IVAN CATTANEO, ARTISTA SPIRITUAL PUNK

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Questa volta sono andata a scartabellare negli archivi storici dello spettacolo, per presentarvi un personaggio conosciutissimo nel mondo musicale, soprattutto negli anni 80. Si tratta di Ivan Cattaneo, artista poliedrico e multiforme che pare aver trovato - tra le altre cose - l’elisir di lunga vita e dell’eterna giovinezza.

Anche i meno giovani ricorderanno il celebre brano “Una zebra a pois”, come pure i suoi look eccentrici e coloratissimi, “vittime” volontarie del punk londinese degli anni Settanta.

Non tutti, invece, sanno che è un pittore affermato, la cui vocazione artistica è addirittura antecedente a quella musicale.

Vi presento quindi un Ivan Cattaneo inedito: il cantante-pittore “spiritual punk”.

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Ivan Cattaneo - ieri e oggi

Classe 1953, non si sa per quale magica alchimia il tempo gli sia scivolato addosso. Ma il segreto non rimarrà tale a lungo, perché ce lo rivela lui stesso: “La giovinezza non è una questione di volto, perché uno può fare tutti i lifting che vuole ma rimane quello che è. Giovinezza è l’atteggiamento che si ha verso la vita, lo spirito con cui la si affronta. Io ho avuto sempre un approccio molto infantile e questa cosa mi ha salvato. Quando, a New York, incontrai Andy Warhol, ebbi l’impressione di trovarmi di fronte a un bambino. Per esempio, lui aveva una parrucca ma non la usava per coprirsi: la metteva tutta di traverso, ci si divertiva. E questo fatto mi impressionò perché, pur essendo un uomo straordinariamente intelligente, non aveva perso il gusto di giocare con la vita”.

Chiaramente, qui Ivan non si riferisce agli atteggiamenti puerili dei bambini ma alla loro innocenza, al loro stupore, all’entusiasmo ogni giorno rinnovato di mordere l’esistenza. Il suo amore per la musica nasce proprio in questo clima.

Era ancora giovanissimo - aveva 12 anni - quando inizia a cantare. Con la forza prorompente della sua giovane età e di una visione proveniente da altrove, sfonda la dura scorza del guscio in cui si sente imprigionato. Una strada irta di ostacoli e di percorsi falliti che rivela essere stati provvidenziali al perseguimento del proprio percorso. Doveva seguire la SUA strada e quella di nessun altro, qualunque fosse il prezzo.

All’età di diciotto anni conosce Nanni Ricordi, il produttore discografico che inventò il termine “cantautore”, con il quale incise i suoi primi tre album. Furono anni felici per lui perché gli lasciava fare tutto quello che voleva. Ricordi fu un uomo di larghe vedute, un libero pensatore che sapeva riunire i più disparati linguaggi artistici: non era raro, infatti, che nel suo salotto si riunissero attori, cantanti, pittori, direttori d’orchestra, in un pot-pourri artistico che arricchiva tutti.

Ivan ricorda un episodio: “Avevo 21 anni quando, una sera, Nanni Ricordi andò alla Scala senza portarmi con se. Rimasi a casa sue e mi addormentai finché, ad un certo punto, sentii un trambusto in cucina. Feci capolino e Nanni mi disse: «Vieni, fai sentire ai miei amici come canti». Mi trovai di fronte Leonard Bernstein e Maria Callas! Cominciai a canticchiare tremando, mentre la Callas rideva a più non posso, imitando i miei gorgheggi. Mi vergognavo da morire ma fu un’esperienza bellissima che non dimenticherò mai”.

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“Nord Sud Oriente Occidente” by Ivan Cattaneo

Ma di Ivan Cattaneo cantante ne hanno parlato in tanti, forse in troppi, per cui preferisco scavare più a fondo per vedere se mi riesce di andare oltre. Almeno un po’.

Nella vita di Ivan, musica e pittura sono sempre state un binomio oppure una è consequenziale all’altra?

“Ho iniziato prima con la pittura - afferma. I professori delle medie, riconosciuto il mio talento, mi hanno incoraggiato a frequentare il Liceo artistico, cosa che ho fatto, diplomandomi con il massimo dei voti. Avrei potuto continuare la carriera artistica, insegnando nei licei ma, essendo una testa calda, sono partito per Londra a conoscere tutti i grandi personaggi musicali dell’epoca: David Bowie, Cat Stevens eccetera. Sono andato una prima volta nel 1971, poi sono tornato nel 1977 quando era appena esploso il punk. Una volta tornato in Italia, l’ho buttato tutto addosso - oltre che a me stesso - a una ragazzina che andava a Sanremo, di nome Anna Oxa”.

È sconcertante ed adorabile ad un tempo la semplicità con cui saltano fuori nomi che sono stelle nel firmamento musicale. Il pregio di Ivan è quello di riuscire a farci sentire questo “cielo” molto, molto vicino.

Icona pop della musica, Ivan Cattaneo lo è anche nell’arte, per questo suo uso dei colori, del collage, che lo avvicinano molto a uno Schwitters picassiano rivisitato.

Le sue opere sono riconoscibili. Mi hanno colpita tantissimo anche per la visione un po’ frammentaria dei volti. Spesso Ivan, su un volto informe, applica pezzi di occhi, di naso o di bocca che sembrano venire da altrove, fino a creare una nuova identità da più identità.

“Vale la pena di spiegare un attimo la mia arte - racconta. Si tratta della pittura che si rimangia ed ha una rivalsa sulla fotografia, affinché l’uomo torni ad essere non più prosa ma poesia. Ed è quello che fanno in certi riti religiosi le popolazioni Huli in Papua Nuova Guinea e gli Hanomami in sud America. Questi indigeni si colorano il viso, mettono le piume, insomma, usano l’arte per ricostruire la loro immagine. Certo, lo fa anche la “segretaria perfettina” quando si trucca per rendersi accettabile alla Società, anche se in maniera molto più “civile” ed edulcorata. Queste popolazioni, invece, lo fanno in modo più incisivo e potente, perché vi includono un sentire religioso. È ciò che faccio anch’io nei miei dipinti. Ecco che questi occhi - che sono il fil rouge di tutti i miei quadri - vengono rimangiati, riassorbiti da volti pittorici che non sono più né uomini né donne, che non hanno sesso come gli angeli ma appartengono al mondo dei sogni”.

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“Zip_Lip” e “Baffabaffa” by Ivan Cattaneo

Si cela dunque della spiritualità dietro queste opere pop che possono, diciamocelo pure, scioccare non poco. Non solo per l’abbinamento dei colori e delle forme - fondamentali per trasmettere il messaggio - ma anche e soprattutto per quegli occhi che ti penetrano nell’anima, cavandone fuori tutti gli scheletri.

“Il colore è tutto e niente perché, alla fine, nella vita di tutti i giorni mi vesto sempre di nero! - spiega. Ad ogni modo per me il colore è arte perché è quello con cui mi posso esprimere, dare un’emozione vera. Anche la forma è importantissima, per come la assembli e la crei. Personalmente non amo le forme troppo elaborate di genere barocco, mentre mi interpellano quelle stilizzate, sul genere delle sculture africane che ispirarono il cubismo a Picasso. Mi piacciono perché vi riconosco una sintesi veramente formale, molto rivoluzionaria ancora oggi. Quanto alle bocche e agli occhi devo fare un appunto. Alle prime, ultimamente ho un po’ rinunciato perché, tutto sommato, sono un elemento molto carnale e terreno, che si fa con poco. Gli occhi, invece, sono davvero lo specchio dell’anima ed hanno tutti questi riflessi che li fanno assomigliare a delle galassie”.

Delle galassie nel cielo della nostra anima, questo è chiaro a tutti, anche agli gnostici e ai non credenti.

Scopriamo, qui, un lato estremamente spirituale di Ivan Cattaneo. Un lato delicato e sconcertante ad un tempo perché, rammentiamolo, anche se siamo nel mondo non siamo del mondo. E viceversa.

Quando parlava degli Huli e degli Hanomami, ciò che intendeva sottolineare era come il colore e la materia fossero funzionali al rito religioso. È un modo in cui la natura si riappropria del volto umano, del corpo umano. La natura è, di per sé, arte assoluta. Quando siamo nella natura siamo in armonia, in caso contrario siamo disarmonici. Ivan la chiama CI-VILTÀ, ovvero la viltà di non vivere dentro la natura., poiché essa è l’anima di tutte le cose.

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“Animo” by Ivan Cattaneo

A proposito di anima, Ivan Cattaneo è legato alla figura di Osho, che è stato il suo maestro per molti anni.

“É stato un grande filosofo, un grande religioso, una persona che mi ha insegnato molto - racconta - ma ad un certo punto i maestri vanno abbandonati perché se guardi il sole e un’altra persona si mette di mezzo, altera la tua visione”. Quindi è importante avere una guida ma poi bisogna proseguire con la propria anima, con la propria intuizione spirituale.

In buona sostanza bisogna rimanere se stessi, ma per fare ciò bisogna conoscersi e, per conoscersi, bisogna amarsi. Si scoprirà - come ben diceva Osho - chenon c’è molta differenza tra un idiota e un illuminato, perché entrambi si stupiscono di tutto e guardano le cose come se non le avessero mai vista prima. Con una differenza sostanziale, però: la consapevolezza. “Sembra facile ma è difficile - sospira - perché l’uomo è spesso interferito, bombardato con milioni di messaggi e da milioni di sogni. Ho scritto una poesia dove dico: «Dio proteggimi da tutto ma soprattutto dai desideri», perché sono questi che ci distraggono dalla vita vera.”

Dopo una lunga assenza, Ivan Cattaneo è tornato alla musica, pur continuando - con grande successo - l’attività pittorica.

Dal 2019 è testimonial ufficiale dei City Angels.

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

L’articolo è pubblicato su “International Web Post” che, nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani, si fa portavoce della partnership tra un magazine di informazione internazionale e una libreria storica unica nel suo genere.

#socialtvlbocca

Dove trovare Ivan Cattaneo:

https://www.ivancattaneo.it

Simona HeArt

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