Germania: incendio presso l’Ex Parlamento della DDR.

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Correva l’anno 1453 quando il Principe elettore Federico II di Brandeburgo, detto Dente di Ferro, ordinò la costruzione di quello che sarebbe divenuto uno dei più maestosi e importanti castelli della storia tedesca, il Berliner Stadtschloss. Col passare dei secoli il maestoso fortino sarebbe stato ampliato sempre di più venendo arricchito con le opere dei più importanti artisti dell’epoca e imponendosi progressivamente come l’emblema della potenza e del vigore germanico: a partire dal XVIII secolo esso divenne la residenza dei Re di Prussia e lo stesso accadde in seguito con gli imperatori di Germania, un’usanza che non si sarebbe interrotta se non dopo la fine della prima guerra mondiale quando il “Deutsches Heer” venne sostituito da un nuovo Governo socialdemocratico. Nel novembre del 1918 proprio dai balconi di quello stesso Berliner Stadtschloss che per secoli aveva costituito il cuore dell’aristocrazia locale un giovane avvocato tedesco, Karl Liebknecht proclamò la nascita della cosiddetta lega di Spartaco un’organizzazione marxista rivoluzionaria con l’intento di trasformare la Germania in una nazione filosovietica; l’intento venne ben presto stroncato e nel giro di due mesi Liebknecht venne arrestato, torturato e ucciso dalle forze di polizia, è tuttavia assai curioso notare come a distanza di anni in un certo senso il sogno dell’avvocato sarebbe divenuto realtà grazie alla nascita della Repubblica Democratica tedesca e che il monumentale castello berlinese (nel frattempo sopravvissuto perfino ai bombardamenti della seconda guerra mondiale) sarebbe passato nelle mani del regime comunista tedesco-orientale.

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Naturalmente per i vertici della DDR sarebbe stato assai improbabile conservare un monumento così intrinsecamente legato alle tanto osteggiate forme di governo del Passato, di conseguenza la maggioranza dell’edificio venne abbattuta e al suo posto venne ricavata un’ampia area (la Marx-Engles Platz) destinata dapprima alle manifestazioni di massa e in seguito, a partire dal 1976, al cosiddetto Palazzo della Repubblica, il luogo deputato ad ospitare le riunioni del parlamento unicamerale tedesco-orientale. È tuttavia interessante notare come, pur in un quadro di profondo rinnovamento, l’ala del palazzo dove ormai molti decenni prima Liebknecht aveva pronunciato il proprio storico discorso venne non solo gelosamente conservata ma perfino annessa ad un ulteriore complesso architettonico, lo Staatsratsgebaude, l’edificio del consiglio di Stato.

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Oggi, a distanza di anni molte cose sono cambiate dai tempi i cui il luogo in questione era il centro politico della Germania Orientale: il Parlamento è stato chiuso negli anni 90 a causa della riscontrata emissione di fibre di amianto cancerogene ed è oggi stato abbattuto; il consiglio di Stato venne convertito in una scuola di management mentre la Marx-Engels Platz, con la caduta del comunismo, è stata ribattezzata “SchloBplatz” (piazza del Castello”) un nome tutt’altro che casuale se consideriamo che a partire dal 2008 sono iniziati i lavori per una ricostruzione il più fedele possibile dell’antico castello brandeburghese. Il progetto, concepito dall’architetto italiano Franco Stella, prevede tra le altre cose la creazione all’interno dell’edificio di una biblioteca centrale, di un museo Etnologico e l’organizzazione di svariati eventi artistici e culturali.

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Il costo totale dei lavori dovrebbe ammontare intorno ai 600 milioni di Euro e inizialmente l’inaugurazione è stata prevista per l’autunno del 2020, benché una serie d’imprevisti potrebbe forse mettere a rischio tale scadenza. Nella giornata di mercoledì infatti, un incendio divampato in un vicino locale dove si trovavano due cisterne per la fusione del bitume ha coinvolto anche il cantiere del Castello ferendo una persona e infuriando per diverse ore prima che i vigili del fuoco riuscissero a domarlo.

Al momento non conosciamo l’entità dei danni che tale incidente potrebbe aver provocato al complesso architettonico né se quest’evento potrà avere delle ripercussioni sul progetto in essere o sulle tempistiche dello stesso, tutto ciò che possiamo fare è augurarci che il popolo berlinese possa riavere presto quello che è a tutti gli effetti non solo un simbolo della propria storia e della propria cultura ma anche, indirettamente, delle vicissitudini occorse negli ultimi decenni.

Gianmatteo Ercolino

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