IL RAPPORTO TRA IL MONDO E LA CULTURA POP

Le sigle dei cartoni e l’opinione di Francesco Artibani su ciò che dovrebbe apparire su “Topolino”

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Come il mondo può influenzare la cultura pop e come questo rapporto sia duale è esemplificato da un recente e drammatico avvenimento: a causa di un infarto, a soli 59 anni, è morto Roberto Draghetti. Questo nome non suona nuovo agli appassionati di doppiaggio: è stato la voce di molti personaggi, tra cui il sovrintendente Charmes de I Simpson e Chef Hatchet de A Tutto Reality, ma soprattutto dell’attore Jamie Foxx nelle versioni nostrane dei suoi film. Il doppiaggio, campo nel quale l’Italia orgogliosamente primeggia, è un ottimo esempio di come la cultura pop influenza il mondo: molti attori e molti personaggi sono associati e legati a doppio filo con alcune voci nostrane. Giusto per citare qualche esempio: Will Smith è sempre accompagnato da Sandro Acerbo, il personaggio Ash Ketchum dell’anime Pokémon da Davide Garbolino, Topolino da Alessandro Quarta nelle sue apparizioni animate.

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Sulla musica si sprecherebbero fiumi di parole, pleonastico soffermarcisi. Meritano una piccola parentesi le sigle dei cartoni animati, associate agli intramontabili Giorgio Vanni e Cristina d’Avena, supportati dal team composto principalmente da Massimiliano Longhi, Alessandra Valeri Manera e Daniele Cuccione. Le sigle, ai primi tempi (ovvero quando Jeeg Robot e Mazinga erano gli anime più in voga, ora dei veri e propri cult) erano viste come le “canzoni dei nerd”, salvo poi diventare dei veri e propri capolavori in musica. Questo avviene proprio perché è cambiata la concezione di questo genere di cultura, tanto che nel mondo ora i cantanti delle sigle tengono persino dei concerti ad esse dedicati. A questo punto è chiaro il concetto di “cultura pop”, un mondo (è il caso di dirlo) in costante evoluzione.

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L’esempio migliore dello stretto rapporto tra gli avvenimenti del mondo e la cultura pop, in Italia, è il libretto Topolino. Nel giornaletto articoli, storie e personaggi sono fedele riproposizione di come il mondo cambi e si rivoluzioni quasi ogni giorno. Nei numeri degli anni ’60 le vignette ritraevano cabine telefoniche, ora invece tutti gli abitanti di Topolinia e Paperopoli utilizzano telefoni cellulari estremamente somiglianti a quelli in commercio. Inoltre, in tante avventure compaiono parodie di famosi VIP o personaggi di opere (L’Inferno di Topolino, in tal senso, è quanto di più bello sia apparso tra le pagine del settimanale), diventando educative per i bambini e fonte di acculturamento o ripasso di nozioni già apprese per i più grandi.

A proposito di chi potrebbe comparire in qualche storia futura, è nato un interessante dialogo tra lo sceneggiatore Francesco Artibani (tra le sue opere più famose il cartone Monster Allergy e la cosiddetta Saga di Pikappa, composta da PKNA – Paperinik New Adventures, PK2, il reboot PK – Pikappa e PKNE – Paperinik New Era) e alcuni fan su Twitter dopo un riferimento di Matteo Salvini, il quale aveva scritto: “Se voglio leggere un fantasy leggo Topolino” (in questo caso “fantasy” ha un’accezione negativa, a voler indicare qualcosa di assurdo). Il primo appassionato chiede ad Artibani come mai Salvini non venga parodiato al pari di altri politici e come mai Topolino non tratti questo argomento, preferendo concentrarsi su altro.

La risposta dello sceneggiatore è esemplificativa di come il giornaletto, edito prima da Mondadori e Disney Italia e ora da Panini Comics, si adatti al mondo e lo plasmi: “Finire su Topolino è un onore che tocca solo a persone meritevoli che si sono distinte in qualcosa”. “Collochiamo i personaggi nel loro periodo storico, quando sono comparsi Agnelli e Berlusconi era perché rappresentavano il miliardario lontano dalla politica – ha aggiunto, in risposta a chi gli chiedeva come mai fossero comparsi l’Avvocato e il Cavaliere molti anni fa – oggi di sicuro non c’è spazio per la politica e i suoi rappresentati, il settimanale parla d’altro ed è al di sopra delle parti”. Piccolo appunto: il libretto ha ospitato storie di genere fantasy, tra cui Le cronache della spada di ghiaccio e Wizards of Mickey.

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Storie come “Casablanca” di Giorgio Cavazzano (parodia del famoso film), la saga di “Topalbano” o de “Lo strano caso del Dottor Ratkyll e Mr. Hide” (con rimandi che fanno sorridere), insieme a tutto quanto detto sopra, sono la dimostrazione lampante di come la cultura pop sia intrecciata a doppio filo con il mondo e lo influenzi, prendendone il meglio e facendo di tutto per aumentare lo scibile dei fruitori. E indurli a costruirsi una propria opinione, critica, su ciò che manda avanti la vita.

Francesco Bulzis

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