IL PORTO DELLE NEBBIE

PORZUS 1945

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Faceva freddo nelle malghe di Topli Uork, in provincia di Udine, quel 7 febbraio 1945. La guerra che aveva incendiato l’Europa stava per concludersi, i nazisti erano in ritirata, ed i partigiani, divisi in brigate indipendenti, cercavano per quanto possibile di riappropriarsi dei territori, contrastando non solo il nemico tedesco ma anche chi voleva estendere i propri confini. Al confine con la Jugoslavia si trovavano gli appartenenti alla divisione Osoppo, partigiani non aderenti al PCI, tra cui cattolici, azionisti, indipendenti, ossia i cosiddetti fazzoletti verdi, cioè coloro che non indossavano il rosso dei partigiani comunisti. E quella mattina di febbraio questi combattenti non allineati videro arrivare circa un centinaio di altri combattenti, loro si partigiani comunisti, guidati da Mario Toffanin, nome in codice Giacca. Diranno di essersi rifugiati presso le malghe in seguito ad uno scontro con le truppe nazifasciste, chiedendo ricovero ai loro fratelli della Osoppo. Una trappola in realtà, poiché una volta accolti all’interno delle malghe, abitazioni rurali tipiche della zona, scatenarono tutta la loro violenza contro i fazzoletti verdi, uccidendone circa una ventina, tra cui il Comandante della Osoppo, Francesco De Gregori, zio dell’omonimo cantautore, Guido Pasolini, fratello dello scrittore e regista ucciso sul litorale romano anni dopo, ed una donna, prigioniera politica sospettata di essere in contatto con i nazisti.

cms_6704/2.jpgSi salverà il comandante Aldo Bricco, che avrebbe dovuto iniziare il suo mandato entro pochi giorni, in quanto creduto morto dopo essere stato raggiunto da una scarica di mitra alle spalle. Di questo eccidio si cercò di non parlare, si provò a confondere le carte, asserendo che quelli della Osoppo erano in combutta con i fascisti reduci di Salò, ma in realtà ciò che avvenne fu uno scontro politico, fratelli contro fratelli in nome di ideologie contrapposte. Effettivamente la X MAS, un battaglione fascista, cercò un’alleanza con la Osoppo, al fine di difendere congiuntamente il confine orientale contro una possibile invasione slava, ma non venne mai stretto alcun accordo in tal senso, anche se la propaganda comunista cercò di utilizzare questa informazione per giustificare l’eccidio una volta che si venne a sapere dell’accaduto. Nel corso degli anni si tennero molti processi per cercare di stabilire la verità, e la Corte di Assise di Firenze confermò la non esistenza di legami tra Osoppo e X MAS. Risultarono invece veritiere le pressioni esercitate dagli sloveni e dalle brigate aderenti al PCI affinché la Osoppo passasse sotto il diretto comando degli sloveni. Lottare contro il nemico nazista doveva significare per forza un’adesione alla visione comunista? Lo stesso Commissario Politico della Divisione Garibaldi, Natisone, dichiarò che tutti i partigiani del settore orientale avrebbero dovuto sottostare agli ordini delle forze slave, citando una nota ufficiale del PCI secondo la quale chi non avesse appoggiato gli slavi sarebbe stato dichiarato nemico del popolo italiano, in quanto l’unica politica sostenibile era quella democratica popolare progressista di Tito, e non quella democratica dell’Inghilterra. Ma quale fu il vero crimine della Osoppo, a parte non aderire all’ideologia comunista? L’aver creato scuole per educare alla politica, esser ricorsa allo scambio di prigionieri con la mediazione del Vaticano, ed ancora non aver ceduto alla violenza se non come ultima risorsa. Oltre ad aver promosso la creazione di uno stato democratico in cui avere tutti un proprio spazio. Questi furono i crimini di cui si macchiarono i partigiani della Osoppo. E perciò furono puniti, per non essersi piegati alla dottrina comunista, per non aver accettato di cedere i territori agli slavi.

cms_6704/3.jpgCi furono campagne di controinformazione da una parte e dall’altra, ricostruzioni partigiane ed indagini interne, e diversi processi. Il primo nel 1948, ma nel frattempo l’eroico comandante Toffanin si era rifugiato in Jugoslavia, dove morì nel 1999, con la pensione pagata dall’Italia. E come lui tanti altri, in Jugoslavia come in Cecoslovacchia, mentre anche il processo di appello condannava la strage come inteso a cedere una parte del territorio italiano agli sloveni. La corte di Cassazione confermò il giudizio, ed ordinò un nuovo processo da tenersi a Perugia, per il reato di tradimento, che però venne chiuso senza condanne grazie ad un decreto presidenziale di amnistia anche per i reati di natura politica. Dall’eccidio ad oggi ci sono state diverse ricostruzioni, diverse interpretazioni, scrittori e storici hanno analizzato tutti i partecipanti all’azione, ma nessuno ha mai chiesto scusa. La verità rimarrà sepolta sotto la neve, dove in primavera spunterà il fiore del partigiano ucciso dal proprio fratello.

Paolo Varese

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