ICONOGRAFIA DEL CANE (II^ PARTE)

Arte tra curiosità e misteri

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Gli antichi egizi, i greci, i romani, i celti e altri popoli - mi limito alla simbologia e alla rappresentazione del cane più o meno artistica, solo in ambito della cultura occidentale - hanno visto il ruolo del cane come un essere sacro, custode dell’oltretomba e lo hanno rappresentato attribuendovi valori, come di guida, di protezione, lealtà, fedeltà e vigilanza.

Animale da compagnia, da guardia, ma anche cane da guerra, come i molossi dei celti e degli antichi romani e anche fedele compagno del cacciatore. Sin dalla mitica caccia selvaggia, Dante lo ha reso famoso nei panni del Veltro e infine dal basso Medioevo in poi è rappresentato in centinaia di dipinti sino ai giorni nostri.

Nel precedente articolo vi ho descritto i cani sulle pareti delle tombe risalenti all’età del bronzo, della prima raffigurazione di cani al guinzaglio risalente a 9.000 anni fa.

A un paio di migliaia di anni dopo, risalgono le sepolture in cui il defunto è accompagnato da un cane.

Ma perché il cane è stato addomesticato e perché era considerato un animale che stava ai confini e a guardia del regno dei Morti?

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Illustrazione del Libro dei morti -Anubi che esegue la psicostasia-British Museum-Londra.

Il cane non è una capra o una mucca, non dà né latte né carne, eppure è stato addomesticato, lupi affamati si sarebbero avvicinati agli accampamenti neolitici in cerca di cibo e da lì, gradatamente il cane è diventato amico dell’uomo e vista la sua lealtà e fedeltà probabilmente fu per questo che l’uomo preistorico lo volle accanto alla propria sepoltura e poi divenne guardia del regno dei morti… quale altro animale avrebbe combattuto e sarebbe stato fedele in un luogo sconosciuto, negli inferi?

Dove, lo ricordo, la morte non era la fine, ma un viaggio periglioso che andava affrontato con valore, sapienza e coraggio, quale animale migliore, se non il cane, come fedele difensore?

Ancora oggi ci sono notizie di cani che seguono il funerale del loro padrone o ne visitano autonomamente la tomba, quale altro animale poteva essere compagno nell’oltretomba?

Purtroppo, poi l’uomo si rese conto che dagli inferi non si tornava, che l’uomo era polvere e così anche la figura del cane psicopompo diventa demoniaca.

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Urna funeraria etrusca del III-II sec. a.C.- raffigurante la fuoriuscita del mostro Olta dalla testa di lupo

Il cane, con la nascita delle prime civiltà, è molto spesso un simbolo della morte, ma inizialmente non era una figura demoniaca, anzi Anubi il dio egizio dalla testa canina, lasciava libero il passaggio per la vita eterna, se si era stati brave persone, se la piuma di Maat, la dea della giustizia, posta sulla bilancia era di ugual peso o inferiore al cuore del defunto e Soranus la divinità etrusca rappresentata come lupo, era simbolo della luce, raggiungerlo era essere salvi dal caos e dalla perdizione.

Ma poi Soranus, la divinità del lupo etrusca, col decadere di questa civiltà e le contaminazioni ellenistiche assai negative sul regno dei morti da cui non si torna, Soranus diventa infernale.

Plinio il vecchio, in Naturalis historia, trattando della disciplina etrusca sui fulmini, racconta che un re dei Volsinii avrebbe evocato il fulmine per fermare Olta, mostro con la testa di cane, che esce da un pozzo, con probabile riferimento al mondo sotterraneo di Ade.

Siamo attorno al III secolo a. C., il cane ora è simbolicamente infernale, un mostro, e là deve stare perché ora la morte fa paura, non è più vista come un viaggio.

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Eracle con Cerbero al guinzaglio- Hydria proveniente da Cerveteri, l’antica Caere - 530 a.C. circa -Louvre

Nella mitologia greca, già dal V secolo a. C., il cane è funesto. Cerbero, è una creatura mostruosa dalle sembianze di cane con tre teste, il suo corpo è ricoperto di serpenti velenosi e latra strepitando come il rombo di un tuono, rizzando e facendo sibilare le serpi. Cerbero è fedele al dio Ade che lo pone a guardia dell’ingresso nel mondo degl’inferi. Questo feroce cane sarà ammansito solo da Eracle e da Orfeo, dal regno dei morti non si fugge, si sta là non c’è nessun scampo. Cerbero è presente nell’Inferno della Divina Commedia, a guardia del terzo girone, quello dei golosi che vengono torturati dagli artigli del cane con la stessa veemenza con cui gli ingordi si gettano sul cibo. (continua)

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Eracle e Cerbero- dettaglio di mosaico romano- Valencia- Spagna

(continua)

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ICONOGRAFIA DEL CANE (I^ PARTE)

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Paola Tassinari

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