IN ITALIA OLTRE UN MILIONE DI BAMBINI POVERI

Secondo l’ultimo dossier la povertà in Italia interessa oltre 570mila famiglie

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In Italia oltre un milione di bambini è in condizioni di povertà assoluta, quasi il dieci per cento del totale. Una cifra sconvolgente che è stata riportata nel rapporto Istat 2014 distribuito durante l’audizione sulla legge di stabilità del presidente Giovanni Alleva davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Secondo l’ultimo dossier Istat, il fenomeno interessa 571mila famiglie ed è in aumento: nel 2014 i minori in precarie condizioni economiche sono raddoppiatirispetto al 2011 e triplicati rispetto al 2008, anno di inizio della crisi.

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La povertà è forte soprattutto al Nord e nel Mezzogiorno, in particolare nelle aree metropolitane. Le difficoltà affliggono soprattutto le famiglie di stranieri: vive infatti in condizioni di povertà assoluta oltre un terzo dei nuclei familiari composti esclusivamente da immigrati (il 37,3%), e il 19,8% delle famiglie “miste”. Quindi su un totale di 1 milione e 45 mila minori in povertà assoluta, 430mila sono stranieri. Anche se circa la metà dei minori in povertà assoluta vive al Nord con famiglie composte da genitori stranieri e residenti in aree metropolitane, è il Mezzogiorno che mostra l’incidenza più elevata. Nonostante il calo, la povertà assoluta rimane quasi doppia nei piccoli comuni del Mezzogiorno rispetto a quella rilevata nelle aree metropolitane della stessa ripartizione (5,8%). Il contrario accade al Nord, dove la povertà assoluta è più elevata nelle aree metropolitane (7,4%) rispetto ai restanti comuni (3,2% tra i grandi, 3,9% tra i piccoli).

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"Le aree del Mezzogiorno - scrive l’Istat - si caratterizzano per una consolidata condizione di svantaggio legata alle condizioni di salute, alla carenza di servizi , al disagio economico, alle significative disuguaglianze sociali e alla scarsa integrazione degli stranieri residenti". Nel Mezzogiorno il reddito è più basso del 18 per cento rispetto alla media nazionale, nelle aree interne più povere la differenza sale al 30 per cento. Il che si riflette naturalmente nei consumi: le famiglie residenti al Sud spendono poco più del 70 per cento della media nel resto del Paese. Tanto che oltre un quarto della spesa nel Mezzogiorno è per i beni alimentari, di prima necessità: si arriva a quote del 28 per cento contro quote che nel Centro-Nord si fermano al 13 per cento per i livelli più alti. Infine la quota delle persone in cattive condizioni di salute è del 20 per cento al Sud e del 17,7 per cento nel Centro-Nord.

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Oltre alla provenienza geografica a incidere sul fenomeno della povertà è la numerosità del nucleo familiare: la maggiore diffusione della povertà assoluta si osserva, infatti, nelle famiglie con almeno tre figli. Inoltre, la povertà assoluta riguarda in misura marginale le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza è inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per raggiungere il valore massimo, di circa il 16,2%, tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione. Dati preoccupanti, su cui riflettere. Perché, nonostante l’inversione di tendenza generale della nostra economia, il numero di persone in stato di disagio economico era e rimane abnorme. E rappresenta una vergogna per un paese civile.

Mary Divella

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