ISRAELE, TRE PROCESSI IN ARRIVO PER NETANYAHU

Autentico salto nel vuoto per il governo anti-Bibi, che accumula troppe distanze dai leader

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12 anni, un’autentica eternità. Tanto è durato il governo di Benjamin Netanyahu in Israele. Un’epoca che sembra prossima a chiudersi, segnando un punto di cesura nella storia israeliana. Dopo un accumulo di dubbi e di tentennamenti, a maggior ragione per l’operazione militare a Gaza delle ultime settimane, Natfali Bennet ha annunciato la costituzione di un governo di unità nazionale. Il leader del gruppo Yamina (“A destra”) ha indicato come suo partner Yair Lapid, leader della formazione di centro Yesh Atid (“C’è un futuro”). Questa prospettiva, tuttavia, dà adito a numerosi malcontenti interni, generati principalmente dalla quasi totale impossibilità nel capire quale direzione politica Israele voglia prendere. Amichai Chikli, parlamentare di Yamina, non si fa problemi nell’accusare Bennet di “aver violato le sue promesse, cioè la base della democrazia”. Dove il termine “promessa” va inteso letteralmente, con riferimento alla sua iniziale non volontà di allearsi con Lapid. Le medesime accuse arrivano anche da Netanyahu all’indirizzo dei suoi avversari, definiti traditori del loro elettorato e tacciati di essere mossi solo e unicamente dalla sete di potere. Appare chiaro, infatti, come il nuovo governo sia tenuto in piedi da un crescente astio nei confronti del premier uscente. Governo che, secondo Lapid, “verrà formato in un paio di giorni”.

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A nessuno verrà chiesto di rinunciare alle proprie idee, ma tutti dovranno posticipare la realizzazione di alcuni dei loro sogni – asserisce Bennet nella serata di domenica – ci concentreremo sul possibile, anziché discutere dell’impossibile”. Nel caso in cui il dialogo di Lapid con il presidente Reuven Rivlin dovesse andare a buon fine, il leader di destra assumerebbe l’incarico di primo ministro fino al 2023. Lapalissiano sottolineare come il suo successore sarebbe lo stesso Lapid per i restanti due anni del mandato, in un accordo di rotazione già stabilito in precedenza.

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Il giornalista Barak Ravid, riportato dal Fatto Quotidiano, evidenzia come questo esecutivo sarebbe il più eterogeneo della storia israeliana. E se dovesse essere effettivamente formato, anche il più conflittuale: scontri tra destra liberista e destra religiosa sulla politica economica, diverbi tra nazionalisti laici e religiosi sulle politiche sociali, sulla gestione del dopo CoViD-19 e sui limiti della sovranità israeliana. In ultimo, ma non meno importante, conflitti sulla gestione del dossier con tutte le informazioni riguardanti l’affaire Gaza e gli insediamenti. Allargando poi lo sguardo ad una visione più globale, il rapporto tra Bennet e il presidente statunitense Joe Biden rimane una grande incognita. Israele sembra voler diventare, dunque, una grande famiglia ma disfunzionale.

Francesco Bulzis

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