GLI ALBINI, CANDIDI COME LA NEVE

Vittime di atrocità, razzismo e indifferenza

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Albinismo è una parola derivante dal latino che significa “bianco”, si tratta di un’anomalia genetica che consiste nella parziale o completa carenza di pigmentazione melaninica nella pelle, nell’iride, nei peli e nei capelli. In genere chi viene colpito da questa malattia, presenta disturbi alla vista, non può esporsi al sole ed ha una predisposizione per i tumori alla pelle.

cms_3926/foto_2.jpgHo conosciuto una ragazza albina, ecco cosa mi ha detto:“La bellezza sta nella differenza”… che bello slogan, ma cosa c’è di vero, un bel niente. Mi chiamo Amina, sono albina, ho 18 anni, sembro arrivata da un altro pianeta, sguardi incuriositi, insistenti e risatine accompagnano le mie giornate, convivo perché non ci si abitua mai alla stupidità. Non ho amici, la differenza li spaventa, chi è diverso non è bello questo dice la società in pratica. Sono costretta a vivere in solitudine senza amici di scuola, di gioco, di lavoro, come un fantasma. Gli albini sono stupidi, non vedono la lavagna, si distraggono, sono assenti, ma non tutti sanno che basterebbe farli sedere vicino la lavagna. La diversità non è accettata anzi è rigettata. Amo profondamente il sole e il mare, li evito, ma non mi arrendo, io sogno di correre al sole in riva al mare o in un campo fiorito, sogno una società che sia un mosaico colorato dove ci sia spazio per tutti i colori.

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Se osservo le foglie, nessuna è uguale all’altra, ma vivono tutte attaccate all’albero e volano leggiadre al vento ed è tutto naturale. La natura ha le sue leggi e tutti i suoi elementi la rispettano, gli esseri umani non rispettano i loro simili. Charles Evans Hughes dice: “Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi”. Nel mondo tutti vivono nel loro abisso personale. Ci sono tante sofferenze al cui confronto la mia non è niente e parlo degli albini in Tanzania…

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Li chiamano teste sbucciate, fantasmi, demoni. In alcune zone dell’Africa nascere albini è una condanna e il rischio è la morte. Vengono catturati e utilizzati per riti di stregoneria tribale. Le parti del corpo di un albino si trovano sulle bancarelle dei mercati clandestini, vengono indossati come amuleti, scacciano il malocchio, portano fortuna e salute. C’è chi pensa che ingerire pozioni contenenti parti del corpo degli albini possa portare ricchezza. Le donne albine, guariscono dall’AIDS e per questo vengono stuprate e contagiate, male su male. Possono guarire le malattie degli altri, ma non la loro. A scuola, al lavoro o negli autobus è meglio stare lontani dagli albini potrebbero contagiarti.Tutte queste dicerie si diffondono, si susseguono, si moltiplicano e si tramandano. La stessa Onu ha segnalato un aumento degli attacchi anche in altri paesi africani, tra cui Malawi e Burundi. In quelle zone gli albini circolano muniti di cellulari, fornito in dono dallo Stato con cui chiamare la Polizia in caso di emergenza.

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Secondo un rapporto della Croce Rossa e dell’organizzazione Under the Same Sun, che insieme lottano da anni per difendere i diritti e la tutela degli albini, si evince che gli stregoni arrivano a pagare fino a 75 mila dollari per il corpo di un albino. Solo il 2% degli albini africani sopravvive fino alla soglia dei 40 anni. La Tanzania, nel 2015 ha imposto un divieto di stregoneria, proprio per fermare questo commercio disumano. Gli albini oltre a soffrire fisicamente per la mancanza vistosa di pigmentazione in tutto il corpo,in Africa rischiano la vita e nei nostri paesi per così dire civil,i vivono nell’indifferenza e nell’ostilità.

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Amos Oz, scrittore israeliano dice: “una storia, più parla di un piccolo mondo, più è universale”. Incuriosito, vuole rendersi conto se tutto quello che sente sugli albini in Tanzania è vero. Gira in lungo e largo, visita centri di accoglienza, ospedali e scopre situazioni oltre l’immaginazione e dice: “Avevo visto tante cose orrende in giro per il mondo, ma niente di così atroce, gli albini in Africa sono perseguitati, mutilati e uccisi. Questo fenomeno è una sorta di olocausto perpetuo che affonda le radici nella mentalità comune africana e nell’indifferenza Occidentale”. Amina, conclude il suo racconto così: Tutto il mondo è paese, questo fenomeno non è solo africano, in Africa la questione è più visibile, ma non è l’unico continente dove gli albini sono perseguitati.

Tina Camardelli

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