IO HO SCELTO DI VIVERE E NON DI SOPRAVVIVERE!

L’INTERVISTA AD IVAN COTTINI

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Una storia di coraggio ed amore quella del noto ballerino italiano Ivan Cottini, un moderno supereroe che è riuscito, grazie alla sua grande determinazione, a fare della sua vita, non certo semplice, un capolavoro. La sua storia rappresenta un simbolo di rinascita, una battaglia positiva che ogni giorno si trova a dover combattere con la sua insidiosa ed invadente malattia, la sclerosi multipla, ma è anche un messaggio di speranza e di amore ritrovato. Il guerriero Ivan è una di quelle persone che, nonostante tutto e tutti, non si arrende mai, un lottatore, un ribelle ed un sognatore. Ivan non ha ceduto neanche nel 2013, quando appena 27enne scopre una triste verità, si era ammalato. Di certo lo ricordiamo quando, durante le sue esibizioni televisive in programmi come Ballando con le Stelle”, “Amici”, “Sanremo, è riuscito a trasmettere tanta determinazione ed una grande energia facendo emozionare il pubblico. Il guerriero Ivan, oggi il 36enne, qualche giorno fa si raccontava così durante una mia intervista.

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Prima di diventare un ballerino, cosa facevi nella vita?

Ero un fotomodello, posavo per alcune campagne pubblicitarie e sognavo di aprire un’agenzia di moda.

Quando hai scoperto che la tua vita sarebbe cambiata?

Mai avrei pensato di potermi ammalare, ero bello, giovane e forte, ma una sera mi sono addormentato che stavo bene e quando mi sono risvegliato non vedevo da un occhio, avevo difficoltà a reggermi in piedi, non riuscivo a capire cosa stava succedendo al mio corpo. Dopo alcuni giorni ho ricevuto la diagnosi e lì sono letteralmente andato fuori di testa.

Sei riuscito subito a trovare la forza per reagire?

Il primo anno è stato terribile, non mi importava più di nulla, ho perso tanti chili, è stato molto difficile accettare il cambiamento del mio corpo a ventisette anni.

Cosa significa essere un malato di sclerosi multipla oggi?

Fino a qualche anno fa, vedere un malato sorridere, che riesce a fare quello che gli piace era un miraggio ma oggi, grazie ai progressi della scienza si riesce a condurre una vita quasi “normale. La mia vita è sempre comunque un’incognita, ma io la vivo “senza limiti”.

Come si svolge la tua giornata tipo?

La mia giornata inizia molto presto, con l’assunzione di alcuni farmaci e la mia routine di terapie e cure come la logopedia e la fisioterapia. Pranzo intorno alle 11.00, dopo due ore mi alleno nella mia piccola palestra di casa facendomi aiutare da mia madre o da mia sorella. Questo mi crea un grande beneficio per il corpo, agevolandomi nel ballo che adoro. Pratico attività fisica quattro ore al giorno. Il pomeriggio lo dedico interamente alla mia piccola Viola, una bimba di quattro anni e mezzo. La sera, stanco della faticosissima giornata, vado a letto presto.

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Cosa rappresenta per te il ballo?

Io ballo con un muscolo particolare, il cuore; per me rappresenta un grido di superiorità alla malattia. Quando ballo riesco a prendere a calci nel sedere questa malattia che vorrebbe tanto imprigionami. Mi fa stare bene mentalmente e questo mi consente di affrontare ed abbattere qualsiasi muro e qualunque malattia. Per me è la prima terapia, quella più efficace. Io non mi pongo limiti e non conduco una vita da ammalato.

Quando hai deciso di diventare padre?

Ho pensato di diventare padre in un momento particolare della mia vita, quando ho conosciuto la persona giusta che aveva deciso di condividere con me il difficile cammino della malattia. Certo non è stato semplice realizzare il mio desiderio, ho dovuto sospendere le terapie e questo non ha giovato al mio stato di salute. Se dovessi tornare indietro lo rifarei. Quando sono diventato padre sono “guarito”. Questo perché riesco a vedere il futuro con occhi diversi, quelli di un padre, che deve stare bene per la sua piccola. Fare il padre è difficile perché è un bene che devi conquistarti tutti i giorni.

Tu sei un esempio di vita per tante persone che si trovano nella tua stessa condizione. Da dove prendi tutta questa forza?

I miei punti di forza sono mia figlia e la voglia di vivere una vita da persona normale, con la consapevolezza di quello che ho, perché la vita è bella e va vissuta da protagonisti sempre, anche se seduti su una carrozzina e malati.

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D: Chi è Ivan Cottini oggi?

R: Io oggi sono una persona molto diversa da quella che ero prima di ammalarmi. Ho una grande sensibilità e cerco sempre di mettermi a disposizione degli altri. Da seduto riesco a vedere molte più cose belle, che prima non riuscivo a vedere.

So che durante il lookdown è finita la tua storia d’amore, che è stato molto dura affrontare la separazione dalla tua compagna specialmente in un periodo così tanto difficile. Oggi avresti voglia di innamorarti?

No, io non credo più nell’amore, perché l’amore prima o poi finisce. Io sono sempre alla ricerca di emozioni che mi scaldano il cuore e non smetterò mai di farlo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente sto scrivendo un libro dove racconto la mia storia, tanti aneddoti particolari della mia vita e tante sofferenze mai raccontate mettendomi letteralmente a nudo. Lo definirei quasi una “terapia delcuore”, mi sta aiutando molto.

Puoi darmi qualche anticipazione?

Sembra quasi un “Decamerone 2.0”, parlo della mia sessualità durante la malattia, la sessualità di un disabile.

Se dovessi fare un appello alle autorità, cosa chiederesti?

Chiederei la possibilità di poter condurre una vita dignitosa dal punto di vista economico, perché con una pensione di soli 300 euro, senza l’aiuto della mia famiglia, non riuscirei ad andare avanti.

Oltre al libro hai un altro sogno nel cassetto?

Quello di riuscire a ballare ancora una volta sul palco del teatro “Ariston di Sanremo”. Mi sto preparando per dare, ancora una volta, il meglio di me per poi ritirarmi definitivamente dalla scena dando l’addio alla danza.

Ivan Cottini è diventato un simbolo per chi combatte strenuamente per realizzare i propri sogni, anche quando la vita ti mette i bastoni di traverso. E’ la dimostrazione vivente di come la grande forza di volontà e l’attaccamento alla vita possono fare la differenza.

Anna Di Fonzo

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