Gualtieri: "recovery plan chance irripetibile, no a spese e sprechi"

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Gualtieri: "recovery plan chance irripetibile, no a spese e sprechi"

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Il recovery fund è "un’occasione irripetibile" per segnare un cambio di marcia del paese: no assalti alla diligenza, no a "sprechi", no a "microprogetti" che rischiano di disperdere le risorse in rivoli improduttivi, via libera bensì agli "investimenti" per una crescita duratura e sostenibile. Il messaggio del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, nel corso dell’audizione davanti le commissioni Bilancio riunite sul recovery fund, torna ancora una volta sulla chance per cambiare il paese rappresentata dal piano Next Generation Eu.

’’Per l’Italia si tratta di una occasione irripetibile per uscire da un lungo periodo di stagnazione e dalla crisi senza precedenti che stiamo attraversando a causa della pandemia", scandisce Gualtieri, sottolineando la necessità di "tornare allo sviluppo e all’innovazione per investire sul futuro per dare ai giovani nuove opportunità di lavoro e per vivere in un Paese più avanzato, più equo, più rispettoso dell’ambiente’’.

"Non è esagerato definire" il Recovery plan "un punto di svolta - insiste - non solo per il rilancio dell’economia, in chiave di sostenibilità ambientale, sociale, innovazione e competitività, ma per lo stesso processo di integrazione europea’’.

Non un assegno in bianco, le risorse del maxi-fondo che solo per l’Italia stanzia circa 209 miliardi (su un totale di 750 mld complessivi) ma esborsi costantemente monitorati dalla Commissione e condizionati agli obiettivi preposti. Pena lo stop del finanziamento. ’’Ora dobbiamo essere all’altezza dell’occasione da tutti i punti di vista. Innanzitutto nel gestire al meglio la fase di ulteriore riapertura del Paese e di gestione dell’epidemia e delle sue conseguenze economiche e finché la crisi della pandemia non sarà superata. In secondo luogo utilizzare al meglio le risorse del programma di Recovery Fund’’, afferma Gualtieri.

E aggiunge il titolare del Mef: ’’il supporto europeo è destinato a sostenere pacchetti di investimenti e riforme, non può consistere in una ondata di spesa corrente o di tagli di imposta che non siano sostenibili nel tempo. E invece devono rappresentare e determinare quel pacchetto di maggiori investimenti pubblici, come il rilancio dell’istruzione, formazione, ricerca, infrastrutture, di sostegno agli investimenti privati, soprattutto in innovazione e sostenibilità’’.

Un messaggio che esclude tagli fiscali finanziati con le risorse europee ma apre a investimenti che abbiano un effetto leva sulla crescita creando i presupposti per ridurre le tasse. Tagli delle tasse che, come indicato in varie sedi dallo stesso ministro, potrebbero anche autofinanziarsi con la lotta all’evasione o lo sfoltimento delle tax expenditure. Sul recovery plan nazionale invece l’obiettivo di finanziare iniziative coerenti e produttivi: "non faremo centinaia di microprogetti ma pochi grandi progetti - chiarisce Gualtieri- a loro volta questi saranno anche collegati da una logica a missione, quello che conta non è la logica burocratica del singolo progetto ma l’obiettivo complessivo che si vuole raggiungere che richiede poi un intreccio di investimenti, riforme, policy".

Quanto all’impatto sui conti pubblici, al momento soggetti alla ’moratoria’ Ue sul Patto di Stabilità vista l’emergenza Covid, il ministro ha spiegato che "è ragionevole ritenere che i grants non faranno deficit aggiuntivo" e che "il governo intende utilizzare i grants per conseguire un incremento di investimenti nel periodo 2021-2026". Ad ogni modo la zavorra dell’alto debito, al di là dello stop ai vincoli Ue, resta un onere pesante per il paese ma dal prossimo anno il governo punta ad avviare un percorso di abbattimento anche sulla scia del circolo virtuoso che innescherebbe il binomio ’investimenti-crescita.

"Confermo l’intendimento di conseguire una significativa discesa del rapporto debito/pil non solo nel primo anno di recupero dell’economia che auspichiamo sia il ’21: questa discesa vogliamo che continui anche negli anni successivi onde rientrare gradualmente sui livelli pre-pandemici e nel lungo termine conseguire una ulteriore riduzione". Intanto oggi, secondo i dati della Banca d’Italia, lo stock del debito ha segnato un nuovo record, raggiungendo a luglio quota 2.560,5 miliardi, in aumento di 29,9 miliardi rispetto al mese precedente.

Redazione

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