IL TRATTATO DI SCHENGEN “SCRICCHIOLA”

Anche Svezia e Danimarca reintroducono i controlli alle frontiere in deroga temporanea a Schengen

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L’emergenza immigrazione dovuta alle crisi internazionali si ripercuote sull’Europa che ha deciso un’altra stretta alla libera circolazione alle frontiere. La zona di libera circolazione europea, l’area Schengen, è ora considerata “in pericolo” dopo la decisione di Svezia e Danimarca di chiudere le frontiere al flusso dei migranti. Sia Stoccolma che Copenaghen hanno infatti deciso di reintrodurre i controlli alle frontiere. Compresi quelli sulle decine di migliaia di pendolari danesi che quotidianamente attraversano il ponte sull’Oresund facendo la spola tra i due Paesi. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre il numero di profughi che giungono in Svezia. Un vero stravolgimento culturale per uno dei Paesi europei che è da sempre considerato un baluardo della libertà ma che forse, proprio per questo, rappresenta una delle mete più ambite dai profughi. Solo nel 2015, infatti, Stoccolma ha ricevuto richieste di asilo da 150mila persone.

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Una decisione analoga a quella di Svezia e Danimarca è stata presa anche da altri quattro Paesi: Norvegia, Austria, Germania e Francia. E, pare, anche l’Italia sarebbe pronta a ripristinare i controlli alla frontiera con la Slovenia. Nonostante la sospensione degli accordi di Schengen sia solamente temporanea, i vertici dell’Unione Europea cominciano a essere preoccupati da questa situazione, perché temono per le sorti di Schengen e dei suoi principi della libertà di circolazione.

Ma che cos’è Schengen? Molti ignorano le origini, la storia e le regole del trattato di Schengen, che è diventato il simbolo dell’Europa unita senza frontiere consentendo la libera circolazione delle persone. Dopo le due devastanti guerre mondiali, ci sono voluti molti anni per abolire le frontiere, garantire la sicurezza e rafforzare la fiducia. La creazione dello spazio Schengen ha costituito una delle principali realizzazioni dell’UE. Schengen principalmente ha abolito i controlli sulle persone alle frontiere interne all’Europa, ma non solo: l’accordo prevede l’applicazione di regole e procedure comuni in materia di visti, soggiorni brevi, richieste d’asilo e controlli alle frontiere e anche il rafforzamento della cooperazione e del coordinamento tra i servizi di polizia e le autorità giudiziarie.

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Garantisce perciò il diritto alla libera circolazione e al soggiorno non collegato a motivi di lavoro. I cittadini degli Stati aderenti sono perciò liberi di attraversare i confini di uno Stato membro senza dover sottostare ad alcun controllo se non giustificato da motivi di ordine pubblico e di sicurezza nazionale. Attualmente aderiscono 26 paesi, 22 dell’Unione Europea e quattro esterni all’Unione: Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtestein. Fanno parte dell’Unione europea e non di Schengen invece Romania, Bulgaria, Cipro e Croazia. Regno Unito e Irlanda partecipano solo ad alcuni aspetti, relativi alla cooperazione giudiziaria e di polizia e dunque hanno mantenuto i controlli alle frontiere.

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Il trattato di Schengen è ora al centro di discussioni, ripensamenti e polemiche a causa della complessa gestione dei milioni di migranti e rifugiati in fuga dal Sud e dall’Est del mondo che cercano di entrare in Europa e con esso, a quanto pare, con i controlli alle frontiere reintrodotti da Svezia e Danimarca, seriamente a rischio quello che il portavoce del ministero degli Esteri tedesco Martin Schaefer ha definito “ uno dei risultati più grandi nell’Ue degli ultimi anni”.

Mary Divella

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