IL RISVEGLIO DELLA COREA DEL NORD

Lanciati missili sul mare del Giappone; si rischia un nuovo fronte bellico, dopo quello ucraino

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Status quo. La definizione enciclopedica definisce queste due parole derivanti dal latino come una situazione di partenza, divenuta col tempo stabile o abitudinaria, che può essere rotta nel suo equilibrio. Adattato al contesto mondiale odierno lo identifichiamo con l’Ucraina che cerca di difendere i propri territori con le unghie e con i denti, USA e Russia che si parlano in cagnesco, e la Cina che prova a mettere il guinzaglio a Taiwan. Nel parterre di attori che recitano una tragicommedia che ha come palcoscenico il mondo intero, ne manca uno che in passato ha fatto parlare di sé e non per questioni positive. È la Corea del Nord, che ha deciso di uscire dal letargo e l’ha fatto alla sua maniera. “Misure di contrasto giustificate” le definisce Pyongyang, facendo riferimento al lancio di due nuovi missili che hanno sorvolato il Giappone. “Vanno a contrastare le esercitazioni congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud, avvalsesi della portaerei Ronald Reagan e dell’ONU”.

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Il rapporto offerto dalla Guardia Costiera nipponica e dallo Stato Maggiore della Corea del Sud riferisce che trattasi di SRBM, short range ballistic missiles, ovvero missili balistici a corto raggio: il primo ha descritto una traiettoria di 350 chilometri ad un’altezza di 100, il secondo invece è volato fino a 800 chilometri di distanza ma ad un’altezza ridotta della metà. Le cifre sono fortemente irregolari, il che ha fatto immediatamente supporre che ci siano state delle manovre direttamente in volo. Questo nuovo test missilistico dovrebbe fare notizia, dopo appunto un silenzio prolungato da parte di Kim Jong-Un, ma da quelle parti non si esulta neanche più. La parte del leone nella propaganda nordcoreana ora è rappresentata solo da eventuali cambi di strategia politico-militare. Gli scopi di questi lanci? Ovviamente richiamare l’attenzione geopolitica di Seul e soprattutto Washington, come a voler dire “non dimenticatevi di me, io sono ancora qui”.

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E dopo aver ignorato per mesi questa minaccia alla fine anche gli Stati Uniti hanno deciso che non era più il caso di fare finta di nulla: le forze americane schierate in prossimità del punto di oceano colpito dai missili hanno dato pan per focaccia, attaccando obbiettivi che fungevano da basi nordiste. Durante il consiglio di sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite Cina e Russia, come preventivabile, si sono rifiutate di approvare ulteriori sanzioni contro il dittatore Kim, e l’ambasciatrice americana Linda Thomas-Greenfield non le ha mandate a dire: “denunciamo lo sforzo evidente di Cina e Russia per ricompensare la Corea del Nord per le sue cattive azioni”, evidenziano particolarmente come “due Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza proteggono Kim Jong-Un e gli permettono di fare quello che fa”. E non sarà per nulla un qualcosa di positivo, come le premesse di questa situazione annunciano incontrovertibilmente.

Francesco Bulzis

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