IL PORTO DELLE NEBBIE

L’”Organizzazione O”

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7 febbraio 1945. La guerra, la seconda guerra mondiale, sta per terminare, ma in Italia ancora troppi stranieri occupanti, ancora troppe divisioni, ancora troppa violenza, ancora troppi fratelli e sorelle messi gli uni contro gli altri. Nel territorio friulano di Topli Uork, oggi Porzus, un centinaio di partigiani, aderenti al Partito Comunista Italiano, su ordine di esponenti del partito, raggiungono i combattenti dei GAP, Gruppi d’Azione Patriottica, appartenenti alla Brigata Osoppo, di orientamento cattolico e laico, distante dunque dalla visione sovietico-centrica della maggior parte delle brigate partigiane. Ed in questa località, Topli Uork appunto, i proiettili di combattenti per la libertà dal fascismo raggiunsero altri combattenti per lo stesso motivo. 17 membri della Osoppo furono uccisi, tra di loro anche una donna, una ex prigioniera che poi ne sposò la causa. A seguito di questa vicenda, che ebbe ampio risalto anche nel dopo guerra, si iniziò a temere, da più parti, per una possibile convergenza con gli obiettivi dell’Armata Rossa. Una alleanza con la Jugoslavia di Tito, le cui azioni contro gli italiani e gli eccidi delle Foibe macchiavano di sangue i trattati di pace, era da scongiurare nel modo più assoluto. E non erano solo gli alleati anglo-americani a temere questo sodalizio, anzi, erano gli italiani ad essere preoccupati, in special modo visti i legami del PCI nazionale con quello sovietico. E sulla spinta di questo sentimento di difesa, alcuni comandanti dell’ormai disciolta Brigata Osoppo, decisero di radunare alcune persone, ovviamente su base volontaria, in grado di porsi come forza di intervento tra la possibile avanzata comunista ed i territori italiani. Il clima politico internazionale era incandescente, il Trattato di Parigi, che avrebbe definito il confine orientale italiano, si sarebbe tenuto solo nel 1947, e nel frattempo la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia minacciava di impossessarsi di alcuni territori.

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Inoltre i reduci combattenti delle formazioni gappiste aderenti al PCI, in particolare quelli delle Brigate Garibaldi, avevano atteggiamenti di contrasto con chi non aderiva alla loro ideologia politica, tanto più che nel 1944 una compagine della stessa Brigata, la Natisone, si era posta sotto il comando del IX Korpus sloveno. Si trattava di una formazione militare dell’esercito jugoslavo che, in seguito alla ritirata delle truppe naziste aveva occupato Udine, Cividale del Friuli, Tarcento e la Val Canale, senza averne titolo, e per questo respinta oltre il confine da ciò che restava di un Esercito Italiano smembrato, riunito sotto il nome provvisorio di Corpo Volontari della Libertà.

cms_6647/3.jpgFurono proprio queste circostanze a preoccupare il Generale Raffaele Cadorna, comandante provvisorio del Corpo, convincendolo ad autorizzare la formazione di un’organizzazione segreta, in grado di monitorare la zona orientale, intervenendo in caso di necessità. Inizialmente venne stabilito di denominarla “Osoppo-Friuli”, e successivamente 3° Corpo Volontari della Libertà. Poteva contare su circa 4.500 uomini, tutti volontari. Si seppe della sua esistenza in seguito ad un conflitto a fuoco, nel 1948, contro l’Esercito Popolare Jugoslavo. Fu nell’aprile del 1950 che lo Stato Maggiore dell’Esercito la trasformò in un’organizzazione paramilitare segreta, “Organizzazione O”, costituita da 256 ufficiali, 496 sottufficiali e 5.728 militari semplici, alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio. Anche gli Stati Uniti, con la stabilizzazione dei confini europei, premevano affinché fosse tenuta in essere. Solo nel 1956, sulla scorta delle rassicurazioni circa la stabilizzazione di tutti i confini nazionali, l’”Organizzazione O” venne sciolta, con la redistribuzione di materiale bellico nelle caserme dell’Esercito Italiano. L’Italia non necessitava più di una struttura segreta a contrasto del nemico comunista, ed è solo un caso che nello stesso anno ne venne fondata un’altra che assumerà la denominazione di Gladio.

Paolo Varese

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