IL REGALO DI NATALE

Natale, sperando in un regalo di pace al nostro mondo

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E’ Natale, si accendono le luci, si accende anche l’insegna di quell’ultimo caffè. Le strade saran piene, le vetrine deliziose, una mamma con la carrozzina cigolando girerà. Alzi la mano chi ha comprato i regali prima del tempo massimo, pochissime persone immagino lo abbiano fatto, per il resto noi, i comuni mortali, anzi, quelli dei salti mortali per gestire gli impegni, rimanderemo fino all’ultimo momento. Sarà perché fino alla fine non abbiamo idea del budget, sarà perché qualcuno non vuole fare regali per una storia che finirà dopo capodanno, sarà perché tanti di noi preferiscono guardare le vetrine e farsi un’idea per poi tornare in quel negozio dove avevano visto l’oggetto giusto, solo per scoprire che è terminato. A Natale si intrecciano i vissuti di tutti, si intersecano la gioia e la noia, la voglia di donare e l’obbligo di regalare. Ultimamente inoltre ha preso piede la moda del riciclo, regalare oggetti ricevuti ma che non sono piaciuti, e chissà a chi toccherà questa volta la lampada in conchiglie muschiate oppure il piatto multicolore che sta male ovunque. Natale, dovrebbe essere una festa, la famiglia riunita, anche quella allargata, come si dice, Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi, purchè i tuoi non siano noiosi e tristi o magari anziani e allora Natale in montagna e poi si manda un messaggino di auguri.

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Ma Natale è soprattutto la festa dedicata ai bambini, quanta emozione nello scartare i regali, e trovare esattamente ciò che hai comprato insieme ai tuoi genitori, lo stesso modello di telefono o di videogioco, quanta gioia nella conferma che Babbo Natale non esiste, che altrimenti portava quei giochi in legno e stoffa che non fanno trendy e soprattutto che presuppongono l’utilizzo non condivisibile sui social network. Ci salvano solo i bimbi sotto i 5 anni, ancora ingenui, teneri, con gli occhi che brillano già solo nel vedere la carta colorata, che strappano l’involucro come se dovessero trovare un tesoro. Ma Natale è anche il cenone, la tradizione, di pesce, e che ci importa se qualcuno lavora, se alcuni non avranno sorrisi ma tristezza a colorare una vita che proprio non decolla, una cena che saprà di amaro, di pareti grigie. Natale in una nazione dove ormai ci sono tante religioni diverse, che invece di unire dividono e separano, e per non urtare le sensabilità più disparate non si metteranno animali nel presepe, i pastori si ma purchè siano pagati gli straordinari e tanto per non sbagliare ci mettiamo anche un paio di sindacalisti, ed in alcuni casi il presepe non si allestirà affatto, si addobberà solo l’albero, che di palle e pallonari siamo pieni.

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Natale, e chissà che questa volta non ci facciano il bel regalo di regalare un giorno di pace a questo povero pianeta colorato di tante luci, che a volte purtroppo sono i fuochi della guerra.

Paolo Varese

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