GLI OGGETTI MISTERIOSI

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4 settembre 1460. Il Re Ferdinando I D’Aragona diede una pergamena agli abitanti di Cava dè Tirreni, oggi in provincia di Salerno, consegnandola nelle mani del primo cittadino. Un dono fatto per contraccambiare l’aiuto ricevuto durante una battaglia contro i sostenitori della famiglia D’Angiò, i cui esiti sembravano a sfavore degli aragonesi. Ma questa pergamena aveva una particolarità, in quanto era completamente bianca, fatta eccezione per il sigillo reale in ceralacca impressovi sopra, e la firma autografa del Re. E su di essa, questa la decisione del regnante, i cittadini avrebbero dovuto scrivere quanto desideravano, ovviamente dopo aver riflettuto e ponderato bene su cosa richiedere, perché poi avrebbero visti esauditi i propri desideri. Ma da parte della cittadinanza non venne mai scritto nulla, ed il re Ferdinando, colpito dal gesto, esonerò la città dal pagamento di tasse e gabelle, oltre a concedere l’uso della corona reale nello stemma cittadino.

cms_6682/2.jpgLa cosiddetta Pergamena dei Desideri a tutt’oggi è ancora immacolata ed integra, e, durante una rievocazione storica denominata Disfida dei Trombolieri, viene consegnata come premio simbolico al vincitore della competizione. Un oggetto non magico nel senso stretto del termine, ma ammantato di leggenda, di speranza, e perciò conservato come una preziosa reliquia. Risalendo la penisola si arriva a Sestino, in provincia di Arezzo. Qui, presso l’Antiquarium Nazionale, sono conservati diversi oggetti e reperti, risalenti a diverse epoche, tutti molto interessanti, anche se l’oggetto più particolare e misterioso non è esposto e mostrato solo su richiesta. Si tratta di un uovo, un normalissimo uovo di gallina, sul cui guscio è incisa una eclissi solare. A prima vista si potrebbe pensare all’opera dell’uomo, ma in realtà sembra si tratti di un fenomeno naturale, per quanto anomalo. L’uovo venne ritrovato da un contadino nel proprio pollaio la mattina successiva ad una eclissi solare. Il caso è stato ovviamente studiato, e tra le varie ipotesi suggerite, la più plausibile sembra quella afferente alla capacità psicosomatica degli esseri viventi, gli animali in particolare, in grado di conservare le ansie e le paure per poi riproporle nei modi che la natura consente loro. Procedendo in direzione del mare Adriatico, si raggiunge Matelica, in provincia di Macerata, nelle Marche, dove, all’interno del Museo Civico Archeologico è conservato un oggetto di cui ancora non sono noti alcuni aspetti. Si tratta di una sfera marmorea di colore bianco, lucida, pesante circa 35 kilogrammi. Sopra reca incise linee, lettere dell’alfabeto greco, e 13 fori di piccole dimensioni.

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Viene chiamato Globo di Matelica, ed è stato rinvenuto nel 1985 durante alcuni lavori per la ristrutturazione del Palazzo Pretorio, un edificio del XIII secolo, costruito dove un tempo sorgeva il Foro, ossia il luogo deputato dai romani allo svolgimento di attività politiche ed amministrative. L’oggetto in questione, risalente forse al I secolo d.C. è stato realizzato con un marmo proveniente dalla Turchia, i cui cristalli all’interno risplendono se esposti alla luce. La circonferenza della sfera è di 93 centimetri ed il diametro di 29,6. Una incisione divide la sfera a metà, esattamente come se si trattasse di una rappresentazione dell’equatore, ma ovviamente non è possibile in quanto all’epoca in cui venne realizzata non era nota la forma del nostro pianeta. Vi sono poi una serie di circonferenze che hanno portato alla verifica di una corrispondenza tra Matelica ed il centro delle circonferenze stesse, come se in qualche modo la sfera fosse stata realizzata per essere portata in quella città, ed ancora vi sono incise delle parole in greco antico, e lettere dell’alfabeto greco sono situate accanto ai 13 fori presenti. Attualmente, al di la delle speculazioni meno scientifiche, gli studiosi sono concordi nell’affermare che questo oggetto era funzionale all’effettuazione di calcoli astronomici, matematici, per la misurazione del tempo ed anche come calendario. Ma permangono i dubbi su chi lo abbia realizzato, sul perché assomigli alla terra così come è attualmente conosciuta, e si trovi a Matelica, certamente non un centro tra i più importanti dell’epoca. L’Italia è ricca di reperti storici ed archeologici, ma anche di manufatti particolari, dall’origine ignota e dalle funzioni solo ipotizzate. Cercheremo di scovarli insieme.

Paolo Varese

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