ICONOGRAFIA DEL CANE (VII^ PARTE)

Arte tra curiosità e misteri

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Nell’arte del Rinascimento, nel XVI e nel XVII secolo, i cani oltre a essere raffigurati in scene di caccia, rappresentando lo stato sociale, sono inseparabili amici dell’uomo; re, principi e altri aristocratici hanno immortalato i loro ritratti attraverso la pittura e molti includono un cane al loro fianco oppure in grembo; ritornano anche nei dipinti religiosi, accanto a San Cristoforo, San Rocco, Sant’Eustachio, San Domenico, San Francesco sino ai giorni nostri con Don Bosco.

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Fratelli Limbourg- Les Très Riches Heures du Duc de Berry-mese gennaio

In alcune miniature che illustrano Les Très Riches Heures du Duc de Berry, un codice miniato risalente al 1412, un libro di preghiere di rara bellezza, capolavoro fiammingo dei fratelli Limbourg autori del raffinato stile Gotico internazionale, realizzato su richiesta del duca de Berry, fratello del re di Francia, appaiono diverse immagini di cani.

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Fratelli Limbourg- Les Très Riches Heures du Duc de Berry-mese dicembre

Nel mese di gennaio, durante il giorno in cui era tradizione scambiarsi doni, il duca de Berry, con indosso un abito blu, siede alla sua ricca mensa sulla quale ci sono due piccoli cani, che mangiano liberamente sulla tavola dei loro padroni e anche un levriero che ha un servitore incaricato di nutrirlo il valet de chien, ovvero il cameriere del cane. Nell’immagine potete vedere i cagnolini, sulla destra del dipinto accanto alla grande saliera in oro a forma di nave, che era chiamata “le salière du pavillon”, mentre il cameriere e il levriero sono accovacciati ai piedi della grande saliera del padiglione. Nel mese di dicembre è raffigurata la parte finale della caccia, che culmina con la consegna delle parti meno nobili della preda ai cani come premio per il loro lavoro nell’inseguimento e la presa del cinghiale, infatti a destra dell’immagine un cacciatore suona il corno come segnale che la caccia è finita.

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I cacciatori nella neve-Pieter Bruegel il Vecchio, 1565 -Kunsthistorisches Museum- Vienna

Nel 1565 il pittore olandese Pieter Bruegel (1525-1569), realizzò una serie di dipinti dedicata al tema dei mesi dell’anno. Fu una tradizione medievale assai usuale quella dei calendari illustrati con il Ciclo dei Mesi, che ritroviamo anche in pietra sulle facciate delle cattedrali, riproducevano le varie attività umane svolte durante i mesi dell’anno. I cacciatori nella neve, con al seguito la muta dei cani, rappresentano probabilmente il mese di dicembre, dedicato alla caccia, è una splendida opera d’arte che comunica quasi a pelle il gelo dei mesi invernali nordici.

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Piero della Francesca-Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo- Rimini

Sigismondo Pandolfo Malatesta, valoroso guerriero, abile condottiero, gran principe mecenate e spietato Signore di Rimini, era soprannominato il Lupo di Rimini, è ritratto nel suo Tempio, da Piero della Francesca nel 1451 nell’affresco “Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo” con accanto due dei suoi cani da caccia. L’affresco è parecchio rovinato, il Signore di Rimini è ritratto di profilo, statuario con le mani giunte e lo sguardo fisso e fiero, i capelli a caschetto come voleva la moda del tempo, è inginocchiato davanti al suo protettore, San Sigismondo, re dei Burgundi, divenuto Santo per aver convertito il suo popolo al cattolicesimo. Il Santo ha le fattezze del viso che ricordano quelle di Sigismondo di Lussemburgo, l’imperatore del Sacro Romano Impero, che nel 1433 aveva nominato cavaliere il quindicenne Sigismondo insieme al fratello Domenico. Sulla destra, sotto a uno splendido oculo panoramico, raffigura la residenza del Malatesta ovvero Castel Sismondo, in primo piano due splendidi levrieri uno bianco e uno nero guardano in modo opposto, il bianco ha le orecchie abbassate e simbolicamente raffigura la vita e il giorno, il nero ha le orecchie alte, segno di vigilanza, di morte, di notte.

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Andrea Mantegna- Camera degli Sposi- Palazzo Ducale- Mantova

I Gonzaga ebbero una vera passione per i cani, sia per quelli da compagnia che da caccia, li troviamo negli affreschi delle sale del loro palazzo e in diversi ritratti.

Nei meravigliosi affreschi della Camera degli Sposi, in origine Camera Picta, Andrea Mantegna (1431-1506) famoso pittore e incisore veneziano, con arte eccelsa e scorci meravigliosi, per esempio l’arcinoto oculo con visione dall’alto, vi lavora dal 1465 al 1474.

Nell’affresco della famiglia ducale, sotto lo scranno di Ludovico Gonzaga, vi sta accovacciato Rubino, l’amato cane del marchese di Mantova, che era già morto, l’animale morì il 7 agosto 1467, quando fu raffigurato, ma l’addolorato Gonzaga, a testimonianza di un amore veramente sincero, volle che fosse eternato dal Mantegna, accanto a lui.

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Andrea Mantegna- Camera degli Sposi particolare col cane Rubino- Palazzo Ducale- Mantova

I signori di Mantova avevano un grande affetto per i loro animali, nel loro palazzo vi era un cortile-cimitero con tombe e lapidi con versi commemorativi, ci hanno tramandato i loro nomi: Rubino, Oriana, Bellina, Viola e Aura la prediletta di Isabella d’Este, una delle donne più ammirate del Rinascimento, che diede ai poeti di corte l’incarico di celebrare la sua amata Aura, mentre suo marito Federico II Gonzaga, si fece ritrarre da Tiziano, col suo peloso e prediletto cane Tibris, ovvero Tevere.

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Tiziano- Ritratto di Federico II Gonzaga- Museo del Prado- Madrid

Nella tomba di Ilaria del Carretto, capolavoro di Jacopo della Quercia (1370-1438), uno dei migliori esempi di scultura funeraria italiana del XV secolo, la defunta, è vegliata da un cane posto ai suoi piedi, che alza delicatamente il muso osservandola con attenzione, malinconico e addolorato, è simbolo di fedeltà assoluta.

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Jacopo della Quercia-Monumento funebre di Ilaria del Carretto, particolare col cane-Lucca

Nel Ritratto di nobildonna dipinto da Lavinia Fontana Lavinia (1552-1614) una pittrice bolognese del tardo Manierismo, una delle poche artiste note, di cui si narra che sposatasi non più giovane, in realtà aveva 25 anni, ma all’epoca a questa età si era già zitelle, pose la condizione di poter continuare a dipingere, il marito, seppur già un pittore con la sua clientela, accettò tanto che rinunciò poi a lavorare in proprio per aiutare la moglie, un esempio di non-maschilismo ante-litteram. Intorno al 1580, Lavinia raffigura una giovane nobildonna che accarezza il suo cagnolino, è vestita assai riccamente, lo sfondo scuro e il vestito rosso rubino, fanno risaltare il cagnetto che si arrampica vispamente sul suo ricco abito.

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Lavinia Fontana-ritratto di nobildonna- 1580-National Museum of Women in the Arts - Washington DC

(continua)

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Paola Tassinari

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