GLI “SCHERMI”

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Siamo banali una volta tanto, e partiamo dalle cose ovvie. Che poi, tanto ovvie non sono.

Stiamo bassi una volta tanto, lasciando ad altri il piacere di destreggiarsi in giravolte verbali.

Siamo concreti, una volta tanto, soffermandoci non su ideologie disincarnate ma su realtà nude e crude.

Tanto non siamo tutti geni o angeli. La maggior parte di noi si riconosce tra gli esseri umani normali, che nutrono la mente per capire e vivere e non solo per esclamare un sonoro: "Aaaah!”, senza che questo comporti altre conseguenze.

Gli SCHERMI: noi tutti ne abbiamo almeno uno, da quello del televisore all’immancabile pc, senza dimenticare - ça va sans dire - il telefono cellulare.

Ma quanti di noi hanno mai valutato il fatto che tali schermi possano avere, addirittura, un’accezione spirituale?

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“La parola "schermo" - recita la più conosciuta tra le enciclopedie presenti sul web - proviene da una voce polisemica della lingua longobarda, skirmjan, (che significa riparare, difendere) e che nel linguaggio moderno viene inteso come un oggetto di forma piana e sottile, di ampiezza adeguata, che viene interposto tra due cose.”

Un aspetto prettamente materiale, se non propriamente elettronico. Ma non l’unico.

Ciò che ci "ripara", ciò che ci "difende" può essere ben altra cosa che un oggetto con o senza pixel: può trattarsi di un comportamento, di un’ideologia o, addirittura, di un credo.

Per non parlare poi del rivestimento di carne - il nostro corpo- che include e, nel medesimo tempo si contrappone, a ciò che la maggior parte di noi chiama "anima”. Tutti schermi che ci proteggono dagli altri e, spesso, anche da noi stessi.

Lo sapevano bene i Padri del Deserto - monaci eremiti e anacoreti del IV secolo d.C. - dai quali persino Freud è rimasto affascinato, citando il loro "Detti" (o Apoftegmi), ove si mescolano con grande equilibrio sapienza evangelica ed arguzia umana.

Nessuna fuga, nessun compromesso, nessuna scappatoia spiritualistica o intellettuale. O, per utilizzare un termine moderno, nessun tipo di "zapping" che trasformi l’uomo da essere pensante e razionale in palla impazzita o in bandieruola esposta ad ogni vento di dottrina.

Cultore e promotore di questi eroi senza fronzoli, è padre Anselm Grün, monaco benedettino tedesco, autore di numerosi libri spirituali.

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Anselm Grün, monaco benedettino

Ciò che intendiamo qui per spiritualità, non è disincarnazione o angelismo, ne tantomeno ideologismo politico o religioso ma - forse ciò potrà stupire alcuni - una ritrovata comunione tra umano e divino, tra concreto e ideologico, tra ideali e realtà.

Sappiamo tutti, ormai, che è la dissociazione il vero male dell’uomo: teologia moraleggiante e politica fantascientifica, sono quotidianamente sulle nostre tavole. Di ciò ci nutriamo un giorno sì e l’altro pure e così, alla lunga, ci ammaliamo tutti di "dislivellamento".

Cosa fare allora? Quale medicina adottare?

Lasciando da parte le “medicine da struzzo”, che anziché affrontare il problema alla radice curano soltanto i sintomi, l’unico modo per ritrovare l’equilibrio è quello di abbassare lo sguardo: non sotto la sabbia ma verso se stessi.

I Padri del deserto, infatti, citando padre Grün nel suo libro "Il cielo comincia in te", ci insegnano una "spiritualità dal basso", indicandoci che dobbiamo cominciare da noi e dalle nostre passioni, andando incontro - e non fuggendo - alle nostre zone d’ombra.

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A titolo d’esempio, ecco un interessante estratto del libro:

"Si racconta dell’abate Olimpio di come fosse giunto ad avere familiarità con l’idea di prendere moglie, fino nei minimi particolari. L’abate si plasma una donna con l’argilla, la guarda e dice a se stesso: Ecco, questa è la tua donna, adesso devi lavorare molto per mantenerla. E lui lavorò con grande fatica. Il giorno dopo tornò a rimodellare l’argilla e ne plasmò una figlia, quindi si disse: La tua donna ha partorito, adesso devi lavorare ancora di più per poter dare da mangiare e da vestire a tua figlia. Proseguì in questo modo e alla fine si disse: Se non riesci più a sopportare la fatica, smettila di desiderare una donna."(“Il cielo comincia in te”)

L’abate Olimpio dà quindi spazio al desiderio di dormire con una donna ma, nel medesimo tempo, si confronta anche con la realtà. Da un lato si rapporta senza paura al suo desiderio carnale e dall’altro si plasma una donna con l’argilla e la osserva veramente, passando dalla fantasia alla realtà.

Questo è l’insegnamento di padre Grün, questa la spiritualità dei Padri del Deserto, questa la strada da percorrere per abolire gli schermi: passare dal reality alla realtà.

Simona HeArt

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