IL PORTO DELLE NEBBIE

TORA TORA!

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Notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970. Roma è silenziosa, in quegli anni c’era ancora posto per le ombre ed il mistero tra le vie della capitale. Gli italiani aspettavano il segnale della fine dei programmi tv. L’ouverture del Guglielmo Tell di Rossini con sullo sfondo l’antenna di un ripetitore avvertivano che si poteva premere il pulsante del televisore e vedere quel lampo bianco chiudersi su se stesso e lasciare lo schermo crepitante di elettricità statica. Ma non tutti dormivano quella notte, anzi, uomini in divisa erano pronti ad occupare posti di potere, per tentare un golpe militare, dal nome in codice “Tora Tora”, lo stesso che usarono i giapponesi per sferrare l’attacco a Pearl Harbor prima della seconda guerra mondiale. I politici dovevano essere prelevati dai paracadutisti, il Ministero della Difesa era invece l’obiettivo assegnato a due generali massoni, mentre il presunto capo della P2, Licio Gelli, doveva rapire il Presidente della Repubblica, Saragat. Ovviamente anche la televisione di Stato era nel mirino, perché dagli studi RAI di via Teulada sarebbe dovuto partire il messaggio alla nazione letto dal Principe nero, Junio Valerio Borghese, indicato da tutti come l’ideatore del golpe. Questo il testo del messaggio “Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di Stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l’Italia sull’orlo dello sfacelo economico e morale, ha cessato di esistere. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi. Mentre possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi volevano asservire la patria allo straniero sono stati resi inoffensivi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d’amore: Italia, Italia, viva l’Italia”.

cms_6462/2p.jpgSembrava che fosse tutto perfettamente a posto, quando poco prima della mezzanotte arrivò un contrordine, fermare tutto. Ma la popolazione seppe di questo fatto solo nel 1971, grazie ad un articolo del quotidiano “Paese Sera”, ed immediatamente iniziarono le indagini della Procura della Repubblica. Partirono alcuni ordini di arresto, incluso quello per il Principe Borghese, che riuscì a scappare all’estero evitando così la cattura. Anche i servizi segreti, il SID, iniziarono alcune indagini, ed emerse il coinvolgimento del responsabile in capo, il Generale Vito Miceli, tesserato P2. L’allora Ministro della Difesa, Giulio Andreotti, dopo aver ascoltato le giustificazioni di Miceli lo rimosse dall’incarico, unitamente ad altre persone coinvolte. Nel 1974 poi, sempre Andreotti convoca una riunione assieme ad alti esponenti delle Forze Armate, per decidere in merito ai tagli da effettuare sul materiale raccolto relativamente al golpe, prima di inviarlo ai magistrati competenti. Purtroppo si saprà qualcosa - sui tagli effettuati - solo nel 1994, quando il giudice Salvini, nell’ambito di una inchiesta sullo stragismo degli anni 70, ricevette copia integrale del dossier sul golpe, comprendendo subito che le parti mancanti avevano evitato di rendere pubblico il ruolo della P2, e dei suoi aderenti anche militari, in tutta l’operazione. Interrogato sui criteri adottati per decidere cosa tagliare, Andreotti rispose che alcune cose non erano essenziali ai fini della responsabilità penale e che invece sarebbero state nocive per altri aspetti. Il potere aveva deciso chi condannare e chi salvare, in spregio alla legge. Ci saranno processi, udienze, si svolgeranno tutti e tre i gradi del processo, finché la Corte di Cassazione derubricherà il tutto ad una gita di nostalgici del regime, con assoluzione totale di tutti gli imputati. Ovviamente anche i servizi segreti americani erano a conoscenza del golpe, ed un congiurato italiano venne mandato a prendere accordi, a Madrid, con il responsabile di una organizzazione di intelligence tedesca alleata degli statunitensi.

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Il nome del responsabile era Otto Scorzeny, che casualmente era anche colui che liberò Mussolini dalla sua prigionia a Campo Imperatore. Nessuno seppe mai spiegare perché venne interrotto il golpe, tra chi parlò di insufficienza delle forze e chi invece addossò la responsabilità ai massoni che non intendevano più giocarsi così possibili successi in altri campi, ci fu solo un’alternanza di accuse e sospetti, ma nulla di concreto. Umberto Eco, nel suo ultimo romanzo, “Numero Zero”, tra l’ironico e l’acuto suggerì l’ipotesi che fosse morta la persona per cui era stato organizzato il golpe, Mussolini, il vero Mussolini, pronto a tornare in patria per riottenere il suo ruolo. La fantasia e la realtà confuse in una trama dai contorni indefiniti, dove le possibili letture sono molteplici, e la verità continua a sfuggire alla gente comune.

Paolo Varese

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