IL DHARMA

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Come abbiamo visto nell’articolo precedente, il Nirvana è il traguardo ultimo della pratica del Dharma, una sorta di ritorno alla

consapevolezza originaria, quando la coscienza non era ancora stata intaccata dalle mille sovrastrutture imposte dalla società.

Più la consapevolezza è grande, più siamo coscienti delle implicazioni che derivano dalle nostre azioni, che siano di questa vita o di quelle a venire. È qui che entra in gioco il DHARMA.

Dharma è un termine sanscrito che riveste numerosi significati: legge, dovere, legge naturale, legge cosmica.

In ogni caso il significato di questa parola viene ricondotto al concetto di LEGGE ma di una legge interiore - non giurisprudenziale - slegata da qualunque tipo di implicazione morale. Può essere anche visto come l’equivalente del termine “religione”.

Il Dharma è slegato anche dalle conseguenze karmiche delle azioni commesse, in quanto esse sono frutto di un alto stato di consapevolezza e non della propria percezione mentale ed emotiva.

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Legato al concetto di verità, dovere e giustizia, il Dharma indica le azioni corrette che consentono al Cosmo di mantenere il suo ordine. Perché di questo si tratta: dell’equilibrio dell’Universo.

Da qui scaturiscono tutta una serie di normative che, se rispettate, contribuiscono al corretto funzionamento della vita, in tutte le sue manifestazioni.

In pratica il Dharma può essere definito come la LEGGE UNIVERSALE che governa la vita: questa legge è insita tanto nell’Universo quanto in ogni creatura vivente, frutto delle viscere di questo stesso Universo.

Vivere il Dharma significa agire secondo questa legge e quindi contribuire all’equilibrio cosmico.

Simili per assonanza e complementari per compito, il Karma e il Dharma sono le due facce della stessa medaglia.

“Azione” il primo e “Legge” il secondo, sono strettamente interconnessi: coloro che comprendono - grazie alla loro coscienza illuminata - la portata della Legge universale, agiscono in base a questa stessa Legge producendo comportamenti finalizzati all’equilibrio di tutta le creazione, visibile e invisibile.

L’Ordine Cosmico è quindi l’obiettivo e il fine ultimo del Dharma.

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Per capire come le azioni karmiche vanno ad influire su Dharma, è necessario fare un piccolo passo indietro.

Come ho scritto in uno dei miei articoli, il Karma è un concetto originario della cultura indiana che indica l’agire secondo la legge di causa-effetto. Va precisata una cosa, però: in questo agire non sono assolutamente presenti accezioni negative o punitive.

Le azioni sono quello che sono a prescindere dal giudizio umano.

Ci hanno insegnato che le cattive azioni producono conseguenze negative e che le buone azioni producono conseguenze positive. Ma il concetto di buono e cattivo è legato alla morale, non di certo allo spirito! Il nostro personale giudizio non ha nulla a che vedere con le Leggi dell’Universo.

Ciò che bisogna ritenere è che ogni azione ha un suo effetto e che questo effetto è generato da uno stato di coscienza: più questo è alto - parliamo quindi di consapevolezza - più produrrà conseguenze luminose.

Non è quindi questione di atti buoni o atti cattivi ma di quanta coscienza o ignoranza sono implicate nell’azione.

Più gli individui saranno consapevoli del loro vero Sé, più agiranno in accordo alle Leggi Cosmiche, anche quando queste fossero in disaccordo con gli gli standard morali della propria epoca o del proprio tessuto sociale.

Consapevoli del fatto che l’Universo non misura lo spazio-tempo come noi, ma che vive in un eterno presente, possiamo meglio comprendere l’immensa portata di ogni nostra singola azione e tutte le implicazioni che può produrre sul Cosmo.

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Ciò non significa che - nel momento presente - non dobbiamo avere un comportamento eticamente accettabile ma ci è chiesto di trascendere da questa visione ristretta per accedere all’attimo del Sé, dove non esistono il buono e il cattivo ma solo il giusto. Il giusto per tutto e per tutti. Il Dharma diventa così non soltanto la Legge Universale ma la nostra stessa essenza.

E la rettitudine la bussola del nostro agire.

Nel Buddhismo, il Dharma è il secondo dei Tre gioielli - o Triratna: il primo è il Buddha (l’Illuminato) e il terzo la Sangha (la comunità che ha raggiunto l’illuminazione).

Il Dharma è quindi la via attraverso cui la Comunità raggiunge l’illuminazione praticando gli insegnamenti del Buddha.

La rappresentazione buddhista del Dharma è la “Ruota del Dharma” o Dharmachakra. Si narra che Buddha mise in moto la Ruota quando rivelò le Quattro nobili verità ai suoi discepoli, nel Parco delle Gazzelle, in India. Per questo motivo essa viene spesso rappresentata tra due gazzelle.

Gli otto raggi della Ruota del Dharma rappresentano il Nobile Ottuplice Sentiero ovvero quello della RETTITUDINE, l’unico cammino che conduce al Nirvana. Ne ho parlato nell’articolo precedente.

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Posso aggiungere che si tratta di otto pratiche interconnesse, dove ogni raggio è come una strada che l’individuo percorre dalla periferia al centro. Per cominciare si può iniziare da una qualsiasi ma le altre seguono pari passo e tutte convergono nello stesso punto.

Vediamo qualche consiglio pratico per identificare il dharma personale:

  1. Presta attenzione alla sincronicità. Se qualcuno o qualcosa si presenta più volte nella tua vita è molto probabile che sia legato al tuo dharma;
  2. Segui la tua missione. Ciò che ci dà la forza di alzarti ogni mattina e che dà un senso alla tua vita, quella è la tua “chiamata”;
  3. Ascoltati. Se senti di dover fare dei cambiamenti nella tua vita, lasciandoti alle spalle i vecchi schemi, devi farlo;
  4. Sii consapevole.Il percorso non sarà facile perché dovrai scavare a fondo in te stesso e, in più, dovrai aprirti all’irrazionale. La mente non spiega tutto, per questo è importante ascoltarsi;
  5. Segui una pratica che ti connetta alla tua parte spirituale. Va bene qualunque cosa, dallo yoga alle passeggiate nei boschi, dalla pittura alla musica purché tu ti connetta alla tua fonte spirituale.

In una parola: VIVI perché, come disse John Lennon, “la vita è quella cosa che ti accade mentre sei impegnato in altri progetti”.

Simona HeArt

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