IL PROBLEMA DELLA FORZA NELL’ILIADE. LA GUERRA DI TROIA - (III^ PARTE)

L’opinione del filosofo

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AGAMENNONE E ACHILLE

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Nel dirompente conflitto fra Agamennone e Achille, sul quale l’Iliade si costruisce, si consuma la crisi della società omerica nell’ impossibilità di sopravvivere o di trasformarsi in città. Nel conflitto entrambi i contendenti hanno ragione, all’interno del sistema di valori che condividono, poiché nessuno dispone di valori ulteriori, in qualche modo universalizzabili, che possano fungere da riferimento accettabile per un superamento o per una possibile mediazione tra i rivali.

Ha ragione Agamennone: costretto a privarsi di una parte del suo bottino, direttamente commisurato alla sua dignità, che da questa privazione viene dunque lesa, per il volere di un signore più potente quale è Apollo, che esercita il diritto di reintegrarlo con una porzione equivalente a quella di Achille. La precaria sovranità di Agamennone sull’esercito dei greci si fonda proprio sulla superiorità del kratos, suo personale e della comunità che gli obbedisce, rispetto agli altri eroi e ai loro gruppi. Ma è chiaro che questa legittimazione frana non appena le si opponga una forza equivalente e non immediatamente assoggettabile.

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Si tratta certo di hybris, ma questa è funzionale alla dinamica della arete eroica, necessaria alla vitale difesa dell’onore. Anche quando è disposto ad una parziale riparazione, in nome della vittoria dell’esercito al suo comando, Agamennone non può transigere sulla necessaria sottomissione di Achille: “Si pieghi, mi presti obbedienza, ch’io sono più re (basileuteros) di lui, non solo, e mi vanto d’esser più vecchio d’età”.

Ma a questa ragione che potrebbe stabilire una gerarchia e dunque una mediazione fra di loro, Achille contrappone una forza non inferiore a quella di Agamennone: se la sua forza non è inferiore, Achille ha ragione quanto Agamennone; la hybris che egli ha subito non può venir giustificata dall’unica legittimazione possibile, la sua sottomissione a un sovrano più forte. La prima mossa di Achille consiste infatti immediatamente nel rifiutare qualsiasi diritto di Agamennone alla sovranità, su se stesso e sull’intero esercito: “agli altri comanda questo, ma non a me darai ordini; io non ti obbedirò”.

Crollato il fragile diaframma della sovranità di Agamennone, vien meno qualsiasi garanzia di coesione dell’esercito come potenziale comunità politica; la reazione immediata di Achille è quella di sciogliere l’assemblea e di risolvere il conflitto nell’unico modo che conosce, mettendo mano alla spada. Questo gli è impedito dall’intervento diretto di Atena, una dea molto potente che per giunta propone una sorta di vantaggioso patto di sudditanza agli dèi. Ma la stessa Atena, se può evitare un’immediata soluzione cruenta del conflitto, non lo può risolvere, anzi, impedendo la vendetta, rende il torto subito da Achille del tutto inestinguibile.

Il ricco dono riparatorio che Agamennone offre ad Achille, sette città e la mano di una sua figlia, risponde a un disegno preciso, quello di sostituire all’impossibile sovranità politica la vecchia, ben nota signoria dell’oikos. Diventando genero di Agamennone, Achille entrerebbe nella sua famiglia, e sarebbe finalmente costretto ad accettarne la supremazia di padre e di re: ad essa non avrebbe più alcuna ragione da opporre.

cms_25786/3v.jpgNello splendido discorso in cui rifiuta questa offerta, Achille si mostra ben consapevole di questa insidia: no, non avrà altro oikos se non quello di suo padre Peleo, altra sposa se non quella che Peleo stesso sceglierà per lui.

I doni di Agamennone non solo non riparano la hybris inferta, ma persistono subdolamente in una tenace volontà di assoggettamento, né 9e’ possibile alcuna riconciliazione.

Achille rientra in guerra non in nome della causa dei Greci ma per una necessità personale.

Quella di vendicare l’amico Patroclo: questa è una guerra fra il suo oikos e l’oikos di Priamo e di Ettore, tanto che, effettuata la vendetta su quest’ultimo, egli concede a Priamo una tregua altrettanto privata; mai più, del resto, Achille accetterà di sedersi a banchetto con gli altri greci.

cms_25786/4v.jpgL’ambiguità della posizione di Achille si identifica, a questo punto, con il problema morale fondamentale dell’Iliade.

L’esistenza di un’impresa collaborativa come l’esercito dei Greci, con una sua struttura sia pur precariamente politica e un suo tentativo di centralizzazione del potere, rende l’atteggiamento dell’eroe anomalo e selvaggio. E tuttavia, Achille realizza fino in fondo la ferrea logica della morale eroica, sulla quale la società omerica è centrata.

Da questo punto di vista, l’anomalia è costituita precisamente da quell’esercito e da quell’impresa, per la quale non esistono né le condizioni sociali né i presupposti necessari nella irrorale individuale. Così Achille, dopo l’offesa ricevuta, “mai all’assemblea si recava”: ma l’esistenza di un’agora come luogo decisionale fra pari, normale forse per l’ascoltatore dell’Iliade, non lo è certo per il signore guerriero la cui arete viene proposta a modello. Così ancora, secondo il rimprovero di Aiace, “Achille ha reso selvaggio il suo gran cuore nel petto; oh crudele! non gli importa l’amicizia dei suoi compagni”.

Alla fine del poema, Apollo — destinato a diventare il dio politico per eccellenza, oltre che il dio filosofo — rimprovera all’eroe di comportarsi al modo di un leone selvaggio, quando appunto la forza leonina è il cuore di quella virtù che lo costituisce come tale: “Achille che sana ragione non ha, non ha animo trattabile in netto, sa solo cose selvagge, come leone quando alla sua gran forza, al cuore superbo obbedendo, va tra le greggi degli uomini a procacciarsi il cibo. Così Achille ha distrutto ogni pietà, né rispetto c’è in lui”.

Achille realizza fino in fondo la ferrea logica della morale eroica, sulla quale la società omerica pure è centrata: l’anomalia è costituita precisamente da quell’esercito e da quell’impresa, per la quale non esistono né le condizioni sociali né i presupposti necessari nella morale individuale. Nulla di tutto questo può aver senso per Agamennone e le altre figure eroiche della società omerica. Dice Agamennone, giustificando l’errore che gli viene imputato: “Spesso questo discorso mi facevano gli Argivi e mi biasimavano; pure io non son colpevole, ma Zeus e la Moira e l’Erinni che nella nebbia cammina; essi nell’assemblea gettarono contro di me stolto errore quel giorno che tolsi il suo dono ad Achille”.

cms_25786/5v.jpgMa anche i gesti non compiuti per diretta istigazione divina non possono venir riferiti al controllo di una soggettività responsabile di deliberazione volontaria. Nell’uomo omerico, la vita, l’emozione, l’azione appaiono dispersi in una pluralità di esperienze non accentrabili intorno ad un io consolidato: “Ed ecco dentro di me, nel petto, il thymos con voglia maggiore si volge a lottare e a combattere, e sotto fremono i piedi e sopra le braccia.” Il thymos, il principio della passione, della risposta emozionale, dunque il maggior ispiratore dell’azione, agisce secondo una dinamica autonoma e incontrollabile: l’eroe può così pensarsi come soggetto ad una costrizione psichica, che gli si impone al pari di quella divina, e come questa gli è in qualche modo esterna, che dipenda o no, a sua volta, dalla volontà degli dèi.

cms_25786/6v.jpgQualche secolo dopo, un’etica matura come quella aristotelica, l’etica nicomachea, avrebbe tracciato la distinzione fra azioni volontarie e involontarie, assegnando soltanto alle prime la responsabilità, quindi l’imputabilità morale. Da questo punto di vista, tutte le gesta compiute nell’Iliade sarebbero, a rigore, da considerarsi involontarie, tuttavia, almeno in una occasione Agamennone avverta la necessità di dichiararsi estraneo ad un gesto che egli ha compiuto, e che Io faccia in un contesto potenzialmente politico com’è l’assemblea di quell’esercito che il suo gesto ha messo in pericolo, significa ancora una volta l’aprirsi di una crepa, di una contraddizione.

Fine della terza parte

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La prima parte al link:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_PROBLEMA_DELLA_FORZA_NELL%E2%80%99ILIADE__LA_GUERRA_DI_TROIA_(I%5EPARTE)_25589.html#.YlwzHOhByUk

La seconda parte al link:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_PROBLEMA_DELLA_FORZA_NELL%E2%80%99ILIADE__LA_GUERRA_DI_TROIA_-_(II%5E_PARTE)_25688.html#.YmQfr9pByUk

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Gabriella Bianco

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