GRAZIE AL GRANDE FRATELLO FISCALE...I “LADRI D’APPARTAMENTO” RINGRAZIANO.

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Quanto sto per descrivervi potrebbe sembrare la sinossi della sceneggiatura di un film noir, al contrario si tratta della puntuale descrizione della nostra attuale situazione politica-economica. Lo Stato ci chiede di sapere come spendiamo i nostri soldi e non ci spiegherà mai come sperpera i nostri. Ci sarebbe da vergognarsene.Il nostro governo continua a sventolare notizie che proclamano la fine della crisi, la diminuzione delle tasse e della disoccupazione in cambio di sempre maggiori sacrifici degli Italiani medi. Sacrifici, questi ultimi, che lor signori, non hanno alcuna voglia di applicare a se stessi.

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Alcuni esempi: “Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) si è rifiutato esibire i propri bilanci alle sezioni centrali di controllo della Corte dei conti. Il C.S.M. A suo dire ritiene e ribadisce una “autonomia” gestionale delle spese per il proprio funzionamento.” Per dirla papale papale la magistratura si considera autonoma e incontrollabile alla faccia della trasparenza.

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Al contrario, entro fine marzo c.a., l’occhio del grande fratello fiscale, conoscerà nei minimi particolari ogni nostro movimento bancario; dall’uso della nostra carta di credito al numero degli assegni staccati, dalla nostra giacenza media bancaria al numero delle volte che accederemo alla cassetta di sicurezza. Carissimi Italiani che siate imprenditori, artigiani, impiegati o pensionati, più che monitorati sarete “controllati e spiati”alla stregua dei trafficanti internazionali di valuta o di droga. Due pesi e due misure!

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Se ne deduce che dopo le continue rapine subite nei propri appartamenti saremo costretti a non avere in casa nemmeno un oggettino d’oro per paura che i ladri possano portarli via. Pertanto l’uso delle cassette di sicurezza bancarie risulterà una necessità per noi ed un monitoraggio per l’agenzia delle entrate. Spesso accade che urge ritirare dalla cassetta di sicurezza una collanina, un anellino o le fedi nuziali che finiranno immancabilmente nei negozietti dei compro oro. A questo punto l’agenzia delle entrate, qualora si dovesse passare dalla banca più volte al mese, ti iscriverebbe nell’albo nero dei presunti evasori, richiedendoti spiegazioni che dovrai dare personalmente recandoti nei loro uffici. Alla faccia della privacy. Diversamente, fidarsi di tenere in casa i ricordi di una vita, sarebbero un facile bottino per i ladri d’appartamento che ringraziano caldamente. Una democrazia, la nostra, che nulla ha a che invidiare alla peggiore delle dittature.

cms_3599/foto_5.jpgMalauguratamente dovessi entrare nella schiera dei segnalati dall’agenzia delle entrate che passa il tuo nominativo ad equitalia, tienti pronto a risultare debitore di cifre presunte, dalle quali non ne esci vivo per nessuna ragione al mondo.Questa tecnica vale solamente per noi poveri e ignari Italiani di serie B che se non dovessimo pagare quanto da lor signori presunto, vedremmo levitare il debito in maniera esponenziale. Grazie alla solerzia degli ineffabili dirigenti- funzionari, ci ritroveremmo sul groppone more e interessi da capogiro. Contestare non serve a nulla. I su citati funzionari sono davvero convinti di essere infallibili, indiscutibili e ineccepibili.

cms_3599/foto_6.jpgAl contrario, i “veri grandi evasori” riusciranno sempre e in maniera inspiegabile e inequivocabile a “concordare” il dovuto patteggiando cifre irrisorie o in percentuale molto più basse. (leggi: cantanti importanti, sportivi, gestori di slot machine, gerenti di bet-point o politici che hanno rubato alle casse pubbliche e che, comunque sono riusciti sempre a farla franca). Facciamo qualche esempio? I nomi li conoscete benissimo ed io mi risparmierei qualche denuncia nel rispetto...della privacy. Pensate che i vertici di equitalia l’hanno fatta pagare persino al colonnello della g.d.f. U. Rapetto, “reo” di aver scoperto evasioni fiscali pari a 98 miliardi di euro finita a tarallucci e vino. Personalmente, se facessi qualche nome, non avendo le spalle protette da alcuno, rischierei di passare gli ultimi anni della mia vita nelle patrie galere.

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Se un imprenditore onesto e creditore dallo Stato facesse affidamento sul pagamento di quanto dovuto per lavori effettuati potrebbe attendere invano per mesi o addirittura per anni. Se lo stesso versasse l’inps con un solo giorno di ritardo, si ritroverebbe invischiato in una situazione che non solo gli costerebbe la segnalazione al D.U.R.C. (documento unico di regolarità contributiva) ma rischierebbe la cancellazione dall’albo fornitori oltre la segnalazione al centro rischi. Prima di chiudere vi racconto quanto ho ascoltato poche ore fa. Un arzillo vecchietto mentre guardava davanti ad un’edicola le prime pagine dei giornali, borbottava ripetendo:”...per lo meno, durante il periodo fascista, il “puzzone” ci chiedeva di donare alla Patria le fedi in oro ma, quantomeno, ce ne restituiva una similare in ferro...”

il Grillo Parlante

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