 milioni di euro ( Delibera Corte dei Conti, sezione centrale e di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, Equa riparazione per ingiusta detenzione ed errori giudiziari, 16 settembre 2021, n 15/2021/G).

A fronte di quanto sopra ai cittadini, tutti strasensibili al problema per personale esperienza ovvero per cognizione di causa, è doverosa una risposta politica sui rimedi da apportare al sistema, una risposta ineludibile e immediata che sia deterrente degli errori giudiziari e delle lungaggini nel rispetto della dignità umana, oltraggiata e distrutta. Senza menomare la criticità del sistema giudiziario in generale mi permetto di esasperarne i contenuti se ci soffermiamo ancora in ambito penale dove, nei media che riportano la mera notizia, il convenuto assume la denominazione di reo ancor prima della definizione del processo.

Le persone che “impersonano” plasticamente e drammaticamente la figura di coloro che versano in situazioni processuali prevedibilmente lunghe, logoranti, devastanti con una prospettiva magari certa di uscirne, ma dopo molti anni di patimenti, possono non essere volti noti ma poveri cristi con una vita distrutta nei rapporti familiari e professionali. E non si abbia l’ardire di pensare che la riparazione prevista dall’art. 643 c.pp sia veramente tale.

cms_29446/4.jpgLa riparazione, mediante pagamento di una somma di denaro ovvero, tenuto conto delle condizioni dell’avente diritto e della natura del danno, mediante la costituzione di una rendita vitalizia, non ha alcun carattere risarcitorio (lo escluse, illo tempore, la stessaCorte di Cassazione - Cass. Pen., sez. IV, 22 gennaio 2004, n. 2050) ma è piuttosto assimilabile a quelle ipotesi di indennità corrisposte in presenza di attività conformi all’ordinamento che, però, producono un danno meritevole di essere riparato. In altre parole: allo stato la responsabilità statale deriva non dall’illegittimità della sentenza pronunciata dagli organi che amministrano la giustizia, ma dal successivo accertamento della sua erroneità.

E ancora. L’attuale disciplina esclude dal diritto alla riparazione l’obbligo di dimora accompagnata dalla prescrizione di non allontanarsi dalla propria abitazione (non a caso la dottrina più autorevole considera tale misura non meno lesiva dei diritti individuali rispetto agli arresti domiciliari). Veramente aberranteè, ritengo, che i criteri di liquidazione degli indennizzi siano applicati in maniera difforme nei diversi distretti di Corte d’appello. Che ben vengano le giornate celebrative ma se nel contempo si assuma una consapevolezza politica delle problematiche investigative e giudiziarie riformando l’attuale sistema d’accusa anche prevedendo linee guida aggiornate sulla base delle esperienze e delle innovative acquisizioni scientifiche, investendo sui soggetti deputati alla attività investigativa (fornendo loro procedure standardizzate da seguire) e, infine, responsabilizzando gli organi di informazione il cui operare in forma selvaggia e autoreferenziale attenta la verginità cognitiva del giudice inficiando il libero convincimento che deve essere basato esclusivamente sulla valutazione delle prove.

Evoco il contenuto della nozione mirabilmente espresso dal termine «diritto» (ius), derivatoprotoindoeuropeo di “forza vitale, eternità”, connesso al sanscrito yoh (salute), yos (della vita) e ayus (durata della vita) esprime la suggestione della caducità di energia e esistenza. Anche ius reca la stessa suggestione di finitezza del sanscrito: norme (e dunque limitazioni) per la vita e i premi e sanzioni (pene) per chi osserva o infrange le stesse.

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«Giustizia»,dal latino iustitia ( parola a sua volta formata dall’aggettivo iustus e dal suffisso –itia che esprime “la condizione di essere”: iustitia significa “la qualità di essere iustus”. Iustus, derivato da iusin combinazione con il suffisso –tus, esprime “l’essere provvisto di”, in questo caso di ius) sta ad indicare “la condizione di essere provvisti di ius”, ossia uno stato diverso e positivamente additivo in chi lo possiede.

L’iconografia tradizionale occidentale della Giustizia è una donna bendata con una bilancia e una spada. La cecità artificiale e l’uso dello strumento di misura legato all’equilibrio (aequus «uguale» e libra «peso, bilancia») affermano la connotazione di ciò che la giustizia deve essere: temperante ed equa.

Per avere un’applicazione equa della giustizia è necessario equilibrare (letteralmente, dare il giusto peso) le norme nel rispetto delle persone umane alle quali esse si applicano. Mi fermo qui.

Antonella Giordano

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Gianluca

Un articolo molto interessante che abbina l’attualità della situazione ai suoi precedenti senza trascurare una opportuna panoramica sulle radici etimologiche dei termini giuridici, a cui la giustizia dovrebbe ispirarsi, inconciliabili con le cifre spietate della gestione del sistema....
Commento del 11:17 20/02/2023 | Leggi articolo...

Antonella Giordano

Nel mio programma radiofonico Storia & Storie in diretta su Regional Radio martedì 21 febbraio alle ore 12,15 e in replica giovedì 23 febbraio alle ore 17.32 al link: https://www.radio-italiane.it/regional-radio si parlerà di errori giudiziari, ingiusta detenzione e lungaggini processuali. In media sono mille i cittadini innocenti che, ogni anno, finiscono in carcere ingiustamente. Questi numeri testimoniano una distorsione del sistema giudiziario su cui non solo è necessaria una profonda opera di sensibilizzazione dei cittadini, ma anche una dignitosa riflessione politica sui rimedi da apportare per porre un freno a questa problematica. La puntata sarà anche in podcast al link: Storia & Storie: https://www.regionalradio.eu/onair/podcast/storiaestorie/ Vi aspetto. Antonella Giordano...
Commento del 10:43 20/02/2023 | Leggi articolo...



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