INNOCENTI VITTIME DI UNA MANCATA TUTELA

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Ancora una volta, attraverso la cronaca funestata da omicidi che hanno visto vittime addirittura minorenni, si è evidenziato quanto drammaticamente sia carente la protezione sociale dipendente dalla burocrazia e da chi dovrebbe tutelare i più deboli; sembrando che, in senso lato, proprio lo Stato sia inerme davanti a troppe vicende tragiche che hanno visto soccombere circa 1500 donne massacrate in ogni modo; mentre, la loro vita spenta nello sbocciare sembra contare tanto meno di quella dei rispettivi assassini che spesso scontano ben pochi anni di detenzione in confronto ai troppi anni negati, in una logica aspettativa di vita, alle giovani vittime.

cms_7301/2.jpgL’ultimo, nell’escalation di lutti che avrebbero potuto evitarsi, ci ha fornito il quadro sconvolgente di un reo confesso diciassettenne, Lucio Marzo, e di una vittima appena sedicenne, Noemi Durini; potendosene desumere solo che erano due ragazzi sbandati e problematici che, in un contesto familiare con un alto grado di conflittualità, vivevano a Specchia piccolo centro del Salento che annovera una comunità di soli 5000 abitanti. Senonché, nonostante il riconosciuto stato di scarso equilibrio psichico dell’omicida con personalità borderline non coerente negli atteggiamenti sfocianti nell’aggressione, per cui era stato sottoposto tre volte al TSO (trattamento sanitario obbligatorio) come, nel caso più recente, dopo il mancato controllo in sfoghi violenti a seguito di abuso di birra; resta il fatto che Lucio Marzo se n’era andato in giro libero di guidare senza patente e, persino, di estrinsecare la sua natura violenta lasciando segni tangibili di lividi da percosse inferte alla fidanzatina Noemi Durini che, infine, ha ucciso essendo andato a prelevarla in macchina per quello che la ragazza, forse, aveva ritenuto un fuggevole incontro che, alle 5 del mattino, vestita di solo pigiama non doveva essere stato neanche l’unico se, più tardi nella mattinata, la sua assenza non aveva indotto una denuncia più tempestiva da parte dei genitori. D’altra parte, non può non rilevarsi che anche una precedente denuncia della madre, circa la pericolosità cui era esposta la figlia per le già patite violenze, sia chiaramente confliggente con quel vivere libero della adolescente che se ne usciva da casa andando in giro in un’ora che richiedeva ancora la tenuta da notte; tale incongruenza, nell’ambito del controllo all’interno della famiglia della vittima, essendosi sommata all’ancora più perniciosa consuetudine della violenta realtà borderline del ragazzo nel suo contesto familiare connotato da omertosa protezione del figlio e da mai sopito rancore per la mal vista invadente fidanzatina.

Altrettanto squilibrio di logiche comportamentali si sarebbe riscontrato nello stesso tessuto sociale del paese di Specchia dove, sia pure nel forzoso silenzio che sembra calato sulla tragedia, ma nel diffondersi di un più o meno sommerso fare ipotesi, si naviga nell’incertezza che il ragazzo sia stato l’unico responsabile di quell’efferato delitto in cui potrebbe essere stato affiancato da suo padre a bordo di una nuova auto Seat. Ma, soprattutto, è sembrato sia emerso un intemperante assecondare la guerra dichiarata e senza esclusione di colpi fra le due famiglie colpite duramente, l’una dal lutto per la perdita della giovanissima figlia e l’altra per la vita rovinata di un figlio ancora minorenne e già da tempo problematico.

Comunque, aldilà di ogni rilievo nell’ambito familiare e nel complesso sociale in cui è avvenuto il delitto, non può considerarsi ininfluente l’assenza di misure preventive cautelari che ci si sarebbe aspettati da parte delle istituzioni locali, anche tenendo conto dell’avvenuto plurimo ricorso al TSO nei confronti di Lucio Marzo e delle denunce che la madre della povera Noemi Durini aveva sporto in relazione alle violenze già subite dalla figlia. Tale concomitanza di situazioni non poteva essere sconosciuta alle autorità che avrebbero dovuto intervenire magari con una prima misura di ammonimento.

cms_7301/funerali-nicolina.jpgPurtroppo, non può neanche sottacersi che la carenza di intervento dello Stato si è evidenziata in pari modo nell’ultimo efferato delitto che, ad Ischitella, in provincia di Foggia, ha visto vittima innocente la quindicenne Nicolina Pacini che, alle h: 7.30 nel recarsi a scuola , è stata colta da colpi di pistola in pieno viso sparati dall’ex convivente della madre Donatella Rago, tale Antonio Di Paola rinvenuto, in fine giornata, morto suicida. Anche in questo caso, pur sussistendo un TSO cui il Di Paola era stato sottoposto, erano rimasti sottovalutati i tanti elementi di allarme come le denunce contro quell’uomo che andava dicendo che avrebbe ucciso i figli e alla Donatella Rago aveva fatto subire scenate in pubblico e violenze, avendo finito con l’ucciderle la figlia per una vendetta trasversale dal momento che la donna, per sottrarsi ad una situazione di pericolo in cui si sentiva lasciata sola, era andata a vivere lontano dalla figlia rimasta affidata ai nonni e ai servizi sociali.

Ancora una volta, quindi, ad una richiesta di tutela è mancata quella risposta pronta ed efficace inutilmente attesa, mentre si preparava la nuova scena di sangue versato da un innocente.

Rosa Cavallo

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