IL TEMPO NELLA FILOSOFIA

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Questo concetto di numero abbinato al tempo lo troviamo in Aristotele. Aristotele rifiuta che il tempo sia una categoria inesistente che sarebbe tale se lo concepissimo come un passato che non esiste più, o un futuro che ancora non esiste, e un presente che è impossibile afferrare in quanto l’attimo che era futuro immediatamente diventa passato. Quindi Aristotele rifiuta la conseguenza di questa ineluttabilità del tempo che sarebbe la sua non esistenza e opta per la teoria che il tempo è moto e quindi è numerabile, cioè la numerazione giustifica la sua esistenza.

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Aristotele (383, 384 a.C. – 322 a.C.)

Aristotele prosegue dicendo che per fare questa operazione occorre l’esistenza dell’anima, ma è una considerazione ovvia in quanto nessuno potrebbe parlare del tempo se non esistesse qualcuno in grado di numerarlo. Altre cose appartengono all’eternità: esempio che 2+2 fa 4 in quanto sono fuori del tempo, a prescindere dalla sua esistenza. Conclude che comunque il tempo è increato: c’è sempre stato il movimento, e sempre ci sarà, perché non ci può esser tempo senza movimento, e tutti, secondo lui, ammettono che il tempo sia increato.

Questo concetto di essere increato potrebbeavorire la logica biblica di una creazione ab aeterno, quindi increato come è l’eternità.

La Bibbia però dice che il tempo viene creato, (In principio Dio creò) anche se in contemporanea con la creazione, e quindi senza la creazione il tempo non avrebbe diritto all’esistenza non servirebbe. Quello che dice Kant invocando la categoria a priori, dice che il tempo ha senso solo nella creazione, cioè senza questa categoria non ci sarebbe la creazione e il mondo creato non sarebbe interpretabile. L’eternità, come abbiamo detto, non ha bisogno del tempo, neanche se fosse conseguenza del moto e quindi della possibilità di numerarlo.

A questo punto bisognerà rispondere alla prima domanda del Du Sautoy: esisteva il tempo prima del big bang?

La domanda è intrigante. Partiamo da un’altra definizione di tempo, anzi più che definizione un concetto del tempo, quello di Kant

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Immanuel Kant (1724 – 1804)

Kant dice che il tempo, insieme allo spazio, è una categoria “a priori”, cioè è una categoria senza la quale non si può avviare il processo della creazione e la conseguenza della conoscenza. E’ la conditio sine qua non per avviare quei processi. La conoscenza è il processo mentale con cui l’uomo attraverso i cinque sensi si orienta nella complessità del mondo esterno. E il mondo esterno gli appare subito come una sequenza temporale espressa principalmente nell’alternarsi del giorno e della notte, ad esempio.

Tornando alla Bibbia dalla quale si può dedurre che il tempo è in contemporanea con la stessa creazione, e quindi è l’elemento che dà alla creazione la possibilità di avviare il suo processo immediatamente consequenziale alla creazione e cioè il processo della conoscenza e dell’evoluzione che la Bibbia presuppone, intrinsecamente, con le varie fasi della creazione stessa, contenuta nella sequenza dei sette giorni.

Ma il muro che si erge davanti a qualsiasi ipotesi è la risposta alla domanda del De Sautoy del tempo prima del big bang: se Dio è eterno, come è possibile che ad un certo punto del tempo decide di dare origine a qualcosa che è altro da sé, e cioè la materia?

cms_21210/3.jpgSarebbe una enorme contraddizione. E qui varrebbe ad ammettere che Dio, anche lui, vive nel tempo.
Quindi la domanda se il tempo esisteva prima del big bang è una domanda la cui risposta, se avesse degli appigli logici, potrebbe permetterci di abbattere questo muro.

Infatti se il big bang fosse veramente l’origine dell’universo, e di conseguenza la risposta dovrebbe essere no, perchè il tempo non poteva esistere per il semplice fattoil big bang è databile e quindi ha un punto temporale nella storia, e quindi nel tempo, e cioè circa 15 miliardi di anni fa dovrebbe coincirede con l’inizio del tempo stesso, ma questo ci porrebbe davanti alla contraddizione contenuta nel concetto di eternità… Dio non sarebbe eterno e a quel punto non avrebbe senso la sua esistenza e non potrebbe essere lui la causa ultima dell’esistenza.

Se, invece, provassimo a rispondere sì, il tempo esisteva, questa ipotesi ci aprirebbe la possibilità di un’altra visione del mondo e potrebbe dare consistenza all’ipotesi della creazione ab aeterno.
In altre parole poiché in Dio non c’è la categoria tempo, non è pensabile che Dio a un certo punto decide di creare qualcosa di altro da sé e cioè la materia.

Un Dio non eterno, però, non potrebbe essere Dio, per definizione.

Allora non ci resta che analizzare l’ipotesi che il tempo doveva esistere prima del big bang perché il big bang non è che una tappa della creazione. Cioè l’esplosione avviene 15 miliardi di anni fa, ma 15 miliardi di anni fa è il momento nel quale si verifica il fenomeno dell’esplosione, in realtà quella energia esisteva già in contemporanea all’esistenza di Dio, quindi il tempo esisteva già e il big bang non è che una tappa successiva della creazione e quindi farebbe parte del fenomeno evolutivo.

A questo punto potrebbe apparire logico il concetto della Bibbia che ci descrive Dio come Signore del tempo.
La conseguenza sarebbe che l’universo coincide con l’eternità e che esso è destinato ad essere senza fine ma con l’aggiunta logica della categoria tempo che ci permette di descriverne le tappe evolutive che garantisce sia la trasformazione che la conservazione.

Il principio che nulla si crea nulla si distrugge potrebbe confermare questa ipotesi.

Il passo successivo è che l’ipotesi che il tempo esisteva, si rapporta e armonizza perfettamente con il fenomeno big bang, e con tutte le altre scoperte scientifiche dal principio di gravità di Newton, alla teoria della relatività di Einstein, fino alle ultime scoperte sul bosone di Higgs, e altre uleriori scoperte che ci faranno conoscere megio i fenomeni avvenuti nello scorrere del tempo e rese possibili dalla contemporanea “creazione” della categoria tempo.

La conclusione, dal mio punto di vista, è che è possibile dare una risposta alla domanda del Du Sautoy. Il tempo esisteva in quanto il big bang, qualora diventasse una categoria scientifica, è compresa nel fenomeno evolutivo della creazione.

Ercole Ferretti

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