IL CAPODANNO

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A pochi giorni dal Natale, ricominciano i festeggiamenti per celebrare l’ingresso nell’anno nuovo, simbolo di rigenerazione collettiva e individuale.

Questa festa, benché cada in date diverse a seconda della cultura di appartenenza, è tuttavia molto sentita per il suo significato simbolico.

Nel nostro caso - ovvero per i Paesi che seguono il calendario Gregoriano, - ricorre ogni 1° gennaio.

Ricordo che il calendario Gregoriano fu introdotto da papa Gregorio XIII nel 1582, in sostituzione di quello Giuliano (in vigore dal 46 a.C.), esattamente 440 anni fa. Questo calendario, basato sull’anno solare - ovvero sul ciclo delle stagioni - conta 12 mesi per un totale di 365 giorni o 366 nell’anno bisestile.

Il 1° gennaio è quindi una semplice convenzione adottata dal calendario Gregoriano: nulla di magico o di esoterico ma, se vogliamo trovargli una particolarità, possiamo dire che si colloca proprio nel periodo intermedio tra il Solstizio d’Inverno e il Perielio, cioè la distanza minima tra Terra e Sole.

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Il Capodanno si colloca nel periodo di minore distanza tra Terra e Sole

Ad ogni modo, festeggiare il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo ha un forte impatto emotivo: ci si lascia alle spalle le fatiche vissute per ricominciare, con rinnovato vigore, a progettare, realizzare e vivere nuovi eventi e situazioni. Non è proprio un colpo di spugna sul passato ma, psicologicamente, ci si avvicina molto.

Cosa ci racconta, invece, la storia?

Abbiamo visto che festeggiare il Capodanno il 1° gennaio è un’usanza relativamente giovane. Nei tempi antichi, infatti, civiltà come quella dei babilonesi, celebravano l’anno nuovo con la rinascita della terra, cioè in primavera.

Nel 46 a.C. Giulio Cesare istituì il “calendario Giuliano” (elaborato dall’astronomo egizio Sosigene di Alessandria) che stabiliva che l’anno nuovo iniziasse il 1° gennaio. In questo giorno i Romani invitavano a pranzo gli amici, regalandosi a vicenda miele, datteri e fichi accompagnati da ramoscelli di alloro - detti “strenne” - quale gesto augurale.

Il termine “strenne” trova origine dal nome dalla dea della fortuna e della felicità: Strenia.

Ma nel periodo medievale, pur continuando ad utilizzare il calendario Giuliano, non tutti celebravano l’anno nuovo in quella data. Nella Roma repubblicana, ad esempio, la ricorrenza cadeva il 1° marzo mentre in altri luoghi il 25 marzo (festa dell’Annunciazione del Signore) o, addirittura, il 25 dicembre, facendola coincidere con la nascita di Cristo.

Solo con l’adozione del calendario Gregoriano la data del 1° gennaio - come inizio dell’anno - divenne comune a tutti.

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Strenia, dea di origine sabina, apportatrice di felicità e buona sorte

Legate alle celebrazione del Capodanno, vi sono poi tutta una serie di “rituali”, retaggio delle varie tradizioni e culture.

La notte di San Silvestro, ad esempio, è d’uso indossare biancheria rossa e buttare qualcosa di vecchio a mezzanotte: sembrano sciocchezze ma racchiudono un grande valore simbolico. Il rosso infatti è legato al futuro e, portato intimamente, rappresenta la fiducia per il nuovo anno. Gettare un oggetto vecchio, invece, sancisce il distacco da un passato ormai inutile. Ma è anche un rito di liberazione dal male, sia fisico che morale, accumulatosi durante l’anno appena trascorso.

Nel cenone di mezzanotte, poi, non possono mancare le lenticchie. Secondo la tradizione, diffusa in quasi tutta la nostra Penisola, questo legume è simbolo di ricchezza e di abbondanza. Gli antichi le mangiavano per il loro alto potere nutritivo e per la loro forma, simile alle monete (da qui l’associazione).

Per finire - ma ce ne sono tanti altri - i fuochi d’artificio. Simbolo di gioia e di festa, anticamente erano più che altro utilizzati per scacciare, con il loro rumore, le forze del male che si scatenano nel momento di passaggio dal vecchio al nuovo anno.

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Giano il sacro dio bifronte. Le sue due facce erano rivolte l’una indietro verso il passato e l’altra avanti verso il futuro

Attenzione al primo sogno dell’anno: i giapponesi ci vedono la rivelazione di ciò che accadrà durante i prossimi dodici mesi.

Detto questo, non è inutile ricordare che l’anno nuovo - così come quello vecchio - è in gran parte frutto delle nostre azioni e dei nostri pensieri. L’uomo non è una marionetta caduta sulla terra per divertire un crudele burattinaio ma è un essere senziente, capace di determinare la propria esistenza. Non c’è scongiuro che tenga di fronte a una cattiva volontà, né maledizione che possa avere la meglio su una ferma risoluzione di bene.

Buon 2022 a tutti, dunque: che questo nuovo anno porti a ciascuno di voi la CONSAPEVOLEZZA di chi siete veramente e del grande potere che dimora in voi.

Simona HeArt

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