GLI USA: «NICOLAS MADURO È UN NARCOTRAFFICANTE»

Messa una taglia di 15 milioni di dollari per la sua cattura; ma siamo sicuri che sia una cosa lecita?

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Il dipartimento di Stato Usa offre sino a 15 milioni di dollari per informazioni utili all’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro, che diventano 55 se si sommano i premi per le informazioni riguardo quelli che sarebbero i suoi complici. Il presidente del Venezuela è stato incriminato negli Usa insieme ad altri membri della sua amministrazione, con accuse di traffico di droga dopo un’inchiesta delle autorità federali a Washington, New York e in Florida. Da essa, risulterebbe che il Governo Maduro avrebbe cospirato con i ribelli colombiani per “riempire gli Stati Uniti di cocaina”: in cifre, secondo le indagini si tratterebbe di un movimento di 30 milioni di dosi letali. Inoltre, gli USA sarebbero intenzionati, secondo la CNN, ad indicare il Venezuela come Stato patrocinatore del terrorismo. Se da una parte non si vuole mettere in dubbio che le autorità USA avranno avuto le loro buone ragioni per muovere delle accuse di tal peso, c’è da dire che l’eventuale arresto di Maduro non sarebbe assolutamente una mossa corretta.

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Non si tratta di difendere il presidente venezuelano, ma il diritto internazionale parla chiaro in tal senso: è prevista infatti l’immunità internazionale per i Capi di Stato in carica. Ergo, gli Stati Uniti si macchierebbero di una violazione del diritto internazionale nel momento in cui commettessero detto atto. Non che da parte loro questa sia una novità! Si potrebbe a questo obiettare che gli Stati Uniti non riconoscono Maduro come Presidente del Venezuela, e ritengono che sia Guaidò a ricoprire detta carica. Tuttavia, l’obiezione dev’essere respinta, in quanto l’immunità di un Capo di Stato non si valuta a seconda di qual è il governo riconosciuto da parte di un altro Paese, bensì dal principio di effettività: se un Governo esercita effettivamente le proprie funzioni, esso è effettivo, e sottoposto ai relativi diritti e doveri internazionali. Al netto dei grossi contrasti presenti in Venezuela, degli scontri e dell’instabilità attuale, Maduro effettivamente esercita le proprie funzioni. Il principio di effettività andrebbe considerato a maggior ragione in questo caso, dove non vi è concordia a livello internazionale su quale sia il governo da riconoscere in Venezuela.

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Maduro è indubbiamente un oppressore, un uomo condannabile moralmente, ed anche un pessimo presidente che oltre a negare la libertà al popolo venezuelano lo ha anche ridotto alla fame. Sostenere Juan Guaidò con ogni mezzo lecito è senz’altro la cosa giusta da fare. Tuttavia, in questo specifico caso, gli Stati Uniti sono pesantemente in torto. Essere la principale potenza economica mondiale non dovrebbe significare essere al di sopra della legge e fare ciò che si vuole, arrecandosi il diritto di decidere chi può governare il proprio Paese e chi no. Gli Stati Uniti, purtroppo, sono stati storicamente sordi su questo, sin dai tempi della Cortina di Ferro, quando di fatto impedivano ai Partiti Comunisti dell’Europa dell’Ovest di entrare in coalizioni di governo, per non parlare poi di Cuba, e più recentemente della Bolivia, dove gli USA hanno supportato un vero e proprio golpe contro Evo Morales. Sia chiaro: chi vi scrive non è sicuramente favorevole al comunismo, ma ritiene fondamentale il principio di autodeterminazione dei popoli. Nicolas Maduro è molto probabilmente un criminale, ma esiste una legge internazionale, e gli Stati Uniti la stanno violando per l’ennesima volta.

Giulio Negri

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