GOOGLE SHOWCASE ARRIVA ANCHE IN ITALIA

Google firma un accordo sulla remunerazione dei contenuti

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Google ha firmato in Italia nuovi accordi di licenza con una serie di editori, che comprenderebbero sia testate di portata internazionale che locale, tra cui il Sole 24 ore, Libero, il Fatto Quotidiano, CityNews, Varese web, ecc... Un grande nuovo passo avanti sulla strada della remunerazione dei contenuti giornalistici da parte di Big G, grazie all’utilizzio di News Showcase: una vetrina con l’obiettivo di “potenziare” l’attuale Google News, offrendo nuove funzioni e benefici sia al lettore che all’editore. Infatti alla fine dello scorso anno, il Colosso di Mountain Wiew aveva annunciato che avrebbe messo a disposizione 1 miliardo di dollari in tre anni destinati a incentivare a cedere la licenza di utilizzo di contenuti di qualità. Google ha inoltre spiegato: “News Showcase permetterà agli editori di rafforzare la propria relazione con i lettori e trarre beneficio dall’aumento di traffico verso il proprio sito. Nelle prossime settimane, quando il servizio verrà reso disponibile in Italia, gli editori potranno per esempio curare le proprie schede di News Showcase per offrire maggiore contesto intorno a una notizia, e indirizzare i lettori verso l’articolo completo sul proprio sito o app”.

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Ma che vantaggi ci saranno per i lettori? Uno tra i migliori vantaggi riguarda la possibilità di accedere ai contenuti “premium” di un giornale che normalmente sarebbero accessibili solo tramite abbonamento. Infatti allo stato attuale delle cose, non è raro trovare tra i primi risultati di Google News articoli dai titoli accattivanti che, una volta aperti, richiedono un abbonamento al giornale in questione per visualizzarli. Per venire in contro ad ambo le parti, Google ha quindi annunciato: “Come parte del nostro accordo di licenza con gli editori, offriremo anche la possibilità ai lettori di accedere a contenuti selezionati dietro paywall. Questo sistema permetterà di conoscere meglio il lavoro di una redazione e approfondire una notizia, permettendo all’editore di incoraggiare la sottoscrizione di un abbonamento”.

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A livello globale Big G invia ogni mese ai siti di notizie circa 24 miliardi di click, che permettono agli editori di aumentare i loro ricavi tramite annunci personalizzati. Ma come funzionano quest’ultimi? Quando si accede ad un sito per la prima volta, comparirà un pop-up che spiegherà che quel sito ed i suoi affiliati utilizzano i cosiddetti “Cookies” per fornire, gestire e migliorare gli annunci in base ai contenuti visualizzati. I Cookies non sono altro che una specie di “gettone” virtuale per archiviare e successivamente recuperare informazioni a lungo termine. Essi sono stati spesso oggetto di critiche e discussioni sulla privacy, oltre ad essere potenzialmente vittima di attacchi informatici. I Cookies di profilazione non sono gli unici ad esistere, ma ne esistono di svariati tipi: da quelli essenziali, per permettere di effettuare il login ad un determinato sito o mettere e togliere prodotti da un carrello della spesa virtuale, a quelli di localizzazione, o ancora quelli per la gestione e ottimizzazione di un sito. Infine, molti browser moderni, come Firefox, permettono all’utente di gestire a priori quali cookie accettare e quali no.

Francesco Maria Tiberio

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