ITALO SVEVO E I ROMANZI DELL’INETTITUDINE

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cms_19889/ITALO_SVEVO.jpgItalo Svevo, autore che raggiunge tardi la fama letteraria, punta ad individuare nei tre romanzi Una vita, Senilità e nel più conosciuto, La coscienza di Zeno, la crisi dell’individuo nella società del primo Novecento. Una crisi segnata dalla perdita dell’identità, dall’alienazione e dall’inazione “dell’uomo senza qualità” presente non solo nella tematica sveviana, ma anche nei grandi scrittori mitteleuropei particolarmente attenti a cogliere il declino della società borghese. Trieste, la città di Ettore Schmitz, ai confini dell’impero, era un luogo cosmopolita dove confluivano influenze letterarie europee e risonanze di pensiero filosofico e scientifico, basti pensare a Schopenhauer e a Freud. Questo lo sfondo dell’opera di Svevo e qui si muove lo scrittore, impiegato di banca modello con velleità letterarie, quelle stesse dei suoi personaggi, riuscendo ad avvertire in essi quella malattia immaginaria che li portava a sentirsi diversi dai “sani” e che si manifestava nella debolezza della volontà.

cms_19889/2.jpgIn Svevo la componente autobiografica è complementare alla attività della scrittura. Lui stesso afferma quanto sia fondamentale scrivere per capirsi meglio, con quel realismo critico che, attraverso l’analisi dei tre personaggi centrali, Alfonso Nitti, Emilio Brentani e Zeno Cosini, giungerà nella Coscienza di Zeno all’accettazione ironica della malattia e più ancora alla considerazione che solo i “malati” possiedono la capacità di guardarsi dentro, di ironizzare sulle proprie nevrosi. Queste riflessioni introducono all’ importanza che la conoscenza di Freud e della psicoanalisi hanno avuto sulla scrittura di Svevo. Ma torniamo all’elemento autobiografico nei tre romanzi: Nitti, impiegato di banca come Ettore Schimtz; Brentani, con le sue ambizioni letterarie segrete, così vicino all’autore deluso per i mancati riconoscimenti ai suoi romanzi; Zeno Cosini che si fa psicanalizzare dal dottor S. e Svevo che si avvicina alla psicoanalisi nella maturità...

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La vicenda letteraria di Svevo è piuttosto nota: egli si attendeva la fama soprattutto dai romanzi (la sua attività di scrittore era varia: dalla collaborazione al “Piccolo” alla scrittura di commedie teatrali e di novelle, ai romanzi), fama che invece si farà a lungo desiderare. Il tardivo successo dello scrittore triestino fu determinato poi dall’incontro con Joyce e dall’apprezzamento dell’originalità della sua narrazione. A questo riconoscimento si aggiunse nel 1925 l’articolo di Montale sulla rivista L’esame e successivamente il consenso della critica letteraria francese che lo definirà “il nuovo astro della letteratura italiana “con la pubblicazione nel 1926 di un numero a lui interamente dedicato su una importante rivista critica del tempo. Nasce così il caso Svevo.

Una trilogia, quella sveviana, su cui sono state scritte pagine e pagine. Ritengo utile, più che riassumere la trama dei tre romanzi, proporre la lettura di alcuni brani tratti da essi.

cms_19889/svevo-una-vita.jpgDa “Una vita” (1892)

Egli invece si sentiva incapace alla vita. Qualchecosa, che di spesso aveva inutilmente cercato di comprendere, gliela rendeva dolorosa, insopportabile. Non sapeva amare e non godere; nelle migliori circostanze aveva sofferto più che altri nelle più dolorose. L’abbandonava senza rimpianto. Era la via per divenire superiore ai sospetti e agli odii.Quella era la rinunzia che aveva sognata. Bisognava distruggere quell’organismo che non conosceva la pace; vivo avrebbe continuato a trascinarlo nella lotta perché era fatto a quello scopo. Non avrebbe scritto ad Annetta. Le avrebbe risparmiato persino il disturbo e il pericolo che poteva essere per lei una tal lettera.

cms_19889/SENILITA.jpgDa “Senilità” (1898)

Quando riuscì a togliersi da quell’abbraccio, la nausea aveva distrutta in lui qualsiasi commozione. Non sentì alcun bisogno di continuare la predica incominciata e se ne andò dopo aver fatto una carezza paterna, indulgente alla fanciulla, che egli non voleva lasciare afflitta. Un grande tristezza lo colse quando si trovò sollo sulla via. Sentiva che la carezza fatta per compiacenza a quella fanciulla segnava proprio la fine della sua avventura.

Egli stesso non sapeva quale periodo importante della sua vita si fosse chiuso con quella carezza. Lungamente la sua avventura lo lasciò squilibrato, malcontento. Erano passati per la sua vita l’amore e il dolore e, privato di questi elementi, si trovava ora col sentimento di colui cui è stata amputata una parte importante del corpo. Rinacque in lui l’affetto alla tranquillità, alla sicurezza, e la cura di se stesso gli tolse ogni altro desiderio.

cms_19889/la_coscienza.jpgDa “La coscienza di Zeno” (1923)

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

Carla Malerba

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