ICONOGRAFIA DEL CANE (VIII^ PARTE)

Arte tra curiosità e misteri

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Nel Seicento- Settecento, ci sono cani nelle opere di Caravaggio, di Bernini, in quelle del pittore di corte del re Sole e di Luigi XV; quest’ultimo ha uno specialista canino famoso: Jean Baptiste Oudry, che ritrae i cani della nobiltà con tanto di nome.

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Misse e Luttine- Jean-Baptiste Oudry- 1729- Washington, National Gallery of Art

Non solo i cani da caccia vengono ritratti, vi sono anche i cagnolini di piccola taglia che riempiono le camere da letto delle dame, che li infiocchettano, li ingioiellano e li vestono come se fossero delle bamboline, almeno stando al dipinto di Pietro Liberi, un pittore che viaggiò molto ed ebbe una vita tumultuosa, tuttavia si racconta che l’iniziatore della moda di dormire coi cani sia stato un uomo, ovvero Enrico III di Francia (1551-1589), che amava dormire coi suoi piccoli spaniel che lui chiamava papillons (farfalle).

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Pietro Liberi (1605 - 1687), Venere, Amore e cagnolino vestito da bambina, Collezione privata

Gli artisti del Settecento riempiono di cani le alcove delle dame, suggerendo, ad esempio come nelle opere di Jean-Honoré Fragonard (1732-1806) un pittore francese, importante esponente del Rococò, anche qualcosa di lascivo, alludendo forse a erotici giochi segreti.

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Honoré Fragonard- Ragazza che gioca con un cane- Fondation Cailleux-Parigi

La popolarità dei cani, dal Rinascimento in poi si estese in maniera inarrestabile, i sovrani di Francia, Inghilterra e Spagna possedevano mute per la caccia, alla cui cura vi erano addette decine di servitori, mentre le nobildonne continuavano a preferire piccoli cani da grembo, questi animali stavano molto meglio delle persone comuni. La gente del popolo aveva dei cani bastardi, per la custodia del gregge, ai quali venivano recisi i tendini, come prescritto dalle leggi dell’epoca, ovviamente perché non fossero adatti alla caccia, che era un passatempo esclusivamente per i nobili.

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Atelier de Van der Meulen - Caccia a Meudon Luigi XIV - Castello di Versailles

I membri della corte spagnola sono spesso raffigurati con i loro cani, Diego Velázquez, (1599 -1660) un pittore spagnolo, uno degli artisti più importanti del Barocco, presente alla corte di Re Filippo IV, ritrae l’Infanta Margarita, circondata dalle sue dame di corte, nel famoso dipinto Las meninas, dove in basso a destra si può notare un bellissimo cane accovacciato con gli occhi semichiusi

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Diego Velazquez- Las Meninas- Museo del Prado- Madrid

In un altro dipinto di Velasquez, Il nano o buffone di corte, è raffigurato in posizione eretta, indossando un ricco ed elegante abito, con accanto un cane quasi più grande di lui, curiosamente nella corte spagnola, sovente i cani sono ripresi accanto ai buffoni-nani, quasi accostandoli con uguale affetto e importanza.

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Diego Velazquez- Nano con cane - Museo del Prado- Madrid

L’Inghilterra notoriamente amante dei cani (basti pensare agli odierni amati cani Corgi della regina Elisabetta) ha un curioso aneddoto, che risale al tempo di Enrico VIII, il re che è passato alla storia per le tante mogli e per il loro destino tragico e per essere stato il protagonista dello scisma religioso che portò alla separazione dalla Chiesa di Roma e alla fondazione della Chiesa Anglicana. La leggenda inglese narra che Enrico VIII voleva il divorzio da Caterina d’Aragona perché non poteva dargli un erede maschio, inviò così il cardinale Wolsey in Vaticano per convincere papa Clemente VII a concedergli il divorzio. Wolsey portò con sé il suo cane Urian. Come era consuetudine, all’incontrò col papa, Wolsey, si chinò a baciargli la sacra pantofola, Urian, pensando che la vita del suo padrone fosse in pericolo, morse il piede del papa, questi così non concesse il divorzio. Enrico VIII fece da sé, si nominò a capo della Chiesa d’Inghilterra e sposò Anna Bolena.

Fu in Inghilterra, durante i regni di Carlo I e Carlo II, che la moda dei cani da compagnia si affermò definitivamente, così il cane venne sempre più spesso ritratto assieme al suo proprietario.

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William Hogarth, Autoritratto con il cane, Tate Gallery, Londra

William Hogarth (1697 -1764) il noto pittore e incisore inglese autore assai versato nella satira, famoso è il suo ciclo pittorico del Matrimonio alla moda, si autoritrae con un cagnolino, un Carlino, il cui nome è Trump, a cui è legato un simpatico aneddoto. In un’incisione del 1763, Hogarth raffigura Trump che fa la pipì sul volume del critico d’arte Charles Churchill, questo scrittore inglese aveva scritto un libello satirico nel quale criticava l’autoritratto di Hogarth col Carlino, sottolineando la somiglianza tra il cane e il padrone.

Negli splendi ritratti di Thomas Gainsborough (1727-1788) il famoso pittore inglese, i nobili dell’aristocrazia amano farsi ritrarre, con alle spalle i loro possedimenti terrieri e accanto il loro cane.

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Il signore con il cane nel bosco-Thomas Gainsborough- XVIII secolo

George Stubbs (1724 - 1806) è un altro pittore inglese noto per le raffigurazioni del cavallo, che lo resero famoso presso la nobiltà inglese. Stubbs ritrasse anche molti cani, soprattutto bracchi inglesi, questo fece sì che le commissioni dei suoi quadri da parte dei lords inglesi aumentassero, grazie ai dipinti con scene di caccia alla volpe oppure con cani immersi nella natura.

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George Stubb- Paesaggio con cani da caccia- XVIII secolo

I cosiddetti cani Staffordshire, il cui nome deriva dalla fabbrica di porcellana dello Staffordshire (sorta nel 1720 che sfornò una grande produzione di questi piccoli cani in ceramica), furono tra gli oggetti decorativi più popolari in Inghilterra e in Scozia nel XIX secolo, venivano posti sulla mensola del camino per decorare gli interni delle case. La razza più rappresentata era quella Spaniels, molto apprezzata alla corte d’Inghilterra dal XVII secolo e che divenne assai popolare al tempo della regina Vittoria. Questi oggetti posti sul camino erano usuali e lo sono ancora, qualcuno anche in Italia, ma in Inghilterra vi è una tradizione tutta particolare. I cani Staffordshire erano sempre in coppia, venivano posti in modo che fossero visibili dall’esterno, quando erano rivolti verso l’osservatore, significava che il capofamiglia era in casa, quando i cani erano posti faccia a faccia, l’uomo era fuori per lavoro o per altro; a volte erano usati, secondo come erano posizionati, per inviare messaggi d’amore

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Coppia di cani Staffordshire- IXX secolo

(continua)

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Paola Tassinari

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