GLI SMARTPHONE PIU’ PERICOLOSI

Nuovi dati sulle emissioni di radiazioni

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Un recente studio condotto da Imcoresearch con i dati del Bundesamt für Strahlenschutz (Ufficio Federale per la Protezione dalle Radiazioni), ha messo in luce grosse differenze nei livelli di radiazioni emessi dai dispositivi mobili attualmente sul mercato.

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Il parametro fondamentale, usato per comprendere al meglio le radiazioni emesse dai device in commercio, è il SAR, cioè il tasso di assorbimento specifico. Questo tasso riflette la quantità di elettromagnetismo che viene assorbito dal corpo umano durante l’uso di questi dispositivi ed è considerato una scoperta importantissima per far sì che i consumatori siano consapevoli degli eventuali danni alla propria salute prima dell’acquisto di nuovi smartphone.

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Queste informazioni, pubblicate negli ultimi mesi, sono frutto di una raccolta dati che ha interessato molti modelli di smartphone attualmente in circolazione. L’analisi ha generato una classifica dei 20 smartphone con il più alto tasso di radiazioni che vede, al primo posto, il Motorola Edge 30 Pro che ha un indice SAR di 2,25 W/kg per la testa e 3,37 W/kg per il corpo. Segue, al secondo posto, lo Xiaomi 13 Pro con 2,05 W/kg per la testa e 3,03 W/kg per il corpo. Al terzo posto c’è il OnePlus 11 Pro con 1,97 W/kg per la testa e 2,95 W/kg per il corpo.

Correlazione tra vendite e valori SAR

Non sembra esserci una correlazione diretta tra il volume delle venditee i valori SAR. Il Motorola Edge 30 Pro, il più alto per emissioni rilevati, ha un prezzo di mercato di 900 euro, e 0,5 nel volume di vendita. Lo Xiaomi 13 Pro, il secondo in classifica, ha un prezzo di 1100 euro e 2,0 milioni di unità vendute (nonostante l’alto tasso SAR). Questo significa, molto probabilmente, che i consumatori potrebbero non essere informati su questo particolare dato o non essere molto preoccupati dallo stesso al momento dell’acquisto.

Il valore SAR, è bene evidenziarlo, sebbene sia stato definito secondo standard rigorosi da laboratorio, è suscettibile, durante l’uso quotidiano, di variazioni. Questo significa che, ad esempio, l’energia che viene assorbita dal corpo è molto più ampia quando il dispositivo è vicino all’orecchio durante una telefonata. Questo parametro, quindi, cambia sicuramente in base al modello specifico di smartphone ma anche per le condizioni ambientali e per la posizione in cui si trova il sensore di misurazione.

I 20 smartphone con gli indici SAR più bassi

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L’analisi ha individuato i 20 smartphone con i valori SAR più bassi. Al primo posto troviamo lo ZTE Blade V10, con 0,13 W/kg per la testa e 0,22 W/kg per il corpo. Al secondo posto abbiamo il Samsung Galaxy Note 10+ con 0,19 W/kg testa e 0,28 W/kg corpo. Al terzo posto abbiamo il Samsung Galaxy Note 10 con 0,21 W/kg testa e 0,29 W/kg corpo. Questi dispositivi, che hanno prezzi più bassi ma, in alcuni casi, sono meno conosciuti, possono essere un’opzione interessante per coloro che sono più sensibili alla propria salute. L’analisi, dunque, tende a rimarcare che i device con emissioni minori non sono né più costosi, né più popolari. La scelta del proprio smartphone, infatti, ricade su estetica, fotocamera, memoria, popolarità e altro.

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In sintesi, nonostante il valore SAR sia un indicatore significativo per la salute non è l’unico criterio di scelta per il proprio cellulare. Design, costo e funzionalità sono centrali nella decisione di acquisto. Si faccia, comunque, in modo di adottare misure precauzionali per ridurre l’esposizione alle radiazioni. Si può utilizzare spesso il vivavoce o le cuffiette per mantenere il dispositivo lontano dal corpo. Questo permette, nonostante il dibattito scientifico non abbia trovato corrispondenze tra radiazioni e tumori, di avere una strategia più prudente che è sempre la migliore strada da seguire per coloro che sono più attenti a questo tipo di informazioni.

Evidenze scientifiche

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È importante notare che non esiste un consenso scientifico unanime sui rischi per la salute associati all’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato le radiazioni non ionizzanti, come quelle emesse dagli smartphone, come "possibili cancerogeni per l’uomo". Tuttavia, altre organizzazioni, come l’Istituto Superiore di Sanità italiano, hanno concluso che non ci sono prove sufficienti per affermare che le radiazioni elettromagnetiche emesse dagli smartphone causino il cancro.

È anche importante notare che i valori SAR sono solo una misura della quantità di radiazioni elettromagnetiche assorbite dal corpo. Altri fattori, come la frequenza e la durata dell’esposizione, possono influire sui rischi per la salute.

Francesco Leccese

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