ITALIA. COERENZA CERCASI

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A giudicare da quanto sta trapelando in questi giorni dalla cortina che protegge l’operato politico pentastellato, sembra proprio che il giovane Di Maio abbia deciso di puntare su un esecutivo tecnico.

Del resto, dal palco di Rimini, qualcosa sembrava avesse ansia di venire fuori: “Per noi non esistono figure tecniche o politiche, esistono figure capaci”. La frase, seppur sibillina, è apparsa come un’indicazione.

I ministri saranno dunque quasi tutti esterni, ma occorrerà attendere gennaio o addirittura febbraio per conoscere qualche dettaglio in più. Adesso l’attenzione è incentrata sulle elezioni regionali in Sicilia per le quali Di Maio non si è risparmiato, scendendo in campo in prima persona.

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L’idea di puntare sull’”alto profilo” non è sbagliata, soprattutto alla luce dell’attualità: si ha bisogno di votare per qualcuno di cui fidarsi e un partito che schieri in campo professionisti partirebbe sicuramente avvantaggiato. Va anche detto però che l’esperienza politica conta, giocando un essenziale ruolo di coordinamento. Esso si estrinseca nella capacità di elaborare un progetto, frutto di una visione che contempli la capacità acquisita nell’amministrazione del Paese. Tradotto: ci vorrebbe un leader forte, credibile e competente. Che sappia rappresentare l’Italia, esprimendone anche le aspettative. Ciò trascende “uno vale uno”. In certi ruoli occorre lo spessore personale.

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Se da un lato allora la mossa pentastellata servirà a dare un’immagine credibile, dall’altro rischia di essere superata da un candidato avversario più carismatico in cui la gente riponga maggiore fiducia. L’esperienza negativa romana pesa quanto un macigno. Certo, sarebbe stato impensabile che le cose cambiassero da un momento all’altro, ma la sensazione che si trae da un primo bilancio capitolino è tutt’altro che incoraggiante. Ciò ha prodotto una duplice ed interconnessa necessità: superare la percezione di incapacità e partire con una squadra coesa.

Non sarà un’impresa facile perché prima di tutto si deve badare a porre rimedio a un errore da evitare in politica, ma nel quale il Movimento è inciampato più d’una volta: l’incoerenza. Non è il solo. Basti pensare al cambio di linea della Lega che dal Nord ha esteso il suo campo d’azione a tutto il territorio e che durante il caos catalano non si è peritata, nella figura di qualche suo esponente, dal sostenere l’indipendentismo, in contrasto con una visione nazionalistica propria di un partito che si dice a destra. Alla battaglia ormai proverbiale di Salvini contro la legge Fornero, sostenuta dagli alleati Fratelli d’Italia – AN che invece la votarono. Al viraggio verso il centro destra del Pd renziano.

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Le cose evidentemente cambiano in fretta nel Bel Paese e ciò non agevola gli italiani nelle loro scelte.

Sta di fatto che ora il bisogno primario è quello di far ripartire l’economia come motore trainante. E serve una ricetta nuova e funzionale che non si limiti a copiare idee già proposte e fatte proprie. Magari potessero risolversi i problemi con la sola applicazione di una flat tax...

Vincenzo Fortino

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