IN CASO DI SI

LA NUOVA PROPOSTA DI LEGGE FORNARO-CHITI SULLA ELEZIONE DEL NUOVO SENATO

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Accese e prevedibili le reazioni degli oppositori alla riforma costituzionale di Renzi durante il dibattito nella trasmissione ‘Porta a Porta’ di mercoledì 23 novembre, ma abbastanza chiarificatrici nonostante le ragioni del no abbiano talvolta prevalso su quelle del si. Il Confronto, Meloni, Toti, D’Attorre (per il no) Tosi, Lorenzini e Renzi, (per il si) con la regia moderatrice di Bruno Vespa, è servito a comprendere le posizioni degli uni e degli altri, ma alla fine si è avuta l’impressione che effettivamente, la svolta che da troppi anni si è tentato di intraprendere, non può che venire agli italiani da un giovane politico intraprendente quale si è dimostrato essere Matteo Renzi, la cui ottima leadership, è stata persino riconosciuta da un altro intramontabile leader, Berlusconi il quale ha sempre saputo rispettare i suoi avversari politici e con Renzi in particolare è stato leale e corretto. (Si ricordino gli abominevoli e memorabili insulti di Di Pietro in Paralamento). Non è un caso infatti che entrambi hanno il dono della sincerità e il coraggio della verità. Non c’è dubbio che la spontaneità di Renzi e il suo voler fare tutto velocemente recuperando gli anni perduti dietro inutili battaglie politiche, abbiano potuto infastidire anche i dirigenti di Bruxelles ma egli va avanti per la sua strada incurante delle critiche, determinato a voler realizzare ciò che in realtà il Paese e gli italiani aspettano da tempo: le riforme. Il dibattito ha chiarito molti punti su cui sicuramente i cittadini in questi ultimi giorni rifletteranno probabilmente ritenendo che forse le ragioni del si potranno essere più necessarie di quelle del no soprattutto dopo le sciagurate predizioni che piovono da più parti nel mondo. Il fatto che lo Stato, con questa riforma, riprenda le redini di settori di utilità nazionale come energia, infrastrutture, sanità.. è certamente un fatto positivo, ma sull’immigrazione non si può certo avere concordia se a decidere la governabilità degli insostenibili flussi migratori sarà sempre e solo lo Stato (senza possibilità di rifiuto da parte di Comuni e regioni) con la sua forse ‘dittatoriale’ adesione alle porte aperte illimitate che fino ad oggi hanno creato e continuano a creare conflitti e frustrazioni tra la popolazione costretta a convivere con quartieri ghetto dove accade di tutto. Sorprendente oltre che utile alle ragioni del si è stata la posizione di Flavio Tosi, esponente del centro destra che con la lega di Salvini ruppe per questioni di candidature e che a Porta a Porta ha affrontato con molta moderazione tutti gli aspetti positivi del referendum, tenendo presente il bene dell’Italia e del suo futuro particolarmente quel futuro in cui a fare la differenza sarebbero gli investitori stranieri di cui il paese ha estrema necessità.

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Intanto, in questa lunga battaglia tra il si e il no, in extremis, quando il giorno del discusso referendum day è già alle porte, ci sarebbe ancora un margine di ‘salvezza’ per l’Italia visto che alcuni quotidiani internazionali, ‘Financial Times’ per citarne uno e altri illustri politici d’oltre oceano ne hanno predette troppe di sciagure nell’eventualità di un esito negativo del referendum costituzionale proposto appunto dal Governo Renzi. In verità, anche gli Stati membri più rappresentativi dell’Unione non nascondono i timori che una sconfitta referendaria sulla Costituzione possa determinare una più celere disgregazione della stessa Unione, prevedendo addirittura una possibile uscita dell’Italia dall’Euro come dice ancora il ‘Financial Times’. Quanto reali siano questi timori non lo si può giudicare se non dopo che i cittadini avranno votato.

Non si può negare che le critiche più dure da parte delle opposizioni alla riforma hanno riguardato, per massima parte, le modalità di elezione dei 95 senatori che come più volte discusso nei vari talkshow, verrebbero eletti non direttamente dal popolo ma dai consigli regionali, cosa questa che ha scatenato le forze più estreme decise a difendere la democrazia anche in questa fase di rinnovamento del senato.

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Ma su questo punto Matteo Renzi rassicura i cittadini perchè, prendendo atto del clamore che le modalità di elezione dei senatori, hanno suscitato, (nonostante l’aspetto positivo della riduzione di 315 senatori) ha già stabilito che la proposta di Vannino Chiti e Federico Fornaro, rispettivamente ex ministro e senatore del PD, presentata il 10 ottobre scorso, di modificare le procedure di elezione dei senatori previsti nella riforma, sarà da lui garantita in caso di vittoria del si. Il nuovo disegno di legge dovrebbe quindi finalmente superare uno dei punti più critici della riforma, contestato da diversi partiti politici ma anche da liberi pensatori, ovvero, la elezione dei senatori da parte dei Consigli regionali. Questa proposta sarà discussa, e Renzi se ne fa garante, se il referendum sulla riforma dovesse passare con i numeri sufficienti per una legittima vittoria finale. L’ostacolo dunque, su ciò che le opposizioni considerano una norma lesiva della democrazia, verrebbe eliminato grazie alla nuova proposta Chito. Fornaro che attribuirà il potere di scelta dei senatori ai cittadini e non più a gruppi ristretti di dirigenti di partiti e movimenti. Nella riforma infatti, il comma 6 rimanda a una legge che regolamenti il procedimento delle elezioni per i senatori.

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Infatti, come si legge nel sito https://www.unita.tv/focus/cosa-prevede-proposta-legge-fornaro-chiti-elezione-nuovo-senato/],la legge a cui si fa riferimento sarebbe proprio la proposta Fornaro/Chiti. Il territorio della Regione viene suddiviso in tanti collegi quanti sono i senatori da eleggere: in ogni collegio può essere presentato un solo candidato per ogni lista regionale. Nel caso delle regioni che eleggono un solo senatore, il collegio corrisponde all’intero territorio regionale. In pratica, il giorno delle elezioni regionali i cittadini dovrebbero ricevere due schede: la prima per la elezione e per il rinnovo dei Consigli regionali e del nuovo Presidente della Regione, la seconda per scegliere i senatori assegnati a quella Regione. Ogni genere non potrà essere rappresentato in non più del 60% delle candidature. Il ruolo di senatore-consigliere regionale – con l’unica eccezione del Presidente della Regione – sarà incompatibile con incarichi di giunta, nell’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e delle Commissioni. ” Di seguito un breve riepilogo della Riforma.

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La Riforma cancella il BICAMIRALISMO PARITARIO cioè a dire che il rapporto tra Governo, il controllo del suo operato e la sua funzione politica saranno di competenza della sola camera costituita da 630 membri.

Il SENATO composto da 95 senatori avrà la funzione di rappresentare gli enti e le istituzioni territoriali . La durata dei senatori eletti coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati espressi. Il Senato potrà formulare proposte di modifiche, che saranno poi esaminate dalla Camera; può anche richiedere alla Camera, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, di procedere all’esame di un progetto di legge. Inoltre, i senatori mantengono il loro potere di iniziativa legislativa, ma, tranne i disegni di legge ad approvazione bicamerale, tutti gli altri vengono esaminati alla Camera. A quest’ultima è attribuita la competenza di deliberare lo stato di guerra, a maggioranza assoluta, e di adottare la legge che concede l’amnistia e l’indulto, tramite maggioranza qualificata richiesta dalla Costituzione. La Camera è inoltre competente ad autorizzare la ratifica dei trattati internazionali, ad eccezione di quelli relativi all’appartenenza dell’Italia all’Ue, che rientrano tra i casi di approvazione bicamerale.

La Riforma MODIFICA IL TITOLO V della Costituzione con competenze ripartite tra Stato e regioni; Viene introdotta la ’clausola di supremazia’, in base alla quale la legge statale - su proposta del governo - può intervenire quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale

LA FUNZIONE LEGISLATIVA cambia. Per alcune leggi saranno competenti i due rami del Parlamento secondo indicazione della costituzione. Tutte le altre leggi sono approvate dalla sola Camera dei deputati.

I TEMPI PER l’approvazione delle leggi devono rispondere a tempi certi di massimo 70 giorni con altre eventuale proroga di 15 giorni.

L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – viene attribuita al parlamento . Viene modificato il quorum per l’elezione del Capo dello Stato, prevedendo che dal quarto scrutinio sia necessaria la maggioranza dei tre quinti dell’Assemblea e, a partire dal settimo scrutinio, della maggioranza dei tre quinti dei votanti.

LE PROVINCE SONO ABOLITE

IL REGIONALISMO DIFFERENZIATO - L’articolo 116 della Costituzione disegna il cosiddetto regionalismo differenziato. Alle Regioni, possono essere attribuite particolari forme di autonomia a condizione che presentino un equilibrio di bilancio tra le entrate e le spese. Il procedimento non si applica alle Regioni a statuto speciale ed alle Province autonome fino all’adeguamento dei rispettivi statuti.

PARERE PREVENTIVO CONSULTA SU LEGGE ELETTORALE - La riforma introduce la possibilità che le leggi elettorali prima della loro promulgazione possano essere sottoposte al giudizio di legittimità costituzionale della Corte costituzionale presentando, entro 10 giorni dall’approvazione della legge, un ricorso motivato da parte di almeno un terzo dei componenti del Senato o di un quarto dei membri della Camera presenti..

QUORUM DIFFERENZIATO PER VALIDITA’ REFERENDUM - Cambia il quorum per la validità dei referendum abrogativi, non più l’attuale 50 per cento degli aventi diritto ma la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera, nel caso in cui la richiesta sia stata avanzata da 800.000 elettori. Vengono introdotti nell’ordinamento i referendum propositivi e di indirizzo, che dovranno essere disciplinati da un’ulteriore legge costituzionale.

FIRME E TEMPI CERTI PER LEGGI POPOLARI - Viene elevato da 50mila a 150mila il numero di firme necessario per la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare da parte dei cittadini.

Viene eliminato il CNEL – ( Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro).

Quale che siano i risultati del referendum, rimane evidente che la Democrazia vincerà comunque perché senza di questa non ci sarebbe stato alcun referendum.

Elena Quidello

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