IL DENIM DIVENTA "GOTS"

Storia e impatto ambientale dei blue jeans

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Nel 1873 Jacob Davis, un sarto del Nevada, brevettò il moderno jeans in denim, il quale divenne ben presto uno dei tessuti più utilizzati e resistenti per la creazione di abiti da lavoro. Il denim spopolò in tutto il mondo per i famosi blue jeans (da blu di Genova, bleu de Genes: infatti il materiale arrivò al porto di Genova, dove veniva usato per produrre i sacchi delle vele delle navi o per coprire le merci del porto), indossati sui set di Hollywood da James Dean, che li consacrò nel film del 1955 “Gioventù Bruciata”, come simbolo di ribellione tormentata. Negli anni ‘70 i blue jeans divennero un must have ed iniziarono ad inserirsi definitivamente nell’abbigliamento quotidiano di tutti e tutte. Cinquant’anni dopo, l’utilizzo e la creazione di jeans e capi di abbigliamento in denim non è mutata: quello che è cambiato, è la conoscenza scientifica sull’impatto ambientale che i jeans non sostenibili hanno sull’ambiente. Il 35% di tutta la produzione mondiale di cotone viene investita nella creazione dei blue jeans, producendo circa 23mila tonnellate metriche di denim all’anno.

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Ma sono molti i prodotti chimici e i pesticidi che servono per ricavare il denim dal cotone, e moltissima è l’acqua che utilizzano per la creazione del nostro amato blue jeans: servono circa 10mila i litri di acqua per crescere un chilo di fibre di cotone che si impiegano per i nostri jeans, un prodotto venduto a grandi linee a prezzi low cost. Un altro fattore allarmante, oltre il consumo idrico esorbitante, è l’utilizzo di sostanze chimiche e metalli pesanti per raggiungere la tanto desiderata tinta blu dei blue jeans, in alcuni casi riversati nei corsi fluviali. Le sostanze continuano ad essere pericolose per l’ambiente anche dopo la fabbricazione dei capi in denim, a causa dei nostri continui lavaggi.

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Uno studio condotto da scienziati canadesi dell’Università di Toronto parla dell’immensa presenza di queste microfibre di denim nei corsi d’acqua, fiumi e laghi e un paio di jeans, hanno scoperto, può rilasciare fino a 56mila microfibre per lavaggio. Tracce di particelle di denim sono state, inoltre, trovate all’interno di alcuni pesci pescati nelle aree esaminate dai ricercatori (acque e laghi dell’Ontario meridionale, dai Grandi Laghi fino all’Artico). Lo studio non è stato condotto per demonizzare il tessuto più popolare al mondo ma, secondo gli esperti, alcune semplici regole sarebbero utili per inquinare meno l’ambiente e l’ecosistema terrestre: ridurre il numero di lavaggi a non più di una volta al mese; preferire tessuti non trattati; scegliere brand etici che utilizzino materiale organico. I jeans ecologici sono quelli certificati GOTS (Global Organic Textile Standard) e sono prodotti con fibre tessili naturali provenienti da agricoltura biologica. Importante è acquistare jeans che rispettano la regolamentazione REACH, redatta grazie ad una collaborazione tra l’UE e Greenpeace, la quale esclude migliaia di sostanza tossiche nei processi di produzione dei jeans. La soluzione più sostenibile che potremmo adottare, a mio parere, la troviamo nella regola delle 3R: RIDURRE, RIUTILIZZARE E RICICLARE.

Nicòl De Giosa

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