IN ITALIA, IL 70% DEL PATRIMONIO CULTURALE MONDIALE

Non siamo mai riusciti a diventare una potenza culturale viva

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L’Italia, questo incredibile Paese, dove vi sono le radici della civiltà, del pensiero, dell’arte, del bello, che hanno determinato la crescita dell’umanità, questo Paese che possiede circa il 70% del patrimonio culturale mondiale, non è mai riuscita a diventare una potenza culturale viva, né a mettere a frutto l’immenso capitale che possiede. Per questo è urgente prendere coscienza di questo valore e dare un forte segnale di cambiamento, attivare, quindi, un piano rivoluzionario, per avviare finalmente delle politiche culturali coraggiose.

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La cultura, si sa, è un eccellente strumento di conoscenza e di formazione, può essere anche produttrice indiretta di reddito e diventare la pill nobile delle risorse economiche del nostro Paese, portando avanti, nel contempo, la grande lezione della tradizione italiana. C’è oggi bisogno, credo, di una programmazione culturale-politica che impegni persone che già abbiano esperienze positive nei loro raggi di competenza e quindi di azione.

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In Italia, penso, ci sia bisogno di un coordinamento rigoroso, anche se generoso, tra progettazione culturale e spesa per la cultura con una proiezione di produttività dell’azione culturale. Ossia Ie persone, dai vertici alle varie ramificazioni, devono lavorare e fondare un nuovo liberismo senza improvvisazioni ma raccordando Ie esperienze di settore con il risultato da raggiungere nell’interesse globale del futuro italiano ed europeo in un mondo verso nuove risorse, capacita, invenzioni.

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E’ anche urgente attivare un piano per favorire I ‘espressione e la produzione artistica contemporanea, un settore oggi trascurato e assente, ma importantissimo perché non dimentichiamo che la produzione artistica di oggi sarà il patrimonio culturale del domani. E’ risaputo che in genere Ia gestione dei nostri musei e in passivo e Ia ricaduta in termini di Pill e nettamente inferiore a quella dei paesi vicini a noi, sarà opportuno quindi un intervento normativo per consentire autonomia della gestione, amministrativa e finanziaria ai musei pubblici che potranno operare nella valorizzazione del Ioro patrimonio.Sarà anche da vagliare una possibile modifica del Titolo V della Costituzione riguardo alla competenza nella tutela del paesaggio e dei beni artistici e culturali, essendo questa materia con corrente tra Stato e Regioni.

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Andranno cercate, valorizzate ed eventualmente create, sia a livello centrale, sia periferico, le professionalità per elaborare e per gestire una politica culturale che riveli la sua efficacia anche, e soprattutto, nelle ricadute economiche. Da ciò discende la richiede una collaborazione stretta tra politica dei beni culturali e politica turistica e di disporre di manager esperti in turismo e beni culturali. Abbiamo osservato recentemente che in Italia si conferma anche la tendenza, non solo a non investire sui beni culturali, ma tagliarne i fondi necessari ancora essenziali nel settore. Per la tutela e la valorizzazione della cultura considerata un “bene comune” si può anche pensare all’apporto dei privati, a una gestione integrata dei servizi culturali diffusi suI territorio e alia sperimentazione dell’affidamento in concessione ai privati dei musei più in difficolta.

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Considerando anche il quadro negativo sulla fruizione di cultura in Italia (il 39% d’italiani non ha partecipato nel 2013 a nessuna attività culturale) e I’ indice di partecipazione culturale nazionale che ci mette in coda alle classifiche europee, qui a croll are non sono solo lecase pompeiane, crolIano i consumi culturali e la capacita attrattiva dell’Italia sui circuiti internazionali. Ultima cosa: Stato ed Enti Locali dovranno promuovere, e finanziare, in accordo con Ie scuole di ogni ordine e grado, iniziative volte a far conoscere il nostro territorio, Ie testimonianze di quanti I’ha abitato nel passato, Ie opere d’arte, e i musei; quindi i viaggi culturali scolastici possono essere la prima forma per conoscere, difendere e valorizzare il nostro patrimonio artistico, la prima forma di ’politica culturale’. Infatti, non potrà promuovere il suo territorio chi non lo conosce.

Alda Boscaro

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