IRAN: CAMBIO NELLO SCENARIO INTERNAZIONALE?

Mentre proseguono le proteste nel Paese

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cms_27638/0.jpgNon si placano le proteste contro il regime ultraconservatore iraniano di Ebrahim Raisi. Dopo più di una settimana di scontri e tensione, la situazione non sembra placarsi. L’Iran è piombato in una sorta di guerra civile quando Mahsa Amini, 22enne di origine curda, è stata arrestata dalla polizia a Teheran in quanto rea di non indossare il velo in testa, obbligatorio in Iran per tutte le donne. Dopo essere stata portata dagli agenti in una delle centrali di polizia della capitale, Mahsa è morta in circostanze ancora adesso misteriose. Dalla notizia del decesso, a Teheran prima e in tutto il Paese poi, sono partite proteste e sommosse, ed in alcuni casi donne per la strada che hanno tolto il velo tradizionale sfidando i divieti. Al di là dei misteri ed incongruenze sul decesso di Mahsa Amini, le proteste non riguardano soltanto la morte della ragazza, bensì un malumore popolare in seno da alcuni anni. L’Iran versa in una situazione difficilissima, frutto delle sanzioni imposte e della crisi internazionale, che hanno portato a crisi economica durissima. A pagarne le conseguenze è stato tutto il ceto medio iraniano, e le fasce più povere e basse della società. Così, la morte di Amini, ha innescato un effetto domino in tutto il Paese, da Teheran passando da Mashad, Kish e a Tabriz, con decine di migliaia di protestanti in grado di paralizzare intere aree delle città e continui scontri con le forze dell’ordine.

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Sulla questione è intervenuto anche il presidente iraniano Ebrahim Raisi, dichiarando un approccio verso le manifestazioni e manifestanti con più "con durezza", aggettivando i manifestanti, anche, come "rivoltosi che disturbano l’ordine e la sicurezza nel Paese". A fare seguito alle parole di Raisi, è intervenuto anche il ministro dell’Interno, Ahmad Vahidi, che da parte sua ha detto che i manifestanti "seguono gli Stati Uniti e i Paesi europei e i controrivoluzionari con il fine di creare disordine e distruzione nel Paese". Il ministro ha rilasciato anche qualche battutasul bando ad Internet instaurato nel Paese a seguito delle rivolte, dicendo che l’utilizzo, oltre che della rete, di Whatsapp e Instagram continuerà fino alla fine delle proteste. Nella giornata di sabato, per esempio, è stato messo al bando anche Stalink, l’internet satellitare di Elon Musk. Ormai la situazione in Iran può considerarsi precipitata. Il regime reprime con violenza e sangue le proteste in piazza da oltre 9 giorni, e le vittime sono destinate sicuramente a salire. Le vittime non sono solo manifestanti bensì anche poliziotti. Tanti sono i tristi numeri che arrivano da questa settimana di violenze. La polizia iraniana ha segnalato 739 arresti, tra cui 60 donne nella sola provincia di Guilan. Secondo fonti dell’opposizione al governo ed alcune ONG, sono morte almeno 50 persone, mentre per il regime 35.

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Dall’altra parte della barricata, intanto, decine di migliaia di iraniani proseguono nelle loro manifestazioni, consci nel del pericolo che corrono. Ad accentuare un contesto già di per sé critico, è arrivata anche la notizia della morte di Hadit Najafi, ragazza simbolo delle proteste di questi giorni, grazie alla viralità di alcuni suoi video in rete. È difficile in questo momento prevedere come si evolverà la situazione. La certezza è che queste manifestazioni sono tra le più violente e massicce degli ultimi anni in Iran, e qualcosa sicuramente cambierà. Le proteste di questa settimana danno però anche un ulteriore spunto di riflessione su più ampio raggio, che sconfina dall’Iran. Se da un lato il regime di Ebrahim Raisi sta certamente vacillando, causa le difficoltà economica, arretratezza nei campi sociali, fondamentalismo religioso ecc., a livello globale ed internazionale l’Iran fino a questa estate godeva di una posizione abbastanza buona. I continui colloquio per il nucleare con l’UE e Stati Uniti, i dialoghi con l’Arabia Saudita e altri Stati della regione per il riavvicinamento e la guerra Ucraina con annesso avvicinamento a Mosca, erano tutti motivi per l’Iran di poter esercitare un ruolo chiave nello scacchiere geopolitico. Le proteste e la conseguente certezza che la Nazione versa in una situazione critica, hanno nuovamente cambiato questi equilibri. La debolezza del regime ha rimesso l’Iran in una posizione di svantaggio con annesse polemiche e critiche al suo sistema governativo e sociale da un lato, e un ancor più sensibile avvicinamento alla Russia dall’altro. Fin dall’inizio delle proteste è stato immediato ‘l’intervento’ statunitense, con l’allentamento delle sanzioni per aiutare i cittadini ad accedere a Internet, e l’irrigidimento di molti stati verso le richieste iraniane nell’accordo nucleare. Questi segnali preoccupano Raisi, conscio che più le manifestazioni e violenze andranno avanti e più dure e decise saranno le conseguenze che gli altri Stati scaglieranno contro l’Iran.


Riccardo Seghizzi

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