IL VIAGGIO VERSO MARTE SARA’ PRESTO REALTA’?

Anche l’Italia alla scoperta del Pianeta Rosso

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“La conquista di Marte e altre follie”: è questa la frase che meglio riesce a racchiudere, in sole sette parole, gli ambiziosi progetti dell’imprenditore sudafricano (naturalizzato statunitense) Elon Reeve Musk. Un nome di cui sentiremo tanto parlare, forse destinato a entrare nella storia come uno dei più grandi rivoluzionari degli ultimi tempi. E’ sua l’idea – bizzarra, quasi fantascientifica ma allo stesso tempo straordinariamente geniale – di colonizzare altri pianeti del Sistema Solare, portando l’uomo alla conquista di nuovi territori inesplorati in un futuro non troppo lontano. Si parte dal corpo celeste più simile alla Terra, il nostro “gemello” Marte che, viste le condizioni compatibili con la vita umana, potrà ospitare parte della popolazione mondiale già tra 40-100 anni.

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Perché impiegare tante risorse, economiche e non, in un viaggio simile? Per la maggioranza degli umani, che faticano anche solo ad alzarsi dal letto ogni mattina, un’impresa tanto rivoluzionaria e apparentemente “inutile” non è che un oltraggio a quella sana pigrizia che costantemente ci accompagna. La stessa Nasa, pur ritenendola una conquista affascinante, ha più volte rimandato le operazioni per lo sbarco su Marte a causa della sua pericolosità e della mancanza di fondi. Ma l’amministratore delegato di SpaceXsi proietta già in un futuro ancora piuttosto lontano, quando la specie umana dovrà fronteggiare l’esaurimento delle risorse sulla Terra: “Non ho da rivelarvi una profezia sul giorno del giudizio. - sostiene Musk - Però le opzioni sono due: possiamo stare per sempre sulla Terra, dove prima o poi accadrà un evento che ci farà estinguere; oppure possiamo diventare una specie multiplanetaria, e spero concordiate che sia la cosa giusta da fare”. Una “missione” che, forse, sarà in grado di garantire prosecuzione alla specie, facendo dell’imprenditore 46enne un vero e proprio supereroe dello Spazio. “Sono un ingegnere, la figura più vicina a un mago che esista nel mondo reale” ha scherzato lui stesso in una recente intervista.

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Il primo dei tanti sogni del “visionario”, com’è già stato ribattezzato da tanti, si è realizzato alle 15:45 dello scorso 6 febbraio, quando il razzo spaziale Falcon Heavy è partito da Cape Canaveral (Florida) alla volta del pianeta rosso. Nonostante i forti venti, che hanno fatto tardare il lancio di circa due ore, il dispositivo ha “spiccato il volo” portando con sé un carico non indifferente: l’auto elettrica Tesla Roadster, prodotta dall’azienda californiana Tesla Motors, simpaticamente “guidata” da un manichino in tuta spaziale. Si vocifera persino che, al momento del lancio, gli operatori abbiano attivato lo stereo della vettura impostandolo sull’emblematico brano “Life on Mars?” (“Vita su Marte?”) di David Bowie: il pezzo giusto per un piacevole viaggio “on the road” di circa 200 milioni di chilometri!

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Già a poche ore di distanza dalla partenza, gli ingegneri della SpaceX hanno compreso che l’esemplare di Tesla Motor non ce l’avrebbe fatta a immettersi nell’orbita del pianeta rosso: per la gioia del solitario manichino alla guida, il razzo che ospita il veicolo è destinato a superare di gran lunga la distanza Terra-Marte, disperdendosi in chissà quale angolo dello Spazio infinito. Un risultato che, tuttavia, non spegne gli entusiasmi dell’azienda produttrice, né tantomeno quelli del suo patron. Come lo stesso Musk ha ammesso, la riuscita del lancio dal globo terrestre costituisce già un’enorme conquista: nella maggior parte dei casi, infatti, i dispositivi pronti a viaggiare nello Spazio esplodono miseramente a pochi istanti dalla partenza, polverizzandosi. Quando si parla di esplorazione extraterrestre, non ci sono leggi fisiche che tengano: ogni piccola variabile, se non controllata con maniacale attenzione, rischia di sabotare progetti studiati e pianificati per interi decenni. Musk e il suo team conoscono alla perfezione le “regole del gioco”, in un mix di professionalità e passione potente almeno quanto il razzo che sono riusciti a lanciare nell’Universo; di certo il mancato approdo su Marte aprirà le porte a nuovi studi, sempre più accurati, in una strategia vincente che fa dell’errore il proprio punto di forza. Non a caso, Musk è solito ripetere: “Alla Nasa il fallimento non è accettato come risultato. Da noi invece sì. Perché se le cose non falliscono, significa che non stai innovando abbastanza”.

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Anche l’Italia, sebbene in proporzioni decisamente limitate, contribuirà all’esplorazione (per ora ben lontana dall’ambizioso progetto di conquista alimentato da Musk) dell’astro più simile alla cara, vecchia Terra. Una trivella italiana ha appena superato con successo i test di qualifica spaziale che ne sanciscono l’idoneità per la missione europea ExoMars, organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea. “Il lancio è previsto per il 24 luglio 2020, l’atterraggio per il 19 marzo 2021: sappiamo anche l’ora e i minuti esatti. - ha spiegato Jorge Vago, responsabile scientifico dell’impresa - Ora sono in corso i test sui modelli di qualifica dei componenti, mentre l’assemblaggio del modello di volo sarà completato un anno prima della partenza. Sarà molto più ambiziosa e complicata della precedente, per questo ci sono molte più cose da testare”. Il dispositivo made in Italy (prodotto in uno stabilimento di Nerviano, in provincia di Milano), con la sua punta di diamante, perforerà per 200 giorni il suolo marziano alla ricerca di incontaminate tracce di vita. Producendo un foro del diametro di soli 25 millimetri, la trivella invierà al nostro pianeta campioni del sottosuolo del pianeta rosso, che verranno immediatamente analizzati da diversi laboratori competenti. Chissà che non emergano interessanti indizi riconducibili ai nostri presunti “compagni d’Universo” …

Federica Marocchino

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