ITALIA MERAVIGLIOSA

Faenza, la città dei Manfredi

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Faenza si trova in provincia di Ravenna è una città nota per le sue ceramiche, famose in tutto il mondo. È la città dei Manfredi, a volte scacciati e poi ripresi, che tennero comunque la città dal 1313 al 1501, anni di guerre che sconvolsero la Romagna.

Faenza fu quasi sempre guelfa, ciò la condusse ad un’accesa rivalità con la ghibellina Forlì. Nel 1356 il cardinale Egidio Albornoz, con l’esercito papalino conquista la città. I legati della Chiesa non erano graditi ai faentini, così scoppiarono delle sommosse.

Il cardinale di Ostia, conte di Romagna, ordinò all’inglese Giovanni Hawkwood (chiamato in italiano l’Acuto), capitano di ventura, di recarsi in questa città.

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Paolo Uccello- Monumento equestre a Giovanni Acuto- Cattedrale di Santa Maria del Fiore- Firenze

Il condottiero entrò in Faenza, col favore della notte, saccheggiò la città, uccise gli abitanti, e commise atrocità indescrivibili. Nessuna pietà: quattromila persone trucidate.

Si dice che due soldati si disputavano una fanciulla la quale, inginocchiata, chiedeva pietà. Sopraggiunto l’Hawkwood, per sedare la contesa, mezza per uno, grida e con un fendente l’uccide.

Questo “prode” capitano rifece la medesima cosa qualche anno dopo a Cesena. A quel tempo Cesena, all’interno delle mura, aveva circa 8000 abitanti. In meno di una settimana non esisteva più nessuno: le fonti, infatti, parlano di 5000 morti, i restanti fuggirono a Rimini o a Cervia.

Eppure, in sua memoria la città di Firenze commissionò il celebre ritratto equestre a Paolo Uccello, capolavoro eseguito nel 1436 e conservato nel Duomo di Firenze, dov’era un tempo tumulato il condottiero. In certi casi, “così passa la gloria del mondo”, non vale, la fama resta tramite il grande affresco che mostra un monumento equestre, eseguito a monocromo, per dare l’impressione di una statua bronzea. Hawkwood, ha il bastone del comando, su un cavallo che tiene con le briglie e la sella, trattenendo la cavalcatura con piglio deciso e di comando.

Cotignola fu il suo feudo, ricevuto dal papa nel 1374, Hawkwood vi fece costruire una torre, ricostruita nel 1972, ed altri sistemi di fortificazione.

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Torre di Acuto- Cotignola - Ravenna

Faenza, dopo l’attacco dell’Acuto, era rimasta deserta; col tempo tornò in mano ai Manfredi. Il ricordo della strage si era appena affievolito, quando nel 1500 arrivò la brama del Valentino, che assediò la città.

Questa era la seconda campagna di Romagna di Cesare Borgia. Tentò invano di avere Faenza per tradimento, non riuscendoci, incominciò a battere le mura con le artiglierie. Il quinto giorno, aperta la breccia, diede l’assalto ma fu valorosamente respinto. Narrano le cronache faentine che in quell’assalto, una fanciulla, Diamante di Bartolomeo Torelli, prese le insegne ad un alfiere che le aveva poste sugli spalti ricacciandolo giù dalle mura.

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Diamante Torelli, resiste sulle mura di Faenza all’assalto del Valentino (dipinto di G. Mattioli)

Tanta fama per il capitano inglese e nulla per Diamante?

“Iulia” Bela è un piatto di ceramica dipinta di Faenza, fine del XV secolo, inizio del XVI.

Le “Belle” sono maioliche sulle quali veniva ritratta una giovane donna, spesso dalla generosa scollatura e riccamente vestita, alla quale l’oggetto veniva dedicato. Solitamente sullo sfondo del ritratto veniva graffito, o dipinto, il nome della fanciulla accompagnato dall’aggettivo “bella”, come Iulia Bela, Maria Bela, Diana Bela.

È un caso che le “Belle” compaiono nella produzione della ceramica proprio negli anni in cui nasce la leggenda dell’eroina Diamante? La raffigurazione della bella Iulia è ben distante dai canoni della bellezza odierna. Ha i capelli neri e ricci che sfuggono da un fazzolettone con fiocco, arancione come la veste e un piccolo scialletto verde a righe nere. Ha il seno prosperoso, che mostra con orgoglio, ma ha un cipiglio e una possanza che rende reale la figura di Diamante.

Una tal stazza di donna poteva bene avere la forza di ricacciare un soldato giù dalle mura. Questa Giulia faentina è ben lontana dalle rinomate ed eteree bellezze di Giulia Farnese, amante di papa Borgia ed immortalata da Raffaello o da Giulia Gonzaga talmente bella che ci fu pure il tentativo di un rapimento per portarla dal sultano Solimano. Giulia Gonzaga oltre che bellissima era colta e irrequieta, rischiò di finire sul rogo per la sua amicizia con personaggi eretici. La nostra bella Giulia romagnola non sarà stata bellissima ma certo aveva un piglio molto deciso… da vera azdora.

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Piatto in maiolica con iscrizione “Iulia Bela”-inizi del sec. XVI-Museo Internazionale Ceramiche Faenza

Paola Tassinari

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