Guardia di finanza negli uffici di Taranto e Milano dell’ArcelorMittal

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In seguito all’esposto presentato dai commissari dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria, sono stati disposti una serie di interventi volti a indagare l’integrità dell’azienda franco-indiana ArcelorMittal, in merito ad alcune ipotesi di reato. Come riportato da La Repubblica, “L’azienda conferma la presenza della guardia di finanza negli uffici di Milano e nello stabilimento di Taranto e sta collaborando, fornendo tutte le informazioni richieste”.

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L’ArcelorMittal, colosso industriale mondiale operante nel settore dell’acciaio, ha firmato un contratto d’affitto preliminare all’acquisto dell’ex Ilva. Quest’ultima, uno dei più importanti impianti di lavorazione dell’acciaio a livello europeo, è nota per aver innescato una serie di dispute interne al paese, riguardanti la sopravvivenza del centro siderurgico stesso. Celebri, infatti, i devastanti effetti dell’attività di produzione e trasformazione dell’acciaio sulla salute dei cittadini di Taranto, i quali a stretto contatto con le polveri nocive generate dall’impianto hanno contratto negli anni una percentuale incisivamente maggiore di gravi malattie e patologie. L’ArcelorMittal, a seguito della firma del contratto, si è impegnata a rispettare una serie di obblighi tra cui l’acquisto effettivo dell’impianto, la messa in atto di operazioni di bonifica e la promessa di garantire lavoro a tutti gli operatori dell’azienda. Tuttavia, a causa della cancellazione dello scudo penale, effetto del Decreto Crescita del governo giallo-verde, l’ArcelorMittal ha acquisito il diritto di recedere dal contratto. L’impresa franco-indiana non si è fatta di certo sfuggire l’occasione per prendere in pugno la situazione e dettare nuovi termini di contratto, mettendo così non poco in difficoltà l’attuale governo, già alle prese con le sfide dell’opinione pubblica. Considerate le critiche circostanze, il colosso industriale ha infine optato per una richiesta ufficiale di recesso dal contratto.

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L’ArcelorMittal deve vedersela, però, con le varie ipotesi di reato avanzate nei suoi confronti: la guardia di finanza, su delega della procura di Taranto, sta acquisendo l’intera documentazione concernente movimento di merci, ordini e stato di manutenzione degli impianti, per via della presunta condotta illecita dell’azienda franco indiana, accusata di “distruzione di mezzi di produzione” e “appropriazione indebita”. A Milano, il pubblico ministero sta ascoltando alcuni dirigenti sulla questione del magazzino di materie prime del valore di 500 milioni di euro, progressivamente svuotato dall’ArcelorMittal. Le indagini, pertanto, puntano ad accertare se sia stata illegalmente imbastita una crisi pilotata.

Elena Indraccolo

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