ITALIA, A PROPOSITO DI CORRUZIONE

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Etica, integrità, trasparenza, legalità. Sembrano questioni che non ci appartengono. Non più. Da tempo ormai. L’Italia è appena finita (di nuovo, dopo Expo e Mose) sulle prime pagine di tutti i giornali per la cupola mafiosa romana di imprenditori e politici.

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Roma è sotto inchiesta. Il Partito democratico di Roma è stato commissariato, la regione Lazio ha bloccato tutte le gare d’appalto, in Campidoglio si pensa a una giunta d’emergenza con dentro il M5S per allontanare il rischio di scioglimento del comune.

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Si parla di “Mafia Capitale”. Una mafia che nasce a Roma, è armata e sostenuta perfino da una filosofia criminale, quella denominata del “mondo di mezzo” da cui prende anche il nome dell’inchiesta. Rifiuti, campi Rom, Metro C, solo per citare alcuni degli interessi in gioco. Regna il caos, proliferano malaffare e corruzione, la quale ultima, ahimè, ha profonde implicazioni sul buon andamento della pubblica amministrazione e sullo sviluppo economico e sociale tanto auspicato.

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L’Italia è uno dei paesi più corrotti del mondo. E’ questo il risultato dell’ultima classifica della corruzione percepita secondo il Corruption Perception Index 2014 di Transparency International che riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo. Anche se stabile in classifica, l’Italia è prima per corruzione tra i paesi dell’Ue. Agli estremi opposti della classifica troviamo da una parte Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia (i paesi meno corrotti), e dall’altra Sudan, Corea del Nord e Somalia (le nazioni più corrotte al mondo). Cresce invece la corruzione in Cina e in Turchia e aumentano le difficoltà di alcuni Paesi emergenti a contrastare le attività illegali.

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Transparency stila una classifica di 178 paesi sulla base di un coefficiente da 0 a 100, facendo riferimento a pareri di esperti di alcune organizzazioni, tra cui Banca Mondiale, Banca africana per lo sviluppo, Fondazione Bertelsmann. E il nostro Bel Paese occupa, come nel 2013, la 69esima posizione al pari con la Romania. Questi i dati. E con i dati le amare, dovute riflessioni. Nonostante negli ultimi vent’anni abbiano preso avvio in tutti i paesi democratici strategie e politiche anti-corruzione, rivolte a limitare l’impatto negativo delle pratiche collusive, criminali o comunque illecite, di amministratori e èlites statali e substatali sulle economie e sulle istituzioni e a arginare la crescente disaffezione e sfiducia popolare nei confronti dell’azione pubblica e dell’integrità dei governanti, la distanza tra etica e politica, soprattutto in paesi come il nostro, è cresciuta sconsideratamente e sembra ormai incolmabile.

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L’etica è responsabilità, è rendere conto continuo delle proprie azioni e dei propri comportamenti e l’etica della politica implica sempre la responsabilità dell’esercizio di un potere. Inutile aggiungere che nessuna democrazia può esistere senza un’etica della responsabilità. Altrettanto inutile concludere che nessuna democrazia si realizza nella meschina ambizione privatistica che si manifesta nella triste cronaca della ormai corruzione cronica.

Mary Divella

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