GLI ITALIANI E LE RIVOLUZIONI

SIAMO UN POPOLO DI POETI, SANTI, NAVIGATORI MA PIUTTOSTO PIGRI.

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cms_967/pe.jpgStiamo attraversando un momento difficile. Era il 1994 quando Silvio Berlusconi, promise 1.000.000 di posti di lavoro, a distanza di vent’anni la sua previsione profetica si è avverata, ma al contrario. Notizia fresca fresca. Luglio 2014 l’Italia ha perso esattamente 1.000.000 di posti di lavoro.

cms_967/fallitalia2.jpgFrattanto l’Europa ci sta massacrando, la disoccupazione giovanile aumenta di ora in ora, le tasse, la benzina, i bolli e le accise prosciugano di giorno in giorno le tasche degli Italiani. I prezzi dei prodotti alimentari tendono a salire quotidianamente, le offerte dei supermercati altro non sono che specchietti per le allodole, i ticket del pronto soccorso sono levitati in funzione della decisionalità dell’operatore sanitario che stabilisce se sei un codice verde, giallo o rosso.

cms_967/spesa-sanitaria-22.jpgComunque le richieste di pagamento vanno dai 25 ai 48 euro per prestazione e la povera gente continua a percepire pensioni che non superano i 500 euro. E’ inutile ricordarvi che “ lor signori”, alla faccia dei “nostri” pronto soccorso super affollati, godono di un’assistenza sanitaria specialistica, in loco 24 h su 24, a costo zero, per loro! Una domanda sorge spontanea. Come mai gli Italiani oltre che mugugnare, lamentarsi e piangersi addosso non scendono in piazza così come hanno fatto molti altri paesi? Secondo un mio personale punto di vista il popolo “italiota” non trova nemmeno la forza di ribellarsi, di contestare e di dimostrare la propria rabbia. Mentre i libri di storia riportano le varie rivoluzioni russe, americane o francesi, se non ricordo male, era il 1848, anche in Italia vi fu una vera e propria rivoluzione. Ma andiamo per gradi. La rivoluzione americana durò dal 1763 al 1783 per ben vent’anni, mentre la rivoluzione Francese durò dal 1788 al 1799; oltre dieci anni di lotta, con serie ripercussioni sino a metà dell’ottocento. Questo momento storico Francese segnò la fine dell’assolutismo e l’inizio di un epoca nella quale la borghesia divenne finalmente la classe dominante.

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In Italia, al contrario, il periodo rivoluzionario, fu abbastanza breve. Ricordo perfettamente le “cinque giornate” di Milano che durarono solamente dal 18 al 22 marzo del 1848. Altra rivoluzione Italiana, ricordata nei libri di storia, risale al secolo scorso ed è stata segnata come “le quattro giornate di Napoli”. Dal 27 al 30 settembre del lontano 1943, Napoli, bersaglio dichiarato da tutti gli eserciti, sia dai nazisti che dagli alleati, trovò la forza di ribellarsi, di scendere in piazza e dimostrare tutto il proprio disagio.

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Quanto detto e scritto non voleva essere, per nessuna ragione, una lezione di storia ma una semplice ed irriverente polemica. Mi auguro solamente che, se vi fosse, in Italia una “prossima rivoluzione” possa durare almeno qualche giorno in più. Quanto basterebbe per non farci parlare dietro.

il Grillo Parlante

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