IL RISO… QUEL RISO!

Tonnellate di riso radioattivo sono finite sulle tavole incolpevoli di noi Italiani?

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Da Fukushima (Giappone) continuano a trapelare informazioni occultate, fino a ieri, all’opinione pubblica sia nazionale che internazionale; inoltre fino ad oggi sono stati fatti errori macroscopici di valutazione (nessuno vuol credere alla eventuale malafede) sull’entità dei problemi riscontrati alla centrale con conseguenti gravi ritardi nelle comunicazioni rivolte all’opinione pubblica. L’ultima notizia riguarda le cisterne di stoccaggio dell’acqua ad altissimo contenuto radioattivo, usata per il raffreddamento delle barre di combustibile contenute nei reattori danneggiati. Secondo quanto ammesso pubblicamente dal Direttore stesso dell’impianto, dr. Akira Ono, un numero non precisato di cisterne, almeno 20, sarebbero state assemblate con parti usate. «Non credo ci siano problemi fino a che le lastre usate resistono e sono tenute insieme da altri componenti più nuovi. Anche le cisterne nuove», ha concluso il Direttore Akira Ono, «possono avere fuoriuscite». In effetti ad agosto dello scorso anno almeno 300 tonnellate di acqua contaminata era fuoriuscita da una cisterna finendo nel terreno e con tutta probabilità anche in mare (a nessuno è dato sapere cosa è successo all’ecosistema).

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Secondo quanto rivelato in settimana da una agenzia di stampa nipponica poi, una quantità notevole di materiali radioattivi è stata dispersa nell’ambiente sempre l’estate scorsa durante i lavori di rimozione delle macerie del terzo reattore della centrale di Fukushima. A confermarlo è stata la stessa Tepco, l’azienda elettrica di Tokyo che amministra l’impianto, durante una riunione della commissione sugli standard nucleari del governo giapponese il 24 luglio: oltre 1.000 miliardi di becquerel di cesio sono stati rilasciati nell’atmosfera in quattro ore, ben oltre i limiti di emissione per ora. Il grave allarme era già stato lanciato qualche giorno fa dal Ministero dell’Agricoltura di Tokyo.

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Il riso raccolto in autunno da ben 14 risaie di Minamisoma, a 25 chilometri a nord della centrale danneggiata da terremoto e tsunami del 2011, conteneva sostanze radioattive al di sopra degli standard di sicurezza fissati a 100 becquerel per chilogrammo. Il Ministero aveva quindi invitato Tepco a prendere contromisure adeguate proprio mentre la utility energetica si prepararava a definire i dettagli della rimozione di altre macerie dall’area dell’impianto. La quantità di detriti provocati dalle esplosioni di idrogeno verificatesi a poche ore dal disastro naturale del 2011 nei reattori 1, 2 e 3 e dai lavori di smantellamento della centrale è notevole: secondo le stime di Tepco ci vorranno altri 13 anni per rimuovere 560 mila metri cubi di macerie, mentre lo spazio di stoccaggio attualmente a disposizione dell’azienda starebbe per finire. Sarebbe oltremodo interessante riuscire a capire che fine ha fatto il riso raccolto in autunno in quelle 14 risaie di Minamisoma. Non sarebbe gradito scoprire, dopo alcuni anni, che quelle migliaia di tonnellate di riso sono finite sulle tavole incolpevoli di noi Italiani!

Francesco Mavelli

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