GLI AFFARI DI MACRON CON BIN SALMAN: CIFRE SHOCK

È il primo leader occidentale a riprendere rapporti diretti con la famiglia reale saudita

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Nel giorno in cui la presidente dell’Ile de France vince le primarie del suo partito, Les Republicains, sconfiggendo il deputato nizzardo Ciotti, il Presidente della Repubblica francese annuncia un altro passo avanti verso la piena ripresa delle mire neo imperialiste del paese. Francia e Arabia Saudita hanno concordato sabato 4 dicembre di dover fare di più per aiutare la popolazione libanese, e di voler contribuire per risolvere una disputa diplomatica tra Beirut e gli stati del Golfo.

Mentre si trovava in Arabia Saudita per colloqui con il principe ereditario Mohammed bin Salman nell’ambito di un tour dei paesi del Golfo, ha organizzato un incontro telefonico con il neo primo ministro libanese Najib Mikati al fine di stemperare la tensione geopolitica dell’area. Macron ha guidato gli sforzi internazionali per risolvere la crisi politica ed economica in Libano. Ma, nonostante abbia investito gran parte del suo capitale sulla questione per più di un anno, finora non è riuscito a spingere i litigiosi politici del paese a realizzare riforme economiche che sbloccherebbero aiuti esteri vitali. A ottobre, Riyadh ha espulso l’inviato libanese nel regno, ha richiamato il suo ambasciatore a Beirut e ha vietato le importazioni libanesi in seguito alle osservazioni di Kordahi sul ruolo dell’Arabia Saudita nella guerra in Yemen.

Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e il Bahrain hanno adottato misure simili contro il Libano a seguito della mossa saudita.

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Incontrando il principe ereditario, Macron è stato il primo leader occidentale in carica a riprendere rapporti diretti con la famiglia reale saudita dopo le torture e il successivo barbaro omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel 2018, di cui i siti di informazione medio orientali avevano fatto circolare fotografie del cadavere fatto a pezzi e decorticato.

Macron ha affermato di considerare l’Arabia Saudita vitale per aiutare a stringere un accordo di pace a livello regionale con l’Iran, nonché un alleato nella lotta contro i militanti islamisti dal Medio Oriente all’Africa occidentale e un baluardo contro i Fratelli Musulmani.

La Francia è tornata ad essere uno dei principali fornitori di armi dell’Arabia Saudita, ma ha dovuto affrontare crescenti pressioni per rivedere le sue vendite a causa della coalizione guidata dai sauditi che combatte i ribelli Houthi alleati dell’Iran nello Yemen, dove è in corso una delle peggiori e ignorate crisi umanitarie del mondo.
All’arrivo nella città Jeddah, sul Mar Rosso, Macron ha scambiato una calorosa stretta di mano con bin Salman. A latere dei colloqui la spinta politica suprematista della Francia non ha impedito al suo leader di stabilire un contratto record con gli Emirati Arabi Uniti, ai quali sono stati venduti 80 caccia da guerra "Rafale" del gruppo Dassault. I ricavati della vendita ammontano a 17 miliardi di euro, cifra che ha già fatto discutere. Emmanuel Macron lo ha firmato in occasione della sua visita all’Expo 2020 di Dubai. Si tratta dell’ordine più importante ottenuto all’estero per i caccia Rafale da quando sono entrati in commercio, nel 2004. Il presidente francese ha citato l’avvenuto accordo sul proprio account Twitter: “Con gli Emirati Arabi sigliamo oggi la vendita di 80 aerei Rafale e di 12 elicotteri Caracal. Con fiducia, agiamo insieme per la nostra sicurezza”. Il Presidente francese ha comunicato ai giornalisti che questi contratti sono importanti per l’economia e creano posti di lavoro in Francia. "Ciò che è buono per uomini e donne francesi, lo difendo con vigore" ha detto Macron ai giornalisti, respingendo le preoccupazioni degli attivisti sul fatto che le vendite di armi francesi nel Golfo stessero alimentando i conflitti nella regione.

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I primi aerei da guerra francesi saranno consegnati a partire dal 2027, e creerebbero circa 7.000 posti di lavoro.
La visita di Macron arriva in un momento in cui gli stati arabi del Golfo hanno espresso incertezza sull’attenzione degli Stati Uniti sulla regione anche se cercano più armi dal loro alleato chiave per la sicurezza.

Carlo Coppola

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