I 50 ANNI DALLA MISSIONE APOLLO 14

L’ultima delle Missioni H

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Il 4 Febbraio di quest’anno si sono festeggiati i 50 anni dall’allunaggio dell’Apollo 14, avvenuto nel 1971: la terza missione ad allunare sulla superficie, ma la prima a mettere piede sugli altopiani lunari. La missione sarebbe in realtà dovuta partire l’anno prima, ma fu posticipata a seguito delle indagini sul disastroso fallimento dell’Apollo 13 e del conseguente bisogno di apportare modifiche tecniche alla navicella. Il fallimento del precedente lancio fece in modo che l’equipaggio dell’Apollo 14, capitanato dal veterano Comandante Alan Shepard, ebbe la possibilità di allenarsi per 19 mesi (più a lungo di qualsiasi altro equipaggio fino a quel momento) dato che se la missione fosse fallita o se fossero tornati indietro, sarebbe stata la fine definitiva del progetto Apollo. La navicella usata fu anche l’ultima di “tipo H” (ovvero provvista di un modulo lunare molto più leggero e con capacità limitate rispetto allo standard) e consisteva in un modulo di comando “CM-100”, un modulo di servizio “SM-110” ed un modulo lunare “LM-8” soprannominato Antares (come la stella della costellazione dello Scorpione) che gli astronauti avrebbero usato per orientare il velivolo nella discesa sulla terra.

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Questo lancio non è stato sicuramente uno dei più facili in quanto venne rimandato di 40 minuti per condizioni climatiche avverse e l’equipaggio ebbe diversi problemi con il voltaggio delle batterie del modulo, ma dopo 4 giorni di viaggio finalmente giunsero in orbita lunare. Appena messo piede sulla Luna, Mitchell posizionò dei geofoni per permettere agli scienziati sulla Terra di ottenere informazioni sulla composizione della Regolite lunare, mentre sulla via del ritorno gli astronauti collezionarono numerosi campioni e scattarono fotografie dell’area. Dall’allunaggio fino al rientro, tutta la missione fu trasmessa in televisione sulla Terra e si concluse 9 giorni dopo con un perfetto ammaraggio nell’Oceano Pacifico Meridionale, a 1000 chilometri dalle isole Fiji e sotto controllo dalla marina americana.

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Gli astronauti, dopo essere stati soccorsi dagli elicotteri passarono un periodo di quarantena a Houston dove non furono evidenziati sintomi o patogeni extraterrestri. Nonostante gli Stati Uniti non si sentissero più la pressione della “corsa allo spazio” contro l’Unione Sovietica, in quanto il 20 luglio 1969 grazie alla storica missione Apollo 11 riuscirono a raggiungere il traguardo posando il primo piede sulla luna, erano immersi in un contesto di forti cambiamenti dovuti alla “Guerra Fredda”. Infatti dopo quel lancio erano previste altre nove missioni lunari, ma esse subirono un brusco ridimensionamento in quanto le priorità degli Stati Uniti erano cambiate: le misure sociali messe in atto dal presidente Lyndon Johnson e l’inasprirsi della guerra del Vietnam stavano via via assorbendo una quota sempre più grande del bilancio statunitense. Infine, per i politici il programma Apollo poteva già ritenersi concluso dato che aveva raggiunto il suo scopo, e i risultati scientifici successivi non sarebbero bastati a giustificare le spese per le missioni successive, scaglionando quelle rimanenti fino al ‘74.

Francesco Maria Tiberio

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