IN RICORDO DI JOHN HUME

Muore a 83 anni l’irlandese Premio Nobel per la Pace

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Son sempre i migliori che partono” cantava Jovanotti. Ancora una volta questa frase si dimostra vera, a giudicare “vita, morte e miracoli” della figura che questo articolo intende celebrare. A 83 anni muore John Hume, la cui statura morale è riassumibile in cinque parole: Premio Nobel per la Pace. L’ex leader del Social Democratic and Labour Party fu insignito del prestigioso riconoscimento nel 1998, grazie al suo importante ruolo nei negoziati che portarono all’accordo del Venerdì Santo tra cattolici indipendentisti e protestanti filo-britannici. Fu il punto definito ai Troubles, come venne ribattezzata la guerra civile, durata trenta anni, in una zona dove persero la vita più di 3 mila persone. È doveroso, dunque, ripercorrere le tappe fondamentali di chi ha cambiato la storia del Regno Unito.

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John Hume nasce a Derry il 18 gennaio 1937 e frequenta l’università St. Columb’s College. Sale alla ribalta nel 1968, anno delle lotte per i diritti civili. Tranne che per la leadership del Partito Social Democratico e Laburista (carica dove è stato preceduto da Gerry Fitt e seguito da Mark Durkan), mantenuta dal 6 maggio 1979 al 6 novembre 2001, è sempre stato un “apripista”: è stato il primo deputato del nuovo collegio di Foyle (dal 10 giugno 1983 all’11 aprile 2005) e il primo Europarlamentare per l’Irlanda del Nord (dal 10 giugno 1979 al 13 giugno 2004). “Per il suo impegno nell’accordo di pace per l’Irlanda del Nord e per il suo sforzo nel trovare una soluzione politica nella tormentata provincia”: questa è la motivazione che lo ha portato, insieme a David Trimble (all’epoca leader dell’Ulster Unionist Party, ad essere insignito del Nobel per la Pace.

Ad Hume, infatti, erano riconosciute indubbie capacità di mediare (specialmente quando si trattò di farlo con la controparte unionista di Londra e di rappresentare al tavolo della trattativa dei Troubles l’ala più radicalmente indipendentista), grazie alle quali furono poste le basi per la creazione di un Parlamento e di un governo autonomo in cui indipendentisti e unionisti (gli attuali Sin Fein e Dup) governassero insieme. Belfast, 1998. “Non è esagerato affermare che ora viviamo nell’Irlanda immaginata da Hume – asserisce Colum Eastwood, suo successore alla guida del Partito Socialdemocratico e Laburista dell’Irlanda del Nord – un’isola in pace e libera di decidere il proprio destino”. Gli fa eco Tony Blair, primo ministro britannico durante le mediazioni di ventidue anni fa: “John è stato un gigante della politica, un leader visionario che si è rifiutato di credere che il futuro debba per forza ripete il passato – aggiunge – ha dato un contributo epico alla pace in Irlanda del Nord e verrà perciò giustamente sempre ricordato”.

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Il ricordo più toccante arriva dal suo ex avversario, lord David Trimble, che riconosce i meriti di Hume e non si risparmia una frecciata allo Sinn Fein: “Per tutta la vita John Hume ha esortato la gente a cercare di raggiungere i propri obbiettivi pacificamente, ovvero non con la violenza, ed è per questo che è stato insignito dei tre più importanti riconoscimenti degli sforzi per la pace”. Il riferimento di Trimble è ai premi Ghandi e Martin Luther King, onorificenze non da poco. A cui si aggiunge la cittadinanza onoraria di Palermo. Rimaneva un’ultima sfida intrapresa da Hume, quella del ricongiungimento dell’Irlanda del Nord con la Repubblica d’Irlanda. La questione era rimasta in sospeso, finché la Brexit non l’ha resa nuovamente attuale, per poi venir rinviata a data da destinarsi a causa dell’emergenza sanitaria. Il timore è che possa instaurarsi un nuovo confine tra la parte indipendente e quella britannica, ma la strada tracciata da Hume, se seguita pedissequamente, dovrebbe portare ad un roseo futuro. Quello che lui avrebbe voluto, senz’altro. Buon viaggio, John.

Francesco Bulzis

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