Handimatica, quando la tecnologia è al servizio dell’uomo

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Sono le tecnologie, i dispositivi mobili (e non), le piattaforme multimediali e di condivisione a doversi adattare alle persone o siamo noi a dover imparare a sfruttare le opportunità che ci vengono offerte dalle incessanti innovazioni che il mercato ci propone? Negli ultimi dieci anni, solo per limitarci a questo breve periodo di tempo, abbiamo assistito come spettatori avidi e compiacenti alla nascita ed evoluzione di un numero enorme di tecnologie, sotto forma di dispositivi mobili e applicazioni in grado di permetterci di avere accesso a volumi sconfinati di informazioni, molte volte un accesso motivato da aspetti e finalità distrattive e ludiche.

cms_7575/2p.jpgA fronte di questo panorama altamente tecnologico e con un presente ricco di diponibilità di crescita aperto (quasi) a tutti, vi sono numeri e cifre che impongono una riflessione su un mondo iperconnesso: gli oltre 4 milioni di persone, pari al 6,7% della popolazione, affetti da disabilità in Italia. Numeri impressionanti e destinati a crescere, secondo le stime del Censis) di cui però l’opinione pubblica stenta a percepire la portata.
Una mostra-convegno, HANDImatica, promossa da Fondazione ASPHI, sarà proprio per far conoscere la problematica, dedicata alle tecnologie digitali al servizio della disabilità, e si svolgerà a Bologna dal 30 novembre al 2 dicembre prossimi. L’evento sarà organizzato all’interno di un istituto scolastico, l’Aldini Valeriani, una scelta consapevole in modo da rivolgersi direttamente a un pubblico giovani. Saranno ospiti dell’evento, rivolto alle persone con disabilità, alle loro famiglie e agli insegnanti, aziende, produttori e distributori specializzati che presenteranno le ultime novità tecnologiche in tema di lotta e sostegno alla disabilità. Handimatica vuole essere un’occasione tangibile di come le tecnologie possano incidere in maniera positiva sulla qualità della vita anche dei meno fortunati, promuovendo azioni di inclusione e integrazione sociale di persone affette da disabilità nel lavoro, nella scuola e in ogni contesto sociale attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali.

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Nell’era della robotica e dell’overdose comunicativa, le tecnologie possono diventare dei facilitatori in classe e nelle scuole. Fondazione Asphi ha per esempio introdotto nell’istituto Aldini Valeriani-Sirani di Bologna, TjBot, , il primo robot ideato dagli ingegneri IBM e progettato per interagire in classe con insegnanti e studenti per affiancarli e stimolarli nell’apprendimento. Si tratta di un esperimento didattico unico nel suo genere, anche perché saranno gli stessi studenti della scuola a costruire e programmare nei prossimi mesi i “fratelli” del robot-compagno di classe, con l’aiuto degli insegnanti e delle stampanti 3D in dotazione nei laboratori dell’istituto.

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Il tema della robotica sarà centrale in una serie di incontri che verteranno su temi come utilizzarla per migliorare le capacità di relazione e linguaggio degli studenti con disabilità cognitive, fino all’autismo, a come i robot possono facilitare il supporto e l’empowerment delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, l’utilizzo della realtà aumentata a scuola, le innovazioni tecnologiche a supporto delle disabilità nate dal basso, sviluppate da start up o dalle stesse scuole e famiglie, l’utilizzo del digitale nella terza età per bisogni emergenti quali il mantenimento di una longevità attiva, la gestione della fragilità e non-autosufficienza. Sono lontani i tempi della concorrenza uomo-macchina, opinione condivisa è che oggi sia fondamentale trovare un accordo con le infrastrutture tecnologiche e non andarle contro. Rimane inteso che comunque sia, l’elemento umano rimanga centrale ed essenziale nello sviluppo e nella implementazione dei materiali e degli oggetti di uso quotidiano. Ieri il luddismo lottava contro l’imperialismo delle macchine all’interno della fase produttiva della nascente rivoluzione industriale, oggi il “paradismo”, movimento non operaio ma non meno agguerrito, desidera liberare l’uomo dalle fatiche del lavoro e del denaro, per poterlo far dedicare allo sviluppo della sfera personale e alla ricerca. Se nell’alto dei cieli il paradiso sembra un’opzione per pochi eletti, il paradismo in terra esiste e sembra pronto ad accogliere tutti gli uomini di buona fede nella tecnologia.

Andrea Alessandrino

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