IL PROBLEMA DELL’AUTENTICITA’

Di Doriana Greco ((Scuola di Alta formazione per l’insegnamento del Restauro MiBACT)

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cms_19276/0.jpgUna delle domande che mi è stata posta più spesso riguardo il mio lavoro è come sia possibile distinguere un’opera originale da un falso.
La risposta deriva da un’attenta analisi di ogni possibile indizio che l’opera in questione ha da sottoporre al nostro vaglio.

Lo studio dell’iconografia e dell’iconologia è prettamente appannaggio degli storici dell’arte. Il restauratore, invece, si occupa di guardare da vicino aspetti legati al materiale che spesso costituiscono prove inconfutabili dell’autenticità.

Prendiamo, ad esempio, il caso dell’analisi di un dipinto: stabilita la tecnica esecutiva (tempera, olio...) e approfondito lo studio delle fonti si verifica se esso sia compatibile o meno col periodo artistico ipotizzato o con le consuetudini esecutive dell’autore.

In secondo luogo, attraverso analisi chimiche è possibile conoscere l’esatta composizione di pigmenti e leganti e confrontarli con quelli di altri dipinti che il pittore ha realizzato nell’arco della sua carriera.

Per quanto riguarda il supporto, nel caso di una tela, è necessario rilevare al microscopio con quale fibra tessile sia stata realizzata mentre, nel caso di un dipinto su tavola, si studia con l’aiuto di biologi il tipo di legno impiegato e la sua provenienza geografica. Si cerca poi di attribuirgli una datazione tramite il sistema di conteggio degli anelli di accrescimento.

Attraverso indagini con infrarosso si riesce a definire come il pittore abbia effettuato il disegno preparatorio: a mano libera (con carboncino o sanguigna), ricalcando dei cartoni di figure già pronti o incidendo leggermente con uno strumento apposito gli strati preparatori sottostanti, tecnica usata soprattutto per tracciare linee rette di architetture e di sfondi.

Tutte le informazioni ottenute sono apparentemente di poca importanza ma, sommandosi alle altre, contribuiscono a delineare una panoramica completa su ogni singolo aspetto dell’opera d’arte. Persino mediante un microscopio digitale portatile si possono osservare la direzione delle pennellate, la presenza di velature o eventuali strati pittorici sovrapposti.

Recentemente in occasione del restauro da parte dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze dell’Adorazione dei Magi, opera incompiuta di Leonardo, sono state rilevate le impronte digitali del Maestro: quale evidenza più lampante di questa?

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