GOOGLE E FACEBOOK ACCUSATI DI COLLUSIONE

Zuckerberg replica “Sono accuse infondate”

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Dopo i vari malfunzionamenti dei giorni scorsi, ecco spuntare una nuova accusa ai danni di Google. Infatti, come riportato dal Financial Times, il procuratore generale del Texas Ken Paxton ha avviato un’azione antitrust nei confronti del Colosso dell’informazione accusandolo di aver abusato della sua posizione dominante nel settore delle ricerche sul web e di collusione con Facebook per mettere fuori gioco la concorrenza manipolando il mercato delle pubblicità online. Va però detto che già da anni il mercato delle pubblicità online è controllato dalle due piattaforme californiane, una collaborazione tra le due quindi potrebbe soltanto rafforzare un già solido mercato. Il procuratore Paxton inoltre nella denuncia avrebbe riportato che siccome Google vende strumenti sia agli acquirenti che ai venditori di pubblicità, questo renderebbe l’azienda “il lanciatore, il battitore e l’arbitro allo stesso tempo” (parafrasando il baseball).

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Google avrebbe usato Amp (la sua piattaforma di ottimizzazione dei siti per mobile) prima per chiudere i suoi concorrenti dalle piattaforme pubblicitarie concorrenti; Amp infatti li bloccherebbe almeno in parte, ma i siti sono incoraggiati a usare Amp per fare funzionare meglio i siti e farli indicizzare sullo stesso motore di ricerca di Google. In questo modo avrebbe anche trasferito la dominanza sul mercato search per costruirne una sul mercato pubblicitario. Facebook per ora non ha ancora commentato la notizia mentre Google ha contestato l’accusa affermando “Le affermazioni del Procuratore Generale Paxton sulle tecnologie pubblicitarie sono infondate, nonostante ciò lo stesso Procuratore ha proceduto con le accuse, ignorando i fatti.

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Abbiamo investito in servizi di “ad tech” all’avanguardia che aiutano le aziende e creano benefici per i consumatori. I prezzi degli annunci digitali sono diminuiti nell’ultimo decennio e, con loro, anche le tariffe ad tech stanno calando. Le tariffe ad tech di Google sono inferiori alla media nel settore. Questi sono i tratti distintivi di un settore altamente competitivo. Ci difenderemo con determinazione in tribunale dalle accuse infondate mosse dal Procuratore Generale”. Infine, la decisione degli stati repubblicani di lanciare una propria azione legale anziché includere anche gli stati a guida democratica, che erano parimenti coinvolti nella costruzione del caso, sembrerebbe indicare la volontà politica di guadagnare le luci dei riflettori nelle ultime settimane dell’amministrazione Trump per azioni di rilievo contro Big Tech.

Francesco Maria Tiberio

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