IL GENIO DI PALERMO

Italia da scoprire

IL_GENIO_DI_PALERMO_ITALIA_Bandiera_(1).jpg

Il Genio di Palermo, emblema della città, rimane ancora oggi, per certi aspetti, una leggendaria e misteriosa divinità protettrice, una personificazione della città, un simbolo dei suoi abitanti, di appartenenza etnica, culturale, religiosa e sociale.

cms_27713/1.jpg

Probabilmente le sue origini sono pre-romane, ma non esiste una mitologia accurata sull’archetipo di questa leggendaria e misteriosa divinità protettrice. Per alcuni aspetti, le simbologie sono ancora incerte.

cms_27713/2_1664682330.jpg

Secondo i miti tramandati da Ovidio nel I secolo a.C. e Pausania, nel II secolo d.C. simboleggiava il genius loci o la metamorfosi della figura maschile. Nell’interpretazione di Vincenzo Di Giovanni, del primo quarto del XVII secolo, l’uomo barbuto e coronato è Palermo, il serpente è invece Scipione l’Africano aiutato dai palermitani nella guerra contro i cartaginesi di Annibale. Per gratitudine, Scipione avrebbe donato alla città una conca aurea, con al centro una statua di guerriero che nutriva dal petto un serpente.

La Conca d’Oro, naturalmente, è un riferimento alla pianura in cui sorge Palermo. La statua del Genio di Palazzo Pretorio sorge difatti da una piccola conca. Sul bordo è scritto in latino: Panormus conca aurea suos devorat alienos nutrit (Palermo conca d’oro divora i suoi e nutre gli stranieri). Queste parole lasciano supporre un’eventuale discendenza del Genio da Crono o Saturno, divinità del tempo e dell’agricoltura, divoratore dei propri figli e simbolo di pienezza e abbondanza. La simbologia del serpente, ambigua e polivalente, potrebbe avere più di un significato. Viene infatti tradizionalmente associato alla terra e all’acqua, alla fertilità, alla rinascita e al rinnovamento. L’animale è inoltre simbolo di prudenza, antagonista del sole, e portatore di conoscenza associata alla forza fisica.

Nella letteratura disponibile l’archetipo del serpente nutrito dal Genio è indicativo di rinnovamento e trasformazione creativa e dei rapporti con gli stranieri che nel corso della storia della città. Nel corso dei secoli, passaggi e conquiste produssero a Palermo e in Sicilia traffici, scambi, rimescolamenti e trasformazioni culturali. Oltre al serpente, gli attributi del Genio sono la corona, il cane e lo scettro. Gli ultimi due compaiono per la prima volta con il Genio di Villa Giulia e poi nel mosaico della Cappella Palatina. Sia il serpente che la corona, lo scettro e il cane sono attributi di Asclepio, il cui serpente era simbolo di rinnovamento.

cms_27713/3.jpg

Nel 1400 i giurati di Palermo adottarono l’immagine del Genio nel loro stemma. Il riferimento al Genio è poi contenuto nel grido “Viva Palermo e Santa Rosalia” che accompagna il Festino in onore della Santa Patrona della città. Il riferimento “Viva Palermo” vorrebbe dire “Viva il Genio“, poiché il suo nome è Palermo. La frase vorrebbe dunque dire “Viva il Genio e la Santa“, entrambi protettori della città. Nel XVIII secolo l’orizzonte simbolico delle raffigurazioni si allargò ulteriormente. Il Genio di Palermo si fece meno ieratico, assumendo un ruolo più esplicito di emblema con funzioni politiche, mondane e sociali. Il Genio dell’Apoteosi di Palermo a Palazzo Isnello è circondato da un corollario di figure simboliche, in un’allegoria trionfale, giocosa e gaudente, ad uso dell’aristocrazia violenta e incolta della città barocca. Quello della Fontana di villa Giulia è solennemente circondato di simboli cittadini, emblemi e motti, ma senza il distacco misterioso e ieratico del Genio pretorio o del Genio del Garraffo.

Nella rappresentazione più recente, quella musiva dei primi del XIX secolo, posta alla Cappella Palatina, il Genio è intento a sorreggere un medaglione con i ritratti di Ferdinando III di Borbone e della moglie Maria Carolina e il serpente è insieme ad un cane, ai suoi piedi. Il Genio di Piazza Rivoluzione trovò un nuovo ruolo durante i Moti del 1848, diventando il simbolo del desiderio palermitano di libertà ed emancipazione dal dominio borbonico. In quel periodo il popolo in rivolta si radunava intorno alla statua, ammantata per protesta del tricolore. Personificando gli ideali della città assunse così un ruolo di patrono laico, complementare a quello di Santa Rosalia.

Diana Filippi

Tags:

Lascia un commento



Autorizzo il trattamento dei miei dati come indicato nell'informativa privacy.
NB: I commenti vengono approvati dalla redazione e in seguito pubblicati sul giornale, la tua email non verrà pubblicata.

International Web Post

Direttore responsabile: Attilio miani
Condirettore: Federica Marocchino
Condirettore: Antonina Giordano
Editore: Azzurro Image & Communication Srls - P.iva: 07470520722

Testata registrata presso il Tribunale di Bari al Nrº 17 del Registro della Stampa in data 30 Settembre 2013

info@internationalwebpost.org
Privacy Policy

Collabora con noi

Scrivi alla redazione per unirti ad un team internazionale di persone dinamiche ed appassionate!

Le collaborazioni con l’International Web Post sono a titolo gratuito, salvo articoli, contributi e studi commissionati dal Direttore responsabile sulla base di apposito incarico scritto secondo modalità e termini stabiliti dallo stesso.


Seguici sui social

Newsletter

Lascia la tua email per essere sempre aggiornato sui nostri contenuti!

Iscriviti al canale Telegram